IL GIORNO DOPO la trentaseiesima giornata... la lentezza irritante di López, il 'prospettico' Jorginho e le mortificazioni in provincia
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Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Per il Napoli il turno inizia malissimo. Vincono Roma e Lazio e la zona Champions si allontana. Dopo la disfatta di Kiev, ormai per gli azzurri il raggiungimento di una piazza d’onore è il minimo sindacale. Davvero molto triste per una compagine che si era preposta di migliorare l’andamento della scorsa stagione. La tanto decantata crescita del secondo anno di Benitez non c’è stata. E del resto, dopo il pessimo mercato estivo, non era difficile immaginarlo. Solo gli inguaribili ottimisti hanno continuato a sostenere il contrario. Al cospetto di numeri impietosi, forse anche loro si saranno arresi.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Malgrado il doppio colpo delle due squadre della Capitale, il Napoli è ancora padrone del proprio destino. Atteso da tre gare, Cesena, Juventus e la stessa Lazio, gli basterà vincerle tutte per assicurarsi almeno il terzo gradino del podio. I tifosi esulteranno. La stagione passerà agli archivi come non fallimentare e la proprietà si sfregherà le mani. E il prossimo anno, tutti pronti a sognare ancora. Fino al prossimo De Guzman.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Gli azzurri, seppur a capo di una pessima prestazione, iniziano con il piede giusto il trittico di partite e superano il retrocesso Cesena. Benitez mischia ancora le carte. Formazione stravolta rispetto alla sciagurata trasferta di Kiev. Tra gli altri, si rivedono Mesto, Jorginho e Koulibaly. La novità è Gabbiadini prima punta. Panchina per Higuain e dimenticatoio per Zapata.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Per il Napoli è la prima di tre finali e così andrebbe affrontata. E invece, come da un paio di mesi a questa parte, gli azzurri partono “molli”. In mezzo al campo Jorginho quando corre lo fa a vuoto ( disastroso il suo primo tempo ) e Lopez è di una lentezza irritante. Presenza n°40 in stagione per lo spagnolo. Restiamo convinti che neanche al Genoa e al Torino ne avrebbe messe insieme così tante. Di conseguenza il centrocampo non costruisce e non contrasta. In poche parole, serve a poco. La squadra sistematicamente lo salta con lanci lunghi. La qualità del gioco ne risente e il Napoli non crea niente.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Dopo aver sfiorato il vantaggio con Carbonero, magistralmente imbeccato da Brienza, un ’79 che a centrocampo ha surclassato il ’91 e “prospettico” Jorginho, i romagnoli passano. Pallone ai 20 metri per Defrel, Koulibaly tarda ad “uscire” e il francese ha il tempo di prendere la mira e di centrare l’angolo alla destra di Andujar nell’occasione non esente da responsabilità. Napoli sotto. E quest’anno è una triste consuetudine.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata l’unico a crederci, così come a Kiev, è Mertens. Il belga, rispetto a molti suoi compagni, ha un altro passo. E, in pratica, nel giro di cinque minuti, la ribalta da solo. Prima capitalizza al meglio una palla “sporca” in area bianconera e poi si inventa un assist da spingere in porta per Gabbiadini. Per l’ex sampdoriano, rete n° 8 in campionato da quando è approdato al Napoli. Nel ruolo di prima punta è apparso più a suo agio. Ha sicuramente giocato meno palloni del solito, ma i movimenti nei 16 metri avversari li “sente” eccome. E’ sempre pronto a ben posizionarsi sulle linee di passaggio libere. Poi, purtroppo, il pallone gli è arrivato di rado, ma questo è un altro discorso.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata ribaltato il risultato, la squadra si è nuovamente seduta. Iniziativa lasciata agli ospiti con la speranza di colpirli in contropiede. E sul finire della prima frazione, la beffa. Azione sulla destra di Volta. Tutta la difesa arretra verso la propria porta. Pessimo movimento. Servizio per l’accorrente Defrel. Koulibaly scivola nel fare il contromovimento e il francese realizza la sua doppietta personale. Il duplice fischio che sancisce la fine del primo tempo è seguito da una selva di fischi del pubblico, sacrosanti e meritati, che accompagnano il Napoli negli spogliatoi.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Nella ripresa l’atteggiamento cambia. Il Napoli si “alza”. Se non altro prova ad arrivare primo sulle “seconde palle”. Jorginho indovina qualche passaggio. Lopez li indovina tutti. Ma all’indietro. Meglio di nulla. Koulibaly limita i danni, i suoi. Mesto spinge sulla fascia. Non indovinerà un cross. Ma tutto non si può avere. Dall’altro lato si propone Ghoulam. Spesso impreciso negli appoggi, ma se non altro, con i suoi movimenti, favorisce le giocate di Mertens. E proprio il belga riporta in vantaggio il Napoli. Quasi tripletta per lui.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. La prima è andata. Ma che fatica. Poco importa. Contava vincere per mantenere la flebile speranza di una qualificazione Champions e non archiviare la stagione già da ieri sera. Si è giocato male. Ma anche questo importa poco. Il gioco è spesso e volentieri latitato per l’intera stagione. Impensabile pensare di poterlo trovare negli ultimi minuti di questo campionato. Ora contano solo i tre punti.
Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. La seconda finale sarà contro la Juventus. Poche storie. Bisognerà provare a fare risultato pieno. E magari a mettere dentro chi ne ha di più. Come Mertens che, anche ieri, come a Kiev, è sembrato tra quelli ad avere più benzina di tutti. Malgrado una serie di mortificazioni in Provincia; malgrado con quelli di ieri, siano 47 le reti subite, un’enormità; malgrado un organico di centrocampo da media bassa classifica; malgrado l’equivoco portiere; il Napoli ha ancora la possibilità di salvare almeno il salvabile. E questa possibilità, passa da Torino. I più ottimisti di cui parlavamo all’inizio, hanno sempre sostenuto ( su quali basi poi ), che questa squadra potenzialmente può battere chiunque. Lo dimostrasse almeno una volta. Dalla presa di Torino potrebbe dipendere il futuro del Napoli. E non solo quello prossimo.
Stefano Napolitano

