Bogliacino a CN24: "Conservo l'ultima "10" del Napoli! Vi racconto la pallonata Lavezzi-Allegri, lo scherzo dei fiammiferi Calaiò-Carmando e quello storico Genoa-Napoli" | VIDEO

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Mariano Bogliacino a CalcioNapoli24 TVMariano Bogliacino a CalcioNapoli24 TV
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Autore Manuel Guardasole Giornalista Professionista · Social Media Manager e Inviato Speciale

L'ex SSC Napoli Mariano Bogliacino torna in città con le Legends e racconta la sua avventura in azzurro, in una video intervista a CalcioNapoli24 TV

Mariano Bogliacino torna a Napoli, l'occasione è di quelle nobili: la "Notte dei Leoni" dello scorso martedì 26 maggio 2026, con le Napoli Legends in campo allo stadio Maradona. Accanto al calcio, grande spazio soprattutto alla componente sociale: l’evento è infatti legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.

Napoli, l'ex Bogliacino a CalcioNapoli24: l'intervista

Ultime notizie SSC Napoli - Mariano Bogliacino si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dal Grand Hotel Serapide la scorsa settimana, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera in azzurro. In azzurro dal 2005 al 2010, Bogliacino ha vissuto a pieno ed è stato protagonista della cavalcata dalla Serie C1 alla Serie A fino al ritorno in Europa del Napoli dell'era De Laurentiis. Di seguito le sue dichiarazioni:

Mariano, bentornato a Napoli, te lo chiedevo poco fa: da quant'è che mancavi in città?

"Manco da 4 anni, quando abbiamo vinto lo Scudetto, sono venuto lì con mia moglie per l'ultima partita di campionato contro la Sampdoria, quando il Napoli ha vinto lo scudetto con Spalletti. È stata una festa meravigliosa e da lì non ero più tornato. Ho detto: "abbiamo vinto?" Sì, mi sento napoletano, molto legato a questa città, ho due figli napoletani che sono nati qua, Celeste e Francesco. Il terzo è nato a Verona, però tifa Napoli pure lui! Quindi, ogni volta che possiamo, guardiamo le partite".

Martedì 26 maggio questo evento spettacolare. All'epoca tua si chiamava San Paolo, ora è il Maradona. Però resta l'emozione, immagino, di tornare in campo, anche perché poi alle spalle di questo evento ci sono delle iniziative bellissime sia per il carcere di Nisida che per l'ospedale Posilipon.

"Sì, sì, è la prima volta che vengo a giocare al Diego Armando Maradona, è una cosa bellissima e sono molto contento di essere qua, di ritrovare tanti ex compagni, tante leggende del calcio Napoli. Sicuramente questa partita ha un bel fine, che è aiutare, siamo sempre qua e mettiamo la faccia per aiutare al meglio che si può".

Mariano Bogliacino: l'intervista a CalcioNapoli24

Dopo anche così tanti anni tremeranno le gambe a giocare in quello stadio?

"Eh sì, vedere tutta quella gente, tutto il popolo napoletano è sempre bellissimo! Oggi siamo arrivati noi dal freddo dell'Uruguay, siamo arrivati qui col caldo!"

Approfittiamo della tua presenza anche per ripercorrere un po' sia la tua carriera che quella che è stata poi la crescita del Napoli, che è iniziata proprio quando sei arrivato tu, dalla Sambenedettese al Napoli. Quanto incisero quelle due sfide ai play-off per suscitare l'interesse del Napoli?

"Io credo che, come spesso dico, la Sambenedettese è stata una vetrina, un trampolino per me e sempre li ringrazio per avermi portato in Italia. Credo che quelle due partite sono state molto importanti per me perché Pierpaolo Marino ammirò il mio modo di giocare".

Già in quelle gare, magari negli spogliatoi, ti si avvicinò e ti disse qualcosa?

"No, no, niente, niente. Ho finito il campionato, che abbiamo perso nei play-off, e sono tornato in Uruguay. Quando torno in Italia dopo le vacanze, mi viene detto che c'ea questo interesse del Napoli e lo abbiamo preso al volo! La mia reazione? Ero con Nicolas Amodio in albergo, ci hanno detto: "Dobbiamo andare a Udine". Lì siamo andati, non sapevamo niente. Lì abbiamo trovato Pierpaolo Marino con Pablo Betancourt, il mio procuratore. Lì è iniziato tutto, un'emozione tremenda. Abbiamo fatto 5 anni di contratto ed è stata una cosa veramente bellissima per me".

La Sambenedettese uscì dai play-off, il Napoli perse con l'Avellino, che ambiente trovasti al tuo arrivo in azzurro? Fu facile inserirsi? C'era già quella voglia di tornare subito in Serie B oppure a inizio stagione ancora non c'erano tutte quelle certezze?

