L'editoriale di Crosetti: "La rivoluzione della Juve richiede tempo e lascia sperare le rivali"

Rassegna Stampa  
L'editoriale di Crosetti: La rivoluzione della Juve richiede tempo e lascia sperare le rivali

Consueto editoriale del giornalista Maurizio Crosetti sulle colonne dell'edizione odierna de La Repubblica.

Chissà chi è, chissà cosa sarà questo campionato che parte sabato. Di lui sappiamo poco o niente, se non che sarebbe il nono consecutivo, nel caso, vinto dalla Juve. Ma la Juve lo vincerà? Quanto è ancora Juve, la Juve? Comincerà proprio lei il 24 agosto nel vecchio stadio Tardini alle sei di sera, sapendo che le velocissime infilate di Gervinho alla prima giornata possono far male. Ma lei è feroce, lei è la Juventus, la padrona crudele del calcio italiano. Eppure per gli altri stavolta c’è aria di grande occasione. O di grande illusione. A maggio il Napoli, secondo, rotolò a 11 punti dai bianconeri, l’Atalanta e l’Inter a 21, il Milan a 22, la Roma addirittura a 27. La sensazione è che il cambiamento juventino possa riposizionare, in teoria, qualche avversario, specialmente l’Inter di Conte, un pezzo di Juve che la Juve teme davvero perché conosce come nessuno. A Torino sono convinti che Antonio da solo valga almeno 10 punti in più. Della Juve sappiamo che la difesa sarà più alta, che forse Dybala resta e che Pjanic è il nodo di tutto: Sarri lo vuole più ordinato di quanto lui non sia, un regista alla Jorginho ma Pjanic è un’altra cosa, è un architetto creativo e anarcoide, non un geometra per villette a schiera. Si vedrà. E così la Juve non si lascia leggere troppo. Del campionato non si sa niente, si parte quasi al buio. Perché oltre la siepe ci sono cancelli chiusi per allenamenti blindati, nessun segreto si può carpire. Gli allenatori sono quasi tutti in difficoltà, a parte Ancelotti e Simone Inzaghi che hanno cambiato meno. La Roma di Fonseca ha schemi diversi e necessità in difesa, l’Inter è la grande domanda e la grande attesa. Con Lukaku e Sanchez può ferire chiunque, e poi ha un allenatore che agli Europei 2016 ha eliminato la Spagna e stava facendo fuori la Germania con Zaza e Pellè, senza offesa. Dieci punti, questo pensano i senatori bianconeri mentre si annusano con Sarri per cercarsi, per capirsi, per spiegare cosa sia la Juve. Del campionato si sanno le ombre, si scrutano le ipotesi. I viaggi intercontinentali per tornei televisivi più o meno illustri hanno portato denari ma sottratto certezze ritardando il rodaggio, quel prezioso lavoro di assemblaggio che per allenatori come Sarri e Giampaolo vale ancora di più. Anche le amichevoli italiane hanno pesato poco, la Juve ha addirittura deciso di infilarne al volo una in più e ha fatto bene, perché la Triestina è stata uno sparring vero. Ma quanto si può sapere sui campioni seriali di Torino, oppure sul Napoli che ha un nuovo centrale forte ma un po’ disordinato come Manolas? Non c’è forse troppa esuberanza tattica, tra lui e Koulibaly? Lozano è bravo ma chi giocherà davanti? Milik resta o lo scambieranno con qualcuno? Alla fine, arriverà proprio Icardi? E se invece Icardi andasse alla Juve (mai, però, scambiato con Dybala)? Se si sa poco o nulla di chi punta a infastidire i bianconeri, evitando quel nono scudetto che sarebbe il trampolino per un decimo da fantascienza, figurarsi degli altri. L’Atalanta si sta calibrando per la Champions, ma terrà mentalmente? Non sarà appagata? Muriel mangia ancora merendine? Non pare un incanto il Milan, anche se per i giudizi agosto conta poco. Corre bene il Toro preparato per l’Europa League, dove segna tantissimo ma con avversari piccoli. Stai a vedere che la grande occasione contro la Juve si chiama ancora Juve.

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