Koulibaly: "Io e Sarri litigavamo sempre! Era pazzo, diceva cose scioccanti. Poi però ho capito perché"

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Koulibaly e SarriKoulibaly e Sarri

Koulibaly parla di Maurizio Sarri

Kalidou Koulibaly è stato ospite del "Zack en Roue Libre", talk show e podcast francese creato e condotto da Zack Nan. L'ex difensore del Napoli, oggi colonna portante dell'Al-Hilal in Arabia Saudita, ha ripercorso tutta la sua carriera da calciatore, raccontando anche gli anni trascorsi in azzurro.

Intervista a Koulibaly

Di seguito un estratto delle dichiarazioni di Koulibaly nell'intervista in francese.

Il rapporto tortuoso con Sarri "Quando Benitez andò via è come se non mi volessero più. Sarri diceva che non mi voleva, insisteva per acquistare un altro difensore, cioè Astori che all'epoca giocava alla Fiorentina. Sarri lo voleva a tutti i costi, ma poi la trattativa saltò perché non volle rinunciare all'accordo di sponsorizzazione che aveva con Puma. Il Napoli mi dice: portaci un'offerta da 10-12 milioni e ti lasciamo partire. Il mio agente portò un'offerta da parte del Norwich da 10 milioni, ma il Napoli rispose che ne voleva 12. Allora il mio agente portò un'offerta da 12 milioni e il Napoli rispose che ne voleva 14. Scoprì allora che Calzona, all'epoca assistente di Sarri, con il quale mi sento ancora adesso, era convinto delle mie potenzialità. 

Ancora oggi ricordo perfettamente che Calzona mi disse: "Mi piace il tuo stile di gioco, ma dovrai fare progressi nella tattica e tutto il resto", poi arrivò Sarri e disse: "Non è proprio il mio stile di giocatore, ma posso farlo diventare un buon giocatore. Ma c'è molto lavoro da fare, quindi vediamo...". Io non capivo... gli dissi: "Mi vuoi o non mi vuoi? Se mi dici che mi vuoi, resto, altrimenti mi trovo un'altra squadra". Lui continuava a dire: "Non lo so...". Dissi: "Allora me ne vado" e lui: "No!". Risposi: "Mi vuoi o non mi vuoi?". E lui ancora: "Non lo so". Allora dico: "In questo caso puoi parlare col mio agente". Questa cosa lo fece infuriare. Lui è fatto così, ha un temperamento elettrico. Inizialmente non mi faceva giocare, non faceva giocare neanche Ghoulam, Jorginho, Insigne, Mertens. Eravamo tutti in panchina". 

Andai in Nazionale e fu bellissimo. Tornai a Napoli galvanizzato, pieno di entusiasmo, anche se continuavo a non giocare. Poi arrivò una partita di Europa League a settembre, giocavamo contro il Brugge e giocai titolare. Vincemmo 5-0. Pochi giorni dopo giochiamo contro la Lazio, vinciamo di nuovo 5-0. Da allora in poi ho sempre giocato io. Sarri individuò il suo 11 ideale e giocavamo sempre noi. Ha costruito una squadra di cui si fidava.

Ma tra me e Sarri era come acqua e fuoco, abbiamo sempre litigato. All'epoca avevo 23-24 anni, non capivo. Penso che facendo così lui riuscisse a tirare fuori il meglio da me. Dentro di me mi dicevo: gli dimostrerò che sono il più forte, che migliorerò. Darò tutto in ogni partita pur di chiudergli la bocca, proprio così. Lui aveva sempre qualcosa da ridire, ma di tutti. Non ripeterò le cose che mi diceva, ma ti giuro che per un ragazzo è scioccante, non so come dirlo. Ti giuro che a volte mi hanno dovuto trattenere fisicamente. Mi ricordo che Reina una volta mi ha trattenuto, ma anche Ghoulam mi diceva sempre: stai calmo!

Una volta, tornato dalla Nazionale, Sarri mi disse urlando: oggi giochi tu o tuo fratello? Perché quando vai in Senegal, poi torni dopo un viaggio di 7 ore, giochi come se fossi tuo fratello! Dissi: calma, è che sono stanco. Lui però mi schierò titolare: prima mi dice che sembro mio fratello e poi mi fa giocare titolare... Continuava a confondermi in questo modo. Ti giuro, se ti dico le cose che mi diceva, non mi credi. Era pazzo.

Quando è andato via da Napoli, è lì che ho capito quanto mi apprezzasse davvero. Lui sapeva che avevo bisogno di rendere al massimo delle mie potenzialità e anche grazie a lui sono diventato uno dei miglior difensori. Prima di andarsene Sarri si aprì con me, mi confessò che mi apprezzava molto. Io ero convinto che non gli piacessi, invece era il contrario. Mi disse che era uno dei giocatori che apprezzava di più. Sarri ha cambiato il modo in cui guardo al calcio. Il modo in cui prepara le partite mi ha aperto gli occhi. 

Il gioco con Sarri: "Giocavamo benissimo. È stato fantastico. Preparavamo le partite in maniera perfetta. In allenamento ci allenavamo spesso 11 contro 0, studiando a memoria tutte le mosse. La cosa positiva è che imparavamo davvero tutto a memoria, poi era più facile giocare. Sapevo sempre come si sarebbero mossi i miei compagni di squadra. Il calcio così ti entra nella testa. Quell'anno finimmo al secondo posto ed entrammo in Champions League, forse potevamo vincere il campionato ma la Juve era troppo forte. Comunque arrivare secondi dietro la Juve era una cosa enorme e per me fu la prima Champions in carriera".

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