27-12-2014
13:45
Bora Milutinovic, noto allenatore a livello mondiale, ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna de 'Il Mattino': "
Cosa le fa pensare la parola Napoli?
«Per me è legata a vita al nome di Maradona. Nessuno è stato come lui».
Però adesso ci sono Higuain, Callejon...
«Grandissimi giocatori, per carità. Ma non so se avrebbero trovato spazio nel Napoli di Maradona».
Nostalgia?
«Era un altro calcio, quello degli anni’80. Tutti mi chiedono le differenze. Penso che solo Pirlo avrebbe giocato in una squadra del passato, perché lui è un talento che riesce a vedere...».
A vedere cosa?
«Nel calcio non bisogna correre. Bisogna usare la testa. Sempre. Capire quello che succede o sta per succedere. Non sono tanti i giocatori in Italia che potrebbero giocarein squadre di altri tempi».
Sono passati 25 anni. Adesso c’è Benitez a Napoli.
«È un grande allenatore, preparato, intelligente, competente. Sa quello che vuole da un giocatore. E sa come ottenerlo».
Le piace come gioca?
«Sì, ma deve essere chiaro un concetto. Nel calcio per vincere contano tre cose: società, allenatore e giocatori. Un allenatore senza i giocatori non può funzionare. Non ha la bacchetta magica. E poi serve una società che pensi a tutto il resto».
Chi è ilmigliore in questo momento?
«Ancelotti. È perfetto. Ma ha un problema: deve vincere sempre perché se non vi riesce sono per lui dolori».
Dell’Italiacosa pensa?
«Ho bei ricordi. Ogni tanto vedo qualche partita. Ma in generale la serie A non è il massimo della vita... Meglio la Liga o la Premier. Forse per questo quando vedo il Napoli penso a Maradona o se vedo il Cagliari penso a GigiRiva».
Però la finale di Supercoppa italiana gli emiri di Doha l’hanno voluta a tutti i costi in Qatar.
«E hanno fatto bene. C’è l’esigenza di far capire a tutto il mondo che questo è il posto perfetto per giocare un Mondiale. Non piove mai, non c’è vento: un clima ideale. Poi i progetti da qui a otto anni sono stupendi: stadi incredibili, tutti climatizzati. È stata senza dubbio la scelta giusta e sono sicuro che lo pensino adesso anche Napoli e Juve dopo essere state qui».
È possibile un bis il prossimo anno?
«Sono tutti rimasti assai contenti dell’evento. Ma non so cosa succederà nel 2015».
Nel ricevimento dall’ambasciatore italiano a Doha, è stato trattato come un guru. Le ha fatto piacere?
«Sono stato assai lieto degli abbracci degli italiani».
A cui è assai legato.
«Guidavo il Costarica, nel mondiale del’90. Non avevamo maglie per giocare la partita con il Brasile, e la federazione non aveva soldi per comprarle. Io ero affezionato al bianconero, il colore del mio Partizan Belgrado, e così ne chiesi 44 a Boniperti che ce le regalò. Quando a Torino ci videro in bianconero urlarono “Juve Juve” e i miei si montaronola testa. Il Brasile vinse solo per 1-0».
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