Sarri nostalgico: "Mai nessuna squadra come il mio Napoli! Con loro era diverso, facemmo una scommessa"
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Le dichiarazioni di Maurizio Sarri nell'intervista dello scorso anno a CalcioNapoli24
L'anno scorso, in occasione della partita d'addio di Marek Hamsik il 5 luglio 2025, la redazione di CalcioNapoli24 aveva avuto il privilegio di intervistare l'allenatore Maurizio Sarri.
Un'intervista nata per celebrare la carriera di Hamsik e che ha consentito però a Sarri di ripercorrere insieme a noi gli anni trascorsi sulla panchina del Napoli.
Intervista a Maurizio Sarri a CN24
Oggi che il nome di Sarri è tornato di moda ed è accostato con insistenza al Napoli in vista di un possibile addio di Antonio Conte, vi proponiamo alcuni estratti di quella intervista in cui Sarri confessava tutto il amore per il Napoli.
“Ricordo che, appena firmai per il Napoli, presi il telefono e chiamai Hamsik. Gli dissi che volevo si rendesse conto che lui era un fuoriclasse e doveva pensare da fuoriclasse. E che lui, con un tipo di atteggiamento mentale, sarebbe diventato forse il centrocampista più forte d’Europa. Gli dissi solo questo. Poi a Marek non c'era tanto bisogno di parlare. Era uno che se gli dai fiducia te li pagava velocemente.
Quella era una squadra che per caratteristiche tecniche per qualità tecniche riusciva a avere un palleggio fenomenale. A me poi nel corso degli anni tanti giornalisti mi hanno chiesto ma perché questa squadra non giocava in Napoli tuo? Perché non ci sono quelle caratteristiche. La squadra era nata per giocare quel calcio lì. All’interno poi di quella sinfonia, poi c'erano anche giocatori che avevano una certa libertà. Marek, negli ultimi 30 metri, era uno dei giocatori che aveva molta libertà nei movimenti. Poi, chiaramente, nella fase di costruzione e nella fase difensiva non aveva libertà però lo spazio di esprimere le qualità individuali ce l'aveva in quella squadra e penso abbia fatto tanti gol per quella. Si è trovato un contesto di grande qualità tecnica dove Marek ci ha messo qualcosa in più.
Quella era una squadra che aveva assunto la mentalità che volevo. Ai ragazzi dicevo sempre che se vogliamo divertire la gente bisogna divertirsi prima di tutto noi in allenamento e in campo. Quando nella squadra scatta il senso di divertimento poi il senso di divertimento si espande, prende lo staff, le tribune, i tifosi. Loro dopo un po' di tempo ce l'avevano dentro, si divertivano. Era un piacere vederli anche gli allenamenti, vedere che sta palla viaggiava a una velocità mostruosa e era una goduria.
La storia dei due tocchi fu una scommessa, dissi alla squadra che mi sarei girato verso le tribune e avrei capito, senza vederli, se davvero facessero due tocchi. Lo fecero davvero e scoppiammo a ridere”.

