Due ritiri estivi, la maglia Marcelo Burlon e il calcio che cambia. E De Laurentiis lo segue...

Editoriale  
Due ritiri estivi, la maglia Marcelo Burlon e il calcio che cambia. E De Laurentiis lo segue...

La crisi economica causa Covid ha, ormai, invaso il mondo del calcio. Tutti, ma proprio tutti, hanno patito la violenza con la quale questo virus ha sconvolto la vita in generale e i diversi settori socio economici. Il calcio è uno di quei settori che riesce a galleggiare per non affondare del tutto: sponsor mancanti a causa della poca visibilita, spettatori assenti e stadi vuoti, oramai la quotidianità è cambiata ed ognuno dà la priorità a ciò che sente. Per cui anche i presidenti delle società di calcio devono inventarsi qualcosa pur colmare il vuoto lasciato dal momento. 

AURELIO De Laurentiis, ad esempio, s'è inventato la storia del doppio ritiro. Prima a Dimaro-Folgarida, poi a Castel di Sangro, per far sì che gli incassi aumentino. Ultima la trovata della nuova maglia da gara in partnership con la Marcelo Burlon, nota marca di abbigliamento internazionale. Sì, perchè domenica, allo stadio Diego Armando Maradona, in occasione di un match che sarà visto in tutto il mondo, Napoli-Inter, farà il suo debutto la nuova maglia Kombat targata Marcelo Burlon che presenterà sotto al collo una fenice, classico simbolo del marchio stesso. Avrà un colore nero con il verde acqua e l'azzurro, insomma non la più classica delle divise.

DIVERSE le critiche arrivate non appena i tifosi hanno avuto modo di vedere le divise già presentate sui social dal club azzurro. La maglia pare non abbia riscontrato chissà quanti pareri positivi proprio per il fatto che non fà minimamente riferimento all'azzurro classico. Però la mossa è stata lungimirante da parte di De Laurentiis che già in passato escogitò la camouflage e la 'jeansata' che ebbero successo in termini di vendita. Brutta? Va bene, ma l'importante è che venga acquistata dai tifosi del Napoli di tutti il mondo e dagli appassionati di alta moda. 

FISSARE l'obiettivo e poi raggiungerlo. A costo di non piacere e di non far piacere a chi sostiene l'azienda prima di tutto, i tifosi. De Laurentiis va per la sua strada, antepone il marketing al parere della tifoseria ed è giusto che faccia così. Il calcio è cambiato in tante, troppe cose, ad oggi è comprensibile che una squadra che da sempre indossa l'azzurro scenda in campo, in una partita importantissima e vista in tutto il globo terrestre, con un qualcosa che con la storia e col calcio c'entra ben poco. Purtroppo o per fortuna...

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