La fortuna di avere Rafa Benitez...
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di Fabio Cannavo (Twitter: @CannavoFabio)
Eppure c’è qualcuno che proprio non va oltre. Si sofferma sul risultato finale di un match, su un cambio a gara in corso e sugli errori individuali di coloro che scendono in campo e dovrebbero fare la differenza. Rafa Benitez e il Napoli, un amore nato sin da subito, scoccato dopo l’addio di Walter Mazzarri con quelle vittorie che sapevano di top club contro Arsenal, Dortmund e Marsiglia l’anno scorso. Un allenatore diverso, c’è a chi piace e a chi no. Però i dati oggettivi non possiamo nasconderli, soprattutto quando si parla di un tecnico chiaro, limpido, che cammina, solitamente, a braccetto con presidente e società. Benitez era stato avvisato d’altronde, questo Napoli non potrà mirare, mai, alle grandi d’Europa. L’unica prospettiva un po’ più auspicabile è quella di vederlo in alto nella classifica di Serie A, di scalare posizioni nel calcio che conta e di potersi godere campioni unici, anzi, qualche campione unico. La dimensione del Napoli è questa, niente di più. Lo stesso tecnico spagnolo, in una recente intervista, chiarì quanto potesse essere difficile vincere uno scudetto, di questi tempi, se non ti chiami Juventus, Real Madrid, Chelsea o Manchester City. Vince chi fattura di più, chi ha i top player seduti in panchina. Non vince che ne ha uno solo e quasi sempre in campo (Higuain ndr.).
I PRO – Pensate se fosse arrivato uno spaesatissimo Duvan Zapata sotto la guida di qualsiasi altro allenatore. Pensate se ci fosse stato Mazzarri in panca a doverlo gestire. Facciamo riferimento al mister toscano perché è l’ultimo ad aver allenato questa squadra e il termine di paragone potrebbe essere più semplice. Pensate un po’ se un certo Jonathan de Guzman avesse trovato il Mazzarri, ma anche lo stesso Koulibaly che, a inizio stagione, ha palesato tutte le difficoltà di un giovane difensore proveniente dal campionato belga. E per poco non andava bene anche a Rafael. Il portiere brasiliano è rimasto in campo per tanto tempo, nonostante gli attacchi di stampa e tifoseria. Ma Benitez doveva, o almeno aveva il dovere, provare a recuperare un bene societario, un calciatore di cui si parlava un gran bene. Sì. Lui pensa anche a queste dinamiche, non solo al risultato finale di un match. Tutti sappiamo schierare Higuain dal primo minuto. Tutti saremmo capaci di capire che questo è il momento di Gabbiadini. Anche i meno esperti, anche chi va allo stadio per ‘passare la domenica’ saprebbe indicarci il migliore tra Britos e Albiol. Ma le sue scelte, spesso, sono dettate dal fatto che sente il bisogno naturale di potersi affidare a venticinque uomini, non solo ad undici. E’ uno dei risultati migliori ottenuti da Rafa Benitez a Napoli, al di là delle vittorie e dei titoli. Quello di utilizzare un intero organico. In Italia c’è poca gente che lo fa. Forse solo Montella. Il resto si fossilizza sull’undici titolare e ha il terrore di poter cambiare. Rafa non ha paura, è sicuro di sé e della sua squadra. Non è un fattore da sottovalutare. Punto due. Il gioco che propone il Napoli è offensivo, e questo lo sanno tutti. Non esiste al mondo una squadra offensiva che riesca a subire zero goal. Non esiste. Si paga la voglia di attaccare e di stupire. In tanti l’hanno criticato per il suo integralismo (ha cambiato il modulo in pochissime circostanze a gara in corso), ma voi cambiereste il carattere per piacere a qualcun'altro? C’è chi lo farebbe, giusto…E poi c’è il fatto che solo lui sa ‘attrarre’ uno come Higuain. Solo lui è riuscito a prendere Reina. Solo con lui in panchina si può aspirare a giocatori di alto livello, specialmente quando la ‘minestra è quella’.
I CONTRO – Un mediano in più davanti alla difesa avrebbe offerto più copertura alla fase di non possesso. Invece no. Avanti per la sua strada, anche quando i goal degli avversari arrivavano sempre da quella zona. C’è chi parla di mancanza di carattere? Non sbraita, non esce in camicia a dicembre, suda meno di qualcun altro, ma attenzione…ci vanno sempre gli altri in campo. Non il suo carattere.
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