"In realtà c'era la voglia di andare in Serie B e si stava formando una squadra per vincere il campionato, come per fortuna abbiam fatto, però ho trovato dei ragazzi perbene, perché mi hanno fatto sentire come a casa. Sono arrivato insieme ad Amodio, che è stato importante anche per me: avere un altro uruguaiano qui nel Napoli è stato molto molto importante".

In quell'annata in C si vide un "Napoli ingiocabile", oggi si direbbe. Eravate nettamente i più forti. E quanto vi fecero crescere gli "sputi, gli insulti" su quei campi di provincia a cui forse Napoli non era tanto abituata? Ricordi qualche trasferta in particolare?

"Sì, mi ricordo molto bene Frosinone. Ricordo in Serie B a Frosinone quando ha fatto gol Ivano Trotta, però anche in Serie C accadeva, pure a Frosinone in C è stata una bella partita. Però la squadra era mentalizzata per giocare in Serie C, e portare quanto prima il Napoli dove doveva stare e allora si formò una squadra per vincere il campionato di Serie C con grandi giocatori".

Che poi in quegli anni anche tu hai indossato la 10, in quella Serie C fu l'ultima volta nella storia del Napoli.

"Sì, sì, L'ho usata io per quasi tutto quel campionato, l'ho usata io la "10". All'inizio... Anzi non solo all'inizio ma sempre, era una maglia pesantissima e non avevo iniziato molto bene, però per fortuna alla fine sono riuscito a vincere, a onorare quella maglia. Ho fatto gol pure all'ultima partita del Napoli con la maglia numero 10, contro lo Spezia: è stata un'emozione unica, ce l'ho a casa e ce l'hanno i miei figli quella maglietta, perché è veramente un orgoglio per me averla indossata!".

Mariano Bogliacino ai microfoni di CN24 TV

Chi è stato per te Edy Reja?

"Edy Reja è stato un grandissimo allenatore, che ci ha fatto crescere tanto come come giocatori. Abbiamo vinto, abbiamo fatto la scalata dalla Serie C alla Serie A. È stato molto importante per noi perché era un un allenatore molto di compagnia per i giocatori. Io avevo un grandissimo rapporto con lui".

Mi sembra di capire che segui ancora il calcio italiano, ma quella Serie B che giocaste voi, si può dire che era una A2? C'erano tante squadre forti, c'era anche la Juventus per tutto quello che sappiamo successe.

"Credo che in quell'anno in Italia si guardasse più la Serie B che la Serie A per tutte le squadre che che c'erano nel campionato di Serie B! È stata una Serie B bellissima e come è finita, è stato veramente... Arrivare a Genova e salire lì in Serie A, tutte e due, veramente è stato uno spettacolo".

Nel Napoli hai fatto letteralmente tutti i ruoli. Tra l'altro in Serie B, quell'anno Reja ti provò anche davanti la difesa da playmaker. Ti ricordi come nacque questa idea?

"Io ero molto tecnico, però sempre ho un poco di corsa e anche se è brutto da dire, sono un calciatore intelligente. Reja voleva che uscivo palla al piede con la mia visione di gioco e allora mi ha provato lì, è un ruolo che dopo l'ho fatto ed è un ruolo che mi piace".

Per la tua duttilità, mi viene da chiederti: chi è oggi il Bogliacino del Napoli?

"Eh, non lo so perché ci sono diversi giocatori. Quello con cui vedevo più delle similitudini è Fabian Ruiz, lo spagnolo che ora è al PSG, anche lui sinistro: i calciatori del Napoli attuale sono diversi come calciatori. Anche se mi piacciono tanti azzurri, c'è Lobotka che mi piace tantissimo".

Un'altra immagine indimenticabile della tua avventura qui: il gol alla Juve, che ricordi hai? Comunque segnasti a Buffon, alla Juve dei Del Piero e dei Trezequet.

"Era nata mia figlia da poco, Celeste, a quel gol c'è stato un boato allo stadio, è stato veramente meraviglioso! Se lo ricordano ancora tanto quando passeggio per Napoli, mi ricordano per quel gol in Serie B contro la Juventus e andai a festeggiare sotto la B. Ricordo sempre che mi ha preso Grava per esultare, con Nico Facciolo che era il preparatore dei portieri. Mi hanno preso lì subito e non si capiva più niente lì sotto!".

E invece un'emozione, un ricordo che ti porti ancora con te di Genoa-Napoli? Forse è stato il momento chiave, dove il Napoli ha fatto quel primo step di crescita per diventare quello che è oggi?

"È stata una partita dove nell'ultima settimana si parlava molto: loro dicevano che giocavano meglio di di noi, allora noi dovevamo pareggiare per salire in Serie A. Credo che abbiamo fatto una bella partita e alla fine non si è capito più niente quando sono entrato tutti i tifosi, sono entrati perché era finita sugli altri campi ed è stata una festa, però abbiamo fatto una grande partita! Pari per non perdere? No, noi volevamo vincere. Noi volevamo vincere perché, mancavan 5 minuti, abbiamo sfiorato il gol. Però noi volevamo vincere quella partita e ci abbiam provato a farlo, mi ricordo che avevamo preso il palo, col Pampa Sosa, un colpo di testa... Insomma, è stata una partita molto difficile".

