ANTEPRIMA - Rincon: "Mertens può decidere Real Madrid-Napoli. Sergio Ramos il migliore al mondo. Non sono d'accordo con Sarri. Su Boskov e Leandrinho..."
11:30
Ci sono dei giocatori che restano nell'immaginario collettivo: vuoi per la tecnica, vuoi la potenza, oppure ancora l'aspetto esteriore. Freddy Rincon ricordava fisicamente l'esplosivo Weah ed aveva una tecnica nuova, pragmatica, ma lontana dagli estetismi classici sudamericani e sicuramente meno spettacolare. Ma ciò che ha lasciato impresso Rincon nella memoria dei tifosi napoletani fu la sua personalità, che per lui resta il valore più importante, in ogni storia. L'abbiamo intervistato in esclusiva a proposito di Real Madrid-Napoli: si tratta infatti dell'unico doppio ex fra le due squadre, oltre al pallone d'oro Fabio Cannavaro. E sì, se lo ricorda il 3-2 con la Lazio: “Fu una gara stupenda, segnai 2 gol e rimontammo la Lazio, ma fu una vittoria di squadra”, chiarisce in fretta.
Ora però, l'avversario è il Real Madrid...
“Si tratta di una partita fra 2 squadre in cui sono stato”, esordisce con una nota di orgoglio, “e sono molto contento che il Napoli sia arrivato a questi livelli. Sarà una partita difficile, combattuta, perché il Real Madrid lo conosciamo tutti, ma il Napoli sta giocando davvero un bel calcio. Per me è difficile scegliere per chi tifare (ma conta di venire a Napoli prima dell'estate ndr), mi hanno trattato bene entrambi i club, di sicuro vedrò la partita”.
Era un calciatore atipico, per la sua epoca, Freddy Rincon. Lontano dagli schemi sudamericani. Dal fisico imponente, bravo nell'interdizione, dava il meglio di sé negli inserimenti senza palla: una caratteristica che Callejon e Hamsik hanno portato poi all'eccellenza. “Marek è il giocatore più rappresentativo all'estero”, continua l'ex centrocampista, “ed è molto importante per la squadra. Mertens è l'altro giocatore che può decidere la partita. Ha avuto una crescita impressionante, ora sta mostrando davvero il suo calcio, è una fortuna che giochi nel Napoli”.
Chi ti piace di più del Real invece?
“James è il giocatore che conosco meglio ovviamente, anche lui ha cominciato a mostrare finalmente il suo gioco al mondo, però ha bisogno di più applicazione per diventare una grande stella: non ha la personalità per essere un leader tuttavia. Modric è di una qualità impressionante e Ramos è a mio avviso il miglior centrale del mondo”.
Come ci arrivano le due squadre?
“Non sono d'accordo con le dichiarazioni di Sarri: per me un tecnico non dovrebbe mai parlare di paura. I giocatori in queste sfide sono già molto tesi di per sé ed è lì che si trova la corretta concentrazione. Ammettere la paura significa ammettere la sconfitta. Devo però sottolineare però che normalmente apprezzo molto il lavoro di Sarri per come tiene il polso della squadra. Quanto a Zidane, posso solo immaginare quanto sia difficile per un giocatore impressionarlo: è stato uno dei migliori al mondo”.
Facciamo un passo indietro. Vittima di un equivoco tattico per causa di Vujadin Boskov (altro doppio ex), l'avventura napoletana di Rincon non cominciò nel migliore dei modi. Dopo il cambio tecnico, 7 gol in 27 presenze. Che gli valsero il trasferimento addirittura al Madrid (sponda Parma, proprietaria del cartellino). Eppure il compianto mister è uno dei ricordi più piacevoli: “Sicuramente Vujadin Boskov è il ricordo più divertente che ho di Napoli. Mancano delle persone così oggi e la sua frase riguardo al vero uomo che ama la finale di Champions e più della propria donna, lo descrive perfettamente”.
Ci sono altri 2 ex compagni che sono passati poi per Madrid...
“Mi ricordo molto bene di Fabio Cannavaro, con il quale ho condiviso molto. Era un ragazzo molto allegro, responsabile e lavoratore, per l'impegno che ci metteva avrei dovuto immaginare che sarebbe diventato un campione del mondo. Fabio Pecchia è un altro amico che ha continuato con successo nel calcio. Una grande persona, ricordo la sua abilità nel direzionare i compagni in campo”.
Arrivasti poi al Madrid, cosa ricordi di quegli anni?
“A Madrid trovai un Real al di sotto degli standard abituali. C'era un po' di disordine, non era una squadra ben organizzata. Ricordo Raùl come un giocatore giovane ma già fortissimo e Luis Enrique come un grande professionista. Provavo sempre a dare consigli ai miei compagni più giovani, anche alla Casablanca. Successe anche qualcosa di brutto però: fui vittima di atteggiamenti razzisti, ma nonostante ciò, essere lì è stata una delle migliori cose che mi siano successe. Se sapessi che sarebbero arrivati giocatori come Roberto Carlos (che avevo già conosciuto quando giocavo in Brasile) non sarei andato via”.
Poi il Brasile, dove hai lavorato sia come allenatore al fianco di Vanderlei Luxemburgo, sia come commentatore per la tv brasiliana. Cosa sai dirci di Leandrinho?
“È un classico trequartista, alle spalle delle punte. Ha fatto un grande lavoro in Brasile ma deve ancora maturare tanto. Il calcio italiano poi è totalmente differente, non credo sia ancora pronto per giocare in prima squadra, nel Napoli”.
Sei anche stato detenuto ingiustamente durante la tua permanenza lì. Cosa hai provato?
“Ero sicuro della mia innocenza e questo mi ha dato la forza per sopportare tutto, anche le ingiustizie. Sono fermamente convinto che la mia personalità, nel bene e nel male, mi abbia portato a questo”.
Esiste un legame tra la malavita organizzata ed il calcio in Colombia?
“No, la situazione è cambiata molto negli ultimi anni. Anche se quando giocavo, cercavo di interessarmi molto poco a quello che succedeva intorno”.
Diresti che il calcio colombiano è pulito al 100%?
“No, però questo non vale solo per il calcio colombiano”.
Prima ci parlavi di personalità, caratteristica che ti riconosciamo. Qualcuno storce ancora il naso per il suo vissuto, Maradona può essere l'uomo giusto per migliorare il calcio come dirigente FIFA?
“Maradona ha guidato sempre il mondo del calcio con le sue opinioni, anche prima che con il suo talento. Maradona ha meritato una nuova opportunità e anzi penso che siano proprio i suoi trascorsi che lo rendano perfetto per fare un grande lavoro alla FIFA”. Questione di personalità
