Benitez a So Foot: "Ho scelto Napoli affinchè renda la vita difficile e si faccia rispettare dai club più forti d'Italia! Scudetto? Si evitino passi falsi. Il giorno in cui andrò via..."

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Benitez a So Foot: Ho scelto Napoli affinchè renda la vita difficile e si faccia rispettare dai club più forti d'Italia! Scudetto? Si evitino passi falsi. Il giorno in cui andrò via...

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Vi proponiamo alcuni stralci dell'intervista integrale rilasciata dall'allenatore del Napoli Rafa Benitez al mensile francese "So Foot", di cui vi abbiamo proposto qualche passaggio QUI, tratti da Il Napolista: "L’unica statistica che fa la differenza nel calcio è il denaro. Più soldi hai più tu hai, di norma, giocatori forti. Un giocatore è forte quando coniuga parametri alti di velocità e intensità. È questa combinazione che consente ad alcuni giocatori di decidere le partite e far vincere la propria squadra. Giocatori così sono pochi e quindi costano". 

"La reputazione di essere un allenatore di coppe? Sono gare a eliminazione diretta in cui c’è molta tensione e dunque i calciatori sono concentrati e motivati. È in questi momenti che i giocatori chiedono consigli e quindi è in queste occasioni che io posso fare la differenza. La ricetta per vincere un campionato, invece, è la regolarità ma dipende anche dalla rosa che hai a disposizione. E dalle motivazioni: il talento fa la differenza ma la motivazione fa il lavoro" 

"Lo stile Benitez è innanziatutto equilibrio. Se segno molti gol e ne incasso anche, non sono soddisfatto. Non mi accontento di segnare un gol in più dell’avversario così come non sono contento se ci difendiamo bene e segniamo sulla nostra unica azione dell’incontro. Voglio che la mia squadra faccia gol ma voglio anche che le mie squadre non si facciano sorprendere in difesa. Quel che al fondo mi interessa è il gioco. Bisogna essere capaci di fare pressing, di contro-attaccare e di avere il possesso palla. Sento spesso dire che le mie squadre hanno una vocazione difensiva. Non è vero, sono equilibrate, è diverso".

"Napoli? Se miglioriamo la fase difensiva e manteniamo la nostra capacità di fare gol, ne guadagneremo in equilibrio. È l’equilibrio che ti fa vincere titoli. Lo scudetto? Tutti vogliono vincere lo scudetto ma in Italia se vinci una serie di partite sei il favorito, non appena commetti un passo falso ti eliminano dalla corsa al titolo". 

Lei è molto metodico, come mai ha scelto di dirigere un club che ha l’immagine della propria città, ossia caotica e passionale? "Sono qui affinché Napoli renda la vita difficile e si faccia rispettare dai club più forti d’Italia e noi siamo sulla strada per raggiungere quest’obiettivo. Abbiamo cambiato il metodo di lavoro del Napoli: fisicamente, tatticamente, tecnicamente. Siamo riusciti a rendere i calciatori meno tesi, meno nervosi, in modo da metterli in grado di offrire il meglio di loro stessi. La squadra ha un profilo più internazionale, i giocatori sono più giovani e il loro valore di mercato è ben più alto rispetto a quando siamo arrivati. Abbiamo modificato anche le infrastrutture della società: gli uffici, le palestre, le sale riunioni, da pranzo, del riposo dove ora ci sono Playstation e televisione. Stiamo allestendo un’area specifica per l’allenamento dei portieri. Il giorno in cui andrò via da Napoli sarò soddisfatto di lasciare al mio successore un centro sportivo migliore rispetto a quello che ho trovato al mio arrivo".

"Maradona? Me ne hanno parlato un mucchio di volte, ma è normale. Maradona è andato via da più di vent‘anni eppure è ovunque nella città e nella testa dei tifosi. A Napoli trasmettono la passione per Maradona di padre in figlio. Ne sono fieri e hanno ragione di esserlo. È giusto avere bei ricordi ma bisogna anche guardare al futuro. Oggi i beniamini dei giovani devono essere Higuain, Hamsik, Inler o Insigne perché sono loro che rappresentano il presente e il futuro del club".

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