Chi è stato De Laurentis per te? Quando eri nel Napoli, avevi già la sensazione che il Napoli potesse crescere così tanto e arrivare a dove è oggi?

"De Laurentiis stava vicino alla squadra, stava vicino quando le cose andavan male, sempre c'era. Ci mandava in ritiro (risate, ndr) con Pierpaolo Marino, però è stato un presidente che è stato sempre vicino alla squadra. Erano tosti i ritiri, sì. Il presidente e la moglie pure sono stati vicini a mia moglie. Ed è stata una grande persona. E veramente quello che ora è il Napoli... mi tolgo il cappello perché è una squadra in cui tutto il mondo vuole venire, che è sempre nei primi posti in Italia e seppure non ha fatto una grande Champions League, è una squadra che può far bene e competere nelle coppe europee".

Un'altra immagine chiave, restando sulla tua avventura in azzurro, credo che sia quel gol al 96º con i punti di sutura al Cagliari. Eravate sul 2-3, il tuo 3-3 arriva al 96'.

"Sì, 3-3. Quella volta fu la partita in cui il Pocho colpì con una pallonata Allegri! Sì, sono entrato in quella gara. Cosa successe fra Lavezzi e Allegri? Non mi ricordo con precisione ma Allegri lasciò passare la palla e dopo la ridiedero con troppa calma, il Pocho ce lo aveva di fronte e gli ha dato una pallonata, perché avevamo iniziato bene: stavamo vincendo 2-0, credo che dopo loro han rimontato 3-2 e stavano perdendo un po' di tempo".

A proposito di Lavezzi: hai visto i giovanissimi Hamsik e Lavezzi. Già allora avevi la sensazione che potessero fare la carriera che hanno fatto? Ricordi qualche aneddoto di questi ragazzi, probabilmente da svezzare, da voi che eravate comunque molto più esperti.

"Sì, si vedeva la classe. Già dal primo anno che sono arrivati, si vedeva la classe che avevano loro due. Dopo sono esplosi, hanno fatto la storia del Napoli. Sono grandissimi giocatori a livello mondiale! Veramente han fatto una carriera spettacolare".

A proposito di Allegri, di cui parlavamo poco fa, dovesse essere lui l'allenatore del Napoli al posto di Conte, ti piacerebbe?

"Mi piacerebbe un altro allenatore, di un'altra tipologia: non so dirti chi, in questo momento, però mi piacerebbe un altro tipo di allenatore".

C'è una gara in particolare che porti nel cuore, col Napoli?

"Sono quelle due che mi ricordo bene: il gol alla Juve, è stata una gara importante per me. E poi la gara a Genova: è stata bellissima".

Abbiamo fatto questo percorso insieme della tua avventura al Napoli. Contro il Benfica in Europa. È andata com'è andata, però che atmosfera c'era in quel gruppo?

"Io ho fatto la prima partita col Panionios e ho fatto gol, con cuo abbiamo vinto 1-0 là, che è il primo gol dell'era De Laurentiis in Europa, in Coppa Intertoto. E dopo io mi sono fatto male al piede. Allora, non sono riuscito a viaggiare per Lisbona col Benfica, però era un bel gruppo, un bel gruppo che voleva arrivare in Europa. Ma beccammo il Benfica che era in un buon momento!".

Quando torni a Napoli la gente ti riconosce? Qual è la frase che ti dicono più spesso?

"Mi riconoscono poco perché sono cambiato molto e sono passati tanti anni, però sì, sì, quando ti riconoscono ti dicono: "Boglia, come stai?". Mi chiamavano in tutti i modi e in tutti gli accenti sul mio cognome. Però sì, è bello essere riconosciuti dalla gente, veramente, è molto bello".

Per concludere: è l'anno del centenario. Il Napoli il primo agosto compie 100 anni. Cosa auguri al club?

"Eh, di vincere lo scudetto! E di restare così forte, e di continuare a far arrivare giocatori importanti, in una piazza che è molto calda!".

CalcioNapoli24 TV intervista Mariano Bogliacino

C'è un aneddoto che non hai mai raccontato? Qualcosa che è successa nello spogliatoio, nel ritiro, magari anche quelle grigliate con l'asado.

"Di aneddoti ne ho molti con Salvatore Carmando! Ricordo un giorno che Calaiò e gli altri gli misero i fiammiferi... Eravamo in ritiro, non ricordo dove, gli han messo dei fiammiferi nella sigaretta e quando l'ha accesa quasi si sono infiammati tutti i capelli! Carmando è un grande, un altro che ha fatto la storia del Napoli!".

RIPRODUZIONE RISERVATA, PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE: CalcioNapoli24 TV

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