Ottavio Bianchi: "Solo Ancelotti può salvare la stagione, ma serve anche il supporto silenzioso del club"

Rassegna Stampa fonte : Il Roma
Ottavio Bianchi: Solo Ancelotti può salvare la stagione, ma serve anche il supporto silenzioso del club

Intervista a Bianchi: "Solo Ancelotti può salvare la stagione"

Notizie Calcio Napoli -Meno cinque e si riparte. Dopo la sosta per le Nazionali il Napoli andrà in scena a San Siro dove troverà un avversario in grossa difficoltà come il Milan di Stefano Pioli. Ma bisognerà stare attenti, perché i rossoneri occupano una preoccupante posizione in classifica e hanno assolutamente bisogno di conquistare dei punti preziosi. D’altro canto anche il Napoli necessita di risalire la china, perché la zona Champions dista ben cinque punti. Per avvicinarci ad una sfida tanto importante c’è bisogno di ascoltare chi ha vestito sia il rossonero del Milan che l’azzurro del Napoli. Il riferimento è per Ottavio Bianchi, capace di scrivere la storia ai piedi del Vesuvio. Cinque le stagioni da calciatore e poi, da allenatore, porta il primo Scudetto nella storia del Napoli, lo storico 10 maggio 1987.

Chi arriva meglio alla sfida tra Milan e Napoli? «Entrambe sono in difficoltà, chi in una maniera e chi in un’altra. Di motivazioni ne hanno da vendere. Poi quando si indossa la maglia di certe squadre la voglia di lottare fino all’ultimo viene da sola, al di là della classifica. Sono società importantissime sostenute da un pubblico notevole».

Quanto era importante la sosta in un periodo come questo per entrambe le squadre? «Molto importante per ristabilirsi. Ma c’è anche il fattore “trasferta lunga”, perché si stacca mentalmente, però si affrontano comunque viaggi impegnativi. A chi va bene resta in Europa, altrimenti vanno in giro per il mondo. Questa è una difficoltà in più per l’allenatore perché non sai mai come arrivano dopo i viaggi, le delusioni, le euforie, i piccoli infortuni. Non dimentichiamo che il calcio è uno sport di gruppo e non si lavora come tale in questi periodi. Infatti dopo le soste solitamente hanno risultati migliori le cosiddette squadre piccole, perché riescono a lavorare quindici giorni con quasi tutto il loro organico».

Momento no del Napoli. Come si esce da questa situazione? «Solo l’allenatore può risollevare la situazione con il supporto silenzioso della società. Devono stare tutti al proprio posto rispettando i ruoli. Oltretutto a Napoli c’è un allenatore di assoluto livello che sa il fatto suo».

Quanto potrebbe dare Ibrahimovic con un suo ritorno in Italia? «Sono tanti i fattori da verificare, a partire dallo stato del giocatore, passando per le condizioni fisiche. Ci sono veramente molte cose da valutare, ad esempio anche come si potrebbe inserire nell’ambiente, se può essere un beneficio o un danno sotto il profilo caratteriale, tecnico, tattico. Sono tutte domande che però dovrebbero essere rivolte in particolare agli allenatori in questione».

Da doppio ex quanto è affezionato alle due squadre? «Dopo il Brescia la mia vita è legata tanto a Napoli. Ho giocato, fatto il dirigente e l’allenatore con il Napoli. Non ci sono altre squadre che possono competere con la mia attenzione nei confronti di questa squadra. Poi dopo ci sono altre squadre dove sono stato comunque benissimo e mi hanno dato tanto. Però è chiaro che la mia vita calcistica, in particolare quella sociale è napoletana. I miei amici più importanti sono tutti lì e non posso che amare una città che mi ha dato tutto».

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