Vincere l'EL per una grande stagione, zona Champions per una normale

Editoriale  
SSC Napoli a San Siro contro il Milan, foto: SSC NapoliSSC Napoli a San Siro contro il Milan, foto: SSC Napoli

NAPOLI - Delusione profonda nelle ore immediatamente successive a Milan-Napoli. Commenti e pareri negativi da addetti ai lavori e tifosi, analisi di fine stagione come se fossimo già a maggio. Confronti, confronti continui fra Maurizio SarriCarlo Ancelotti, come se non si aspettasse che un passo falso (o viceversa un successo) per rivendicare l'appartenenza a questo o quel partito.

Napoli fuori dalla Coppa Italia, i problemi evidenziati

La riflessione dopo la tre-giorni milanese è obbligatoria, perchè il Napoli non ha segnato nemmeno un gol fra campionato e Coppa Italia a San Siro contro una squadra inferiore, soprattutto se pensiamo alle individualità. Ma quella di Gattuso è apparsa una squadra molto più affamata e concentrata di quella dell'amico fraterno Ancelotti. E' sicuramente stato questo uno dei problemi evidenti del Napoli milanese, ma non è stato l'unico elemento che può aver inciso nella eliminazione dalla Coppa Italia:

  • relativo appeal della Coppa Italia
  • troppe distrazioni dal calciomercato
  • difficoltà nel servire gli attaccanti in zona gol
  • centrocampo senza padroni.

Innanzitutto si è passati dal "Ma che ci frega della Coppa Italia o di andare avanti in Europa? Vogliamo lo scudetto" della scorsa stagione, atteggiamento dell'ambiente volto a giustificare la scelta di Maurizio Sarri e della squadra di puntare tutto su un solo obiettivo (sfumato, per poco ma sfumato), al "Dobbiamo vincere almeno la Coppa Italia" del primo anno ancelottiano. L'appeal di questa coppa, però, almeno nella mente dei calciatori, non è sembrato riflettere il giudizio dell'ambiente: nella gara di ieri è sicuramente mancata quella grinta, cattiveria, le motivazioni, la voglia di vincere e la fame che alla squadra di Gattuso e a Piatek in particolare non mancano per nulla (e che han fatto la differenza).

Il calciomercato non può poi che avere inciso. Su tutti, su AllanAncelotti l'ha coccolato ieri ai microfoni nel post-gara, giustificandone la sostituzione, ma è indubbio che il primo tempo del brasiliano è stato da 4 in pagella. Corpo estraneo, distratto e senza motivazioni. Nel mezzo, la cessione di Marko Rog e l'addio ad un passo di Younes, le voci su Hamsik verso la Cina e i dubbi sul futuro di Amadou Diawara. Una squadra distratta dal calciomercato, almeno un minimo e soprattutto per il brasiliano.

C'è poi il campo e due problemi che risultano evidenti, al di là delle due distrazioni della difesa che hanno portato ai due gol di Piatek"il problema gol" che "esiste", come ammesso da Ancelotti e un centrocampo senza veri padroni, come lo è stato nell'era SarriInsigne non segna dal 6 novembre, dal gol su rigore a Buffon al San Paolo contro il PSG, ma è in buona compagnia: Dries Mertens ne ha segnati solo 3 di reti nelle ultime 12 giocate dal belga, Milik non incide contro le grandi (0 gol contro le prime 6 del campionato e nessuna rete in Champions League). Tanti gli errori dei singoli, al tiro ma anche nelle giocate tentate: troppi errori individuali per MertensInsigne anche nelle ultime due, irriconoscibili.

A centrocampo poi si alternano, al di là del sempre sufficiente Fabián Ruiz (che non può portare la croce da solo), due mediane in attesa di Hamsik a Milano: quella che si specchia in se stessa, con Zielinski, e quella dai piedi meno buoni che però ha faticato alle accelerazioni rossonere e non è riuscito a costruire in fase di impostazione, quella con Allan-Diawara.

Ma il Napoli ha soltanto fatto un passo falso, in una gara secca, come ribadito in conferenza da Carlo Ancelotti. Perchè il pari a Milano in campionato, nell'ottica del percorso che sta facendo la rosa partenopea in Serie A, ci può stare. Non è un periodo di crisi, nonostante alcuni problemi da risolvere. E adesso?

Napoli fra Europa League e zona Champions

Si parla già di "obbligo Europa League", come se la stagione della SSC Napoli fosse fallimentare e/o all'ultima spiaggia. Aveva forse illuso lo straordinario cammino in Champions League, frenato solo dal ko di Liverpool (un'altra, delle gare da dentro o fuori, come col Milan in Coppa Italia o come lo scontro scudetto a Torino con la Juve in cui il Napoli sembra sempre mancare l'appuntamento) ma che aveva dello straordinario, visto il girone durissimo pescato ai sorteggi. Il Napoli di Carlo Ancelotti, diciamocela tutta, sta facendo il massimo in campionato, con un cammino in linea con le possibilità della rosa a disposizione e ha fatto il massimo in Champions League, dalla quale è stato gettato fuori da singoli episodi.

Dirà la sua in Europa League, che resta un obiettivo come dichiarato dal tecnico partenopeo, ma il principale obiettivo della società, di stagione in stagione, non può che essere la zona Champions in campionato: è quello che permette quegli introiti fissi (certo, poi con la parte variabile derivante dall'effettivo cammino europeo) di cui necessita il club di Aurelio De Laurentiis. E' per questo motivo che non sarà fallimentare la stagione se Ancelotti centrerà l'obiettivo. Certo, sarebbe una grande stagione se si vincesse un trofeo, dove a 11 punti dalla Juventus delle 0 sconfitte in A l'unico plausibile sembra essere quello dell'Europa League, ma sarà normale quest'ultima se ci si dovesse accontentare del secondo posto in campionato a maggio, alla prima stagione di Carlo sulla panchina azzurra. Restano, quindi, un obiettivo e mezzo.

di Manuel Guardasole - Twitter: @MGuardasole

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