L'analisi de Il Roma: "Adesso vincerà chi ha la testa libera, Allegri ieri ha avuto una idea infelice"
19:30
Un gol magnifico suggella, assolve e eleva a magico evento una brutta partita che pareva vittima di una globale ansia da prestazione. E invece lui, Koulibaly, resterà
Un gol magnifico suggella, assolve e eleva a magico evento una brutta partita che pareva vittima di una globale ansia da prestazione. E invece lui, Koulibaly, resterà nel tempo (e nella storia, se il Napoli avrà, com’è possibile, il tricolore) per quel plastico effetto di potenza: un uomo forte e prestante che si alza verso il cielo e di lassù ( mi viene in mente il Pelè della finale mondiale del Settanta) abbatte Buffon con un poderoso colpo di testa. È un gesto di forza che esprime meglio di ogni altro commento la capacità del Napoli di trasformarsi da giocoliere a giustiziere. È una medaglia d’oro per un atleta che ha saputo assimilare meglio d’ogni altro il denso del calcio italiano, quello che offende e vince esercitando una difesa costante e intelligente. La Juve è arrivata a preoccupare Reina una sola volta all’80’ e guarda caso il volonteroso (e niente più) Higuaìn è stato sovrastato dal Koulibaly in versione guardiano insuperabile. Tutto questo fa concludere con un dato rivelatore definitivo della trasformazione imposta da Sarri al suo Napoli, dotandolo di una grande difesa non “a muro” ma intelligente, mobile, coordinata con grande solidarietà; questo si è visto dippiù proprio nel confronto con una Juve che un tempo andava orgogliosa della difesa più forte del mondo, la BBC, e oggi presenta, ferito il soldato Chiellini, Asamoah, Howedes, Benatia e Lichtsteiner. Non sarebbe stata esiziale, la difesa rabberciata, se Allegri non avesse avuto l’infelice idea di giocare una partita di contenimento depotenziando gli altri reparti: in particolare l’attacco dove Dybala ha guadagnato l’uscita anticipata mentre Higuaìn andava a cercar palloni a centrocampo. Diciamo che ieri sera la Juve era abbastanza disarmata ma il duello dei panchinari ha visto prevalere Sarri, mai inquieto, pronto a far le solite mosse (a partire dal Milik per Mertens); mentre Allegri non ne ha imbroccata una, in particolare la rinuncia all’operaio/ingegnere Mandzukic. E dunque lo scudetto è in gioco con una certa tendenza favorevole al Napoli, visto che la Juve dovrà vedersela con Inter e Roma. Vinceranno le testanti energie fisiche ma anche le menti libere da paure e preconcetti. Come vado dicendo da mesi la Juve paga l’eterno dissidio Allegri-Dybala. Uno dei due dovrà comunque andarsene.
