Il Roma - La frase di Mertens a fine gara che dimostra quanto sia umile il calciatore belga
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Provate a fermarlo, se ci riuscite. Provate ad imbrigliarlo, a studiarlo da lontano e poi a prenderlo, o almeno a sfiorarlo mentre vi sfugge via in velocità. Di questi tempi è imprendibile Dries Mertens, freccia che s’infila tra gli altri e li saluta con estrema educazione, fissando l’obiettivo della (sua) consacrazione, arrampicandosi sugli ostacoli provando (e poi riuscendoci) a scansarli con estrema determinazione, com’è nel suo stile.
NUMERI. Ha segnato quindici gol stagionali, undici in campionato, otto nelle ultime tre partite. S’è scoperto tremendamente fertile, Mertens, goleador ma anche uomo squadra, bandiera, faro, leader, stereotipo del giocatore moderno, egoista quanto serve e poi generoso, mai domo, pronto a sacrificarsi finché il corpo glielo consente: “Il rigore? Avevo dato tutto in partita, non potevo più tirare e poi c’era Gabbiadini: giusto lo abbia segnato lui”. È l’indizio della sua umiltà che è solo l’altra faccia del suo talento, il sinonimo dell’intelligenza di chi conosce i propri limiti e sa come evitarli. Mertens s’è procurato il rigore del possibile pareggio ma ha scelto di farsi da parte, stremato. Quando Gabbiadini s’è presentato dal dischetto molti hanno temuto il peggio. Perché non Dries? La risposta è arrivata a fine gara ed è stata assai coerente con la sua mentalità. Spazio agli altri, quando possibile, perché ultimamente il belga ha eclissato (quasi) tutti con la sua straordinaria forma fisica e, soprattutto, psicologica. Poi però c’è anche un bel po’ di rabbia per il pareggio che poteva essere sconfitta ma prim’ancora vittoria.
RIMPIANTI. Il Napoli ha dominato nel primo tempo, poi s’è sciolto nella ripresa quando ha perso fiducia dopo la doppia rimonta: “Abbiamo fatto una buona partita – ha spiegato Mertens ai microfoni di Sky Sport -, probabilmente siamo stati un po’ sfortunati. Se Zielinski segna il 2-0 è un’altra partita, potevamo vincere, ma dobbiamo essere contenti per il pareggio in extremis. Certo, è un peccato non aver conquistato i tre punti…”. Resta il rammarico per un 3-3 che fa scappare la Roma (il secondo posto è a -3) ma che, parallelamente, consente al Napoli di salutare la Lazio e di sistemarsi in solitaria al terzo posto, laddove sarebbe ancora Champions League a fine stagione. Si chiude così il 2016, l’anno di tutti il cui epilogo è stato soprattutto di Mertens, l’ex esterno che ora fa la punta, l’uomo che spaccava la partita dalla panchina e che ora lo fa ugualmente dal primo minuto, senza distinzione. Anche Sarri, recentemente, ha fatto marcia indietro: credeva fosse ideale negli ultimi venti minuti, non era così. Non solo. Mertens è devastante ovunque, in qualsiasi momento. Ed ora anche in qualsiasi ruolo. Altro che falso nueve…
