Marco D'Amore: "Napoli, che amarezza! E' finito un ciclo, non so chi se ne andrà ma..."

Rassegna Stampa fonte : Corriere del Mezzogiorno
Marco D'Amore: Napoli, che amarezza! E' finito un ciclo, non so chi se ne andrà ma...

Intervista a Marco D'Amore

Ultime Calcio Napoli -Le sette sale del cinema Metropolitan erano sold out da settimane. Tutti accorsi ieri sera per la prima de «L’Immortale» alla presenza di Marco D’Amore, regista e interprete oltre che autore del film spin off di Gomorra incentrato sulla figura di Ciro l’Immortale. Gran finale con applauso, ovazioni, richieste di selfie e tifo da stadio per l’attore che ha affrontato il pubblico con un approccio da divo alla mano.

Fra Marco e Ciro c’è un dissidio profondissimo e c’è un dissidio profondissimo anche in casa Napoli. Lei è un tifoso: come vive questo momento, da quale parte sta?

«Devo dire la verità... con grande amarezza. Questa squadra ha regalato sogni e bellezza non solo ai tifosi napoletani. E quindi assistere adesso alla fine di un ciclo, che pure ci sta, ma con un clima così triste mi dispiace. Io sono molto vicino sia alla società che ai calciatori. Mi sono permesso in questi giorni, semplicemente, di parlare da amico... Ritengo che ci sia ancora la possibilità di regalare una grande stagione. Comunque siamo alla vigilia di una qualificazione che è quasi storica per noi, ma soprattutto se sarà la fine di una grande storia d’amore ci si deve salutare con un sorriso e non a brutto muso».

Chi saluta chi?

«Secondo me è finito un ciclo nella squadra, ed è un fatto evidente. Ormai è inutile starsela a raccontare. Non ho idea se questo avrà a che fare anche con la guida tecnica. Ma sicuramente c’è una primavera di giocatori che è diventata un po’ autunno. E questo lo si respirava ormai da tempo»

D’Amore lei in questo film è uno e trino e ha raccontato che ha finito per convivere con Ciro, ci parla. Eppure Gomorra neanche voleva farlo all’inizio.

«Non lo volevo fare perché non mi sentivo all’altezza di interpretare un personaggio così radicato in un contesto violento. Devo questa opportunità alla lungimiranza di Stefano Sollima, che aveva visto un film dove recitavo a fianco del maestro Toni Servillo e lo aveva amato molto. Mi disse “vieni a fare il provino, poi vediamo’’. Ed è andata bene»

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