Castellini a CN24: "C'è una cosa tristissima che mi succede ancora dopo quel Napoli-Genoa. Pensavo che Meret fosse migliorato dal punto di vista caratteriale, mi sbagliavo" | VIDEO

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Autore Marco Lombardi Giornalista Professionista · Social Media Manager e Inviato Speciale

Intervista Luciano Castellini a CalcioNapoli24

“Pensavo che Meret fosse migliorato dal punto di vista caratteriale, invece mi sbagliavo”. Luciano Castellini parla ai microfoni di CalcioNapoli24 ripercorrendo la sua storia al Napoli sia da giocatore che da membro dello staff all'epoca di Diego Armando Maradona. 

Un racconto che Castellini ha fatto nella “Notte dei Leoni” con le Napoli Legends che hanno affiancato al calcio un progetto anche per il sociale: l’evento è infatti legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.
 

Castellini a CalcioNapoli24, l’intervista allo storico portiere

Ultime notizie SSC Napoli - Luciano Castellini si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dall’Hotel Palazzo Esedra, ripercorrendo le tappe principali della sua avventura al Napoli. Di seguito le sue dichiarazioni:

"Vorrei prima fare una piccola introduzione. Mi mette un po' di tristezza essere qui perché capisco di essere invecchiato. Vedo tanti miei ex compagni che sono tornati a Napoli con figli e nipoti. Questa è anche la bellezza di questi eventi. Siamo stati protagonisti in una città meravigliosa e con una società calcistica fantastica. Non so più quale sia quella di oggi ma all'epoca era una meraviglia. Sono uno che non critica mai e che accetta i segni del tempo che passa. Il calcio è cambiato ed è giusto che intervengano i nuovi personaggi. E sono contento quando c'è una società italiana tra l'altro". 

Come andò il tuo trasferimento al Napoli? 

"Ebbi dei problemi fisici al Torino. Non giocai una partita prima di una convocazione dell'italia e da li dissi basta, non volli più giocare per il Torino dopo avergli dato tutto". 

Come fu l'impatto col San Paolo? 

"Non ebbi difficoltà, sapevo di questo pubblico. Dissi ai tifosi: "Io sono un professionista, se sbaglio sono il primo che lo dice. Ma io ce la metterò tutta". E così è stato. Come giocatore qui sono stato benissimo, ho tanti amici qui che sono più amici di quelli che ho al nord dove abito". 

Che ricordi hai di Luis Vinicio? 

"Era uno che ti faceva lavorare tanto, ti dava mentalità. Entravi sempre in campo per vincere con lui, infatti ha lasciato una impronta importante sia come giocatore che come allenatore. Non ho mai considerato un lavoro fare il calciatore. Il mio povero padre mi chiedeva che lavoro facessi, io rispondevo che non lavoravo e che facevo il portiere". 

Quale allenatore ti ha dato di più? 

"Tutti. Vinicio, Marchesi, Di Marzio e tanti altri. Direi che forse chi mi ha dato di più è il pubblico, che mi ha dato tanti stimoli. E non è una frase fatta". 

Che sensazioni avesti la giornata dello Scudetto perso col Perugia? 

"Ho pianto tutta la notte. Fu una giornata veramente triste, ma il calcio è questo. Poi si volta pagina e si va avanti". 

Ci dici la tua su quel Napoli-Genoa del 16 maggio 1982 quando nacque poi il gemellaggio? 

"È una cosa tristissima, pensano che io l'abbia fatto apposta. Io ho solo buttato una palla in corner, non ho fatto niente. Dopo 40 anni mi trovo ancora insulti sui social per quel giorno. Ho sempre fatto il portiere con grande serietà e professionalità, i miei compagni che mi conoscono sanno che non ci fu niente di niente". 

Com'è nato il soprannome "il Giaguaro"? 

"Fu coniato a Torino dal grande giornalista Gianni Brera. Io abito sul lago di Como, mi vide buttarmi in acqua da una roccia e disse: "Te sei come un giaguaro". E da li mi è rimasto appiccicato addosso per sempre". 

Com'era vedere Maradona in allenamento? 

"Era come lo vedevano tutti, in allenamento spesso il divertimento nostro era vederlo. Era come tutti dicono. Avete mai sentito un compagno parlare male di Diego? Ecco. Era una persona di un'umanità incredibile. Diego secondo me è morto sereno, ha vissuto tre vite che noi non vivremo mai. Quando è venuto a mancare fu una giornata molto triste. Mia moglie si sente ancora con Claudia la sua ex moglie. eravamo molto amici in serenità. Diego venne spesso da me a casa sul lago di Como. Una volta mi ricordo che venne a comprare un motoscafo. Io ho un amico costruttore e dopo aver visto questo motoscafo su una rivista l'ha voluto subito comprare". 

Un pensiero sul Napoli attuale

"Sono felice se il Napoli va bene. Non conosco il presidente, ma uno che ha fatto vincere il Napoli, che ha preso allenatori interessanti e ha vinto tanto. Mi sembra ingiusto anche muovere solo un giudizio sul suo conto. Rimango un tifoso degli azzurri, che ha giocato a calcio e sa quali sono le difficoltà di questo mondo". 

Quale portiere dell'era De Laurentiis ti ha colpito di più? 

"Io ho allenato Meret nelle nazionali giovanili, mi ha colpito il fatto che abbia acconsentito a mettersi in gioco con Milinkovic. Non me l'aspettavo, pensavo fosse migliorato sotto l'aspetto caratteriale e di forza. Lui però è un grande portiere. Milinkovic invece non lo conosco bene. De Sanctis anche ha fatto una grande carriera qui. Non mi riesce neanche di dare un giudizio perché i portieri di oggi si offendono se gli fai una critica, e io non voglio offendere nessuno (ride ndr.)". 

Un augurio per il centenario del Napoli

"Non so cosa farà il Napoli per festeggiare, ma se c'è da festeggiare credo che io debba esserci. Ho fatto bene con questa maglia". 

Il ricordo che più ti lega al Napoli? 

"Ho un grande ricordo di Antonio Juliano. Nessuno lo cita mai. Juliano ha creduto in me che ero sulla fine della carriera e mi fece un contratto di due anni perché ero ancora un portiere decoroso. All'epoca era il DS ed ebbe tanto rispetto per me". 

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