Nemo propheta in patria, ma che esagerazione!

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Lorenzo Insigne, il caso: nemo propheta in patriaLorenzo Insigne, il caso: nemo propheta in patria

Lorenzo Insigne scatena un altro caso, adesso il suo futuro è difficile da prevedere: può lasciare Napoli, per lui un altro caso di 'Nemo propheta in patria'.

Lorenzo Insigne scatena un caso, il solito caso. Il suo futuro è un rebus, che può prendere in questo momento qualsiasi strada. Una cosa è certa, lo dice la storia: nemo propheta in patria. Che nel periodo pasquale calza a pennello: la frase è proprio di Gesù Cristo, riportata in tutti e quattro i Vangeli.

Nessuno è profeta nella propria patria, da cui il proverbio Nessun profeta è riconosciuto nella sua terra. E' vero, vale ovunque, ma per i napoletani forse anche di più. E lo sa bene Lorenzo, bersagliato alla prima occasione utile dal suo tifo, quello partenopeo, ingrato (termine pesante, sì, ma è così) nei confronti dell'unico talento cresciuto nelle giovanili del Napoli e che ha coronato il sogno di ogni tifoso della maglia azzurra, quello di giocare nella propria squadra del cuore (il che sembra destare un minimo di gelosia).

Lorenzo Insignenemo propheta in patria: le critiche e il momento negativo

L'ennesimo caso Lorenzo Insigne si è scatenato dopo Napoli-Arsenal, con l'attaccante a fare da capro espiatorio ancora una volta della disfatta azzurra. Così come dopo l'andata, quando si contestava al Magnifico la risatina sul 2-0 con Guendouzi. Ad aggravare la situazione, è stato certamente Insigne, non esente da colpe in quanto a reazioni sbagliate, non da capitano maturo di una squadra come il Napoli: la reazione all'uscita dal campo con Carlo Ancelotti, l'abbandono del terreno di gioco attorno al 70' senza aspettare la fine di un match così importante, abbandonando idealmente la squadra, e la reazione dura e di nervi negli spogliatoi, filtrata e non piaciuta a tanti. E infine le presunte dichiarazioni di papà Carmine su Ancelotti che hanno alimentato polemiche, accuse e inasprito i toni.

Lorenzo Insigne, nemo propheta in patria

Ma anche il pianto, quello di chi sa bene che paga lo scotto di essere uno di loro, di dover dare il 200% per essere (forse) apprezzato. Le lacrime di chi ci tiene davvero, di chi vorrebbe sempre incidere, risultare decisivo ai fini della vittoria, ma non sempre è possibile. Ciò non vuol dire però scagliarsi sempre e soltanto, o soprattutto, contro Insigne. Un figlio di Napoli che andrebbe coccolato, protetto, sostenuto, almeno fin quando giochi nel Napoli. Il carattere non è uguale per tutti, i paragoni con Koulibaly o Mertens a cui una frangia di tifosi vorrebbero cedere la fascia, sono assurdi.

  • Perché non esistono più i capitani carismatici di una volta, perché lo stesso Marek Hamsik non incarnava quella figura di capitano che molti vorrebbero.
  • Perché è troppo facile per chi non è così esposto a critiche, per chi non è nato qui, parlare bene di Napoli, mostrarsi napoletano e, in un certo senso, aggraziarsi la piazza. Nulla togliere a KalidouDries, due che nella piazza si sono ambientati benissimo e che hanno sposato a pieno la napoletanità.

Ma Lorenzo Insigne è un patrimonio, non un peso. Che in campo possa fare degli errori è inevitabile, li fanno anche i migliori. Che fuori dal campo possa avere reazioni sbagliate o non avere il carattere scaltro, malizioso e opportunista (che in un termine si può sintetizzare in parac**o), è fuori dubbio. Ma è davvero incomprensibile che la piazza speri, quasi spinga, per un suo addio, creando una frattura fra il calciatore e il pubblico napoletano, alla luce di ciò che ha fatto negli anni per questa maglia.

Mertens e Insigne a confronto: statistiche e giudizi

Che questa sia una delle annate maggiormente in ombra del 27enne è certo, ma la tifoseria partenopea è troppo avvezza al cambio repentino dei giudizi. Soprattutto con Lorenzo, che nel girone d'andata in tre gare di Champions consecutive ne ha segnati due al Paris Saint-Germain e uno al Liverpool, di pregevole fattura e di importanza siderale. Il confronto con Dries Mertens dispiace farlo, ma dà l'idea della disparità di giudizio quando in ballo c'è il rendimento dell'attaccante napoletano: se al belga si perdona ogni prestazione negativa o erroracci sotto porta, a Insigne non si lascia passare nulla.

In una visione globale della stagione, poi, sono 14 le reti stagionali di Mertens in 42 gare, contro i 13 gol dell'attaccante di Frattamaggiore in 38 presenze. Un po' il cambio modulo, un po' la stagione opaca di entrambi (nelle prestazioni, non nei numeri di gol e assist che sono in media), ma è vero che i due attaccanti non hanno inciso come gli scorsi anni, quasi allo stesso modo. Ma uno è bersaglio fisso di critiche, un altro "meriterebbe il rinnovo!" secondo l'opinione pubblica.

Caso Lorenzo Insigne, scatto con Dries Mertens

Per Lorenzo Insigne tutto ciò non è certo semplice da sostenere, si tratta pur sempre di un ragazzo di 27 anni che vive e gioca nella sua città. Non certo una qualunque, perché il calore e le pressioni sono notevoli. Certo, questi ragazzi guadagnano fior fior di milioni e questo è il prezzo da pagare, se di prezzo si può parlare. Il futuro è tutto da scrivere, questa volta l'addio può arrivare davvero. E verrà rimpianto, perché uno delle qualità di Insigne non lo si può lasciar andar via a cuor leggero...

di Manuel Guardasole

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