L'editoriale di Corbo: "Coppa Italia trionfo di intelligenza tattica ma da domani si dovrà cambiare. I miei dieci quesiti per questo Napoli"

Rassegna Stampa  
L'editoriale di Corbo: Coppa Italia trionfo di intelligenza tattica ma da domani si dovrà cambiare. I miei dieci quesiti per questo Napoli

L'editoriale di Antonio Corbo per Repubblica sul Napoli

Ultime notizie calcio Napoli - Di seguito l'editoriale di Antonio Corbo per "La Repubblica":

"Risale al Napoli di Rafa Benitez  l’ultimo trofeo: Supercoppa Italiana, 22 dicembre 2014, stadio Janim Bin Hamad di Doha, anche quella volta perse ai rigori la Juve, era più forte ma con meno stile. Una conquista meritata e imprevista lascia pensieri in disordine. Quanto davvero vale questa squadra sconvolta in autunno e rigenerata da Gattuso, dove può arrivare, come le conviene giocare dopo un trionfo che manda in crisi la setta degli esteti? Almeno dieci quesiti.
Non chiedono verità assolute, ma meritano di essere analizzati.
1) Il gioco. Gattuso predica palleggio, attenta copertura, reazioni veloci in verticale. Alla coppa arriva con tre partite giocate in difesa. Trionfo di intelligenza tattica all’italiana contro formazioni di superiore fisicità o tecnica. Fin da domani a Verona dovrà cambiare. Non basta contenere, occorre proporre. Si può pensare che la squadra rimanga  stretta, coesa, anche con otto giocatori dietro la linea della palla, ma si piazzerà almeno trenta metri più avanti.
2) Mertens e Insigne. Con i due scattisti forti sul breve, nel destino del Napoli c’è l’attacco veloce in spazi più larghi, con triangoli bassi e profondità.
3) Il Verona. Marca stretto, Di Carmine o Zaccagni su Demme, Faraoni a destra e Lazovic a sinistra in raddoppio sulle fasce.
Interessante rivedere il Napoli contro Juric, allenatore scuola Gasperini che non dà respiro.
4) Il rimpianto. Visto il Verona sabato sera contro il Cagliari: ok Rahmani che si è promesso al Napoli, marca bene a destra e sa anche avanzare. Sembra un errore di mercato aver perso invece Amrabat, classica mezzala di una volta, un motore di centrocampo, potente nelle due fasi. Molto bene anche il centrale difensivo Kumbulla. Origine albanese, 20 anni, un gigante di tempismo e coraggio che il Napoli seguì prima di Juve e Inter per sostituire Koulibaly.
5) Il settore destro. Debole con Callejòn sfiorito nell’angoscia dell’addio. Con Politano struttura più leggera: copre gli ultimi 30 metri, non 60 come lo spagnolo.
Difficile scelta per Gattuso tra i due. Facile per Lozano: cercargli una  squadra estera che lo mandi in campo sempre.
6) Il settore sinistro. Serve un difensore, Mario Rui ha dato molto in assenza di Ghoulam, ha buona tecnica, rapido, propone, ma perde spesso la calma. Un acquisto troppe volte rinviato.
7) Milik. Soffre per l’involontario duello con Mertens. Non vuol rinnovare. Andrà via, e qualche buona offerta c’è. L’attaccante di ricambio somiglia nel fisico più a Milik che a Mertens, candidato per ora è il 22enne nigeriano biondo ossigenato Victor Osimhen, punta del Lille.
8) Il portiere. Ha preso rigori e Coppa Italia, ma va promosso  anche per le lacune colmate. Uscita, personalità, urla. È il talento che non si può discutere. Occorre rivedere il giudizio anche sul suo istruttore Nista. Ottimo lavoro.
9) Koulibaly ha ritrovato la forma.
La lunga sosta gli ha giovato ma anche depresso il suo mercato.
Arrivano offerte magre. Vale la pena cederlo a meno di cento? Può rimanere se smette di chiedere 9 milioni l’anno, se si sente davvero legato alla città e se il marketing eleva i fatturati in un mercato magro dopo il Covid.
10) Il primo contratto. Riguarda Gattuso. Si è rivelato l’uomo della svolta. Determinante il suo carattere. Che si riflette nell’impegno quotidiano e nella lealtà dei rapporti. C’è un solo modo per perderlo. Appesantire il contratto con una tonnellata di clausole. Troppo schietto il maestrino calabrese per non ripetere con i bravi allenatori equivoci, rincorse e fughe".

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