Bagno d'umiltà
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Un uomo solo al comando. Padre-padrone dell'impresa familiare che ha avuto più successo negli ultimi anni nel calcio italiano. Aurelio De Laurentiis, oltre ad essere solo al comando, è proprio solo e basta. E' solo, ovviamente parlando di questo momento, perchè si ritrova senza allenatore (Sarri sembra cosa fatta) e senza direttore sportivo. Su questo piano la SSC Napoli ha tutti i crismi per esser definito un club allo sbando. Totale? No, perchè non è tutto da buttare.
Eppure mancano, ad oggi, le figure professionali, le figure tecniche e coloro che sappiano di calcio. Dal punto di vista sportivo, dopo la partenza di Rafa Benitez e del suo staff e dopo l'addio del direttore sportivo Riccardo Bigon e del reparto scouting è come se si fosse tornati indietro di tanti anni: nemmeno la genesi della Napoli Soccer aveva lasciato Aurelio De Laurentiis completamente solo, con il compito di dover programmare il futuro prossimo della sua creatura.
I segnali, tuttavia, li aveva avuti già dal mese di ottobre quando era possibile una vera propria rivoluzione in società a fine stagione (clicca qui per leggere l'esclusiva di CalcioNapoli24) cosa effettivamente avvenuta. De Laurentiis, semplicemente, non se ne è curato: forse un pizzico di presunzione nel sapere o quantomeno presupporre, forse inconsciamente, di avere tutto sotto controllo a partire dal futuro dei suoi dirigenti fino a quello di Rafa Benitez. Certamente in cuor suo c'era dell'ottimismo, ma nel calcio conta la programmazione e non i sentimenti. Purtroppo, potremmo aggiungere. Poi i risultati hanno fatto il resto, perchè questa stagione ha decretato che il giocattolo quest'anno si è rotto. O quantomeno, per il secondo anno di fila senza la Champions League ed i suoi introiti, rischia seriamente di farlo. E rimettere insieme i cocci, sotto la costante pressione di una piazza che si aspettava ben altro dopo i proclami di Dimaro nell'estate scorsa (a nulla forse son servite le scuse di inizio 2015) non è impresa semplice.
Un concetto, comunque, dev'essere chiaro: serve un bagno d'umiltà, a prescindere. Ma soprattutto: la vera dimensione del Napoli è questa? Aurelio De Laurentiis, che ha avuto tante possibilità in tempi non sospetti di poter strutturare in maniera seria e a lungo termine l'asset societario con figure specifiche per ogni settore, non ha mai fatto quello slancio necessario di cui un progetto con ampi margini di miglioramento avrebbe avuto bisogno, il cosiddetto rischio d'impresa. Un concetto, questo qui, che forse non esiste. Si è passati nel giro di qualche giorno da Emery a Sarri, col Prandelli sullo sfondo. Inutile aggiungere altro. Parlare di ridimensionamento forse è troppo, ma un sinonimo che possa descrivere la situazione attuale si fa davvero fatica a trovarlo.
Serve un bagno d'umiltà, ma per tutti: i risultati positivi raccolti negli anni, il sapore dei tre trofei conquistati in questi ultimi anni, le notti magiche di Champions League tra Stamford Bridge e Westfalenstadion, la semifinale di Europa League dopo 26 anni, i tanti anni di sofferenza pre e post-fallimento: tutte queste cose, nel giro di poco tempo, hanno di fatto stravolto la figura del tifoso che vuole sempre di più. Tanto da rasentare la delusione per la scelta di Maurizio Sarri dopo averlo idolatrato nell'immediato post Empoli-Napoli 4-2. Un cortocircuito totale, insomma.
Eppure Sarri, tra tutti i nomi accostati, è quello davvero più adatto alla figura che serve sulla panchina del Napoli in questo momento. Uno che possa far sentire davvero il famoso 'senso d'appartenenza', la cosiddetta fame ma soprattutto l'umiltà per un gruppo di giocatori apparso svogliato più volte durante la stagione, quasi come se si sentissero in dovere di fare tutto quello che volevano. Si potrebbe ripartire da una frase dello stesso Sarri a Repubblica: "La mentalità è indispensabile. Voglio una squadra con la faccia tosta, che se la gioca con tutti. Non sono uno che controlla i giocatori, il tempo libero è loro. Ma sanno fin dal primo giorno che con me o si va a mille all'ora o si sta fuori". Bene così. Ma un 'ma' c'è sempre...
Adesso serve chiarezza, a tutti i livelli. Perchè Maurizio Sarri non ha il pedigree di Rafa Benitez e certamente non ha la sua esperienza internazionale. Gli dovrà essere dato tempo per plasmare il Napoli secondo le sue idee. Non si parli di scudetto incautamente, non si ponga come obiettivo minimo un piazzamento forse fuori portata. Tempo, pazienza e soprattutto umiltà. Per i tifosi, per i calciatori, per Aurelio De Laurentiis. Perchè altrimenti non si va avanti.
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