Il paradossale silenzio sul mancato silenzio stampa: ma davvero facciamo?

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Il paradossale silenzio sul mancato silenzio stampa: ma davvero facciamo?

Editoriale Calcio Napoli 24 - Il silenzio stampa non è uguale per tutti.

Se già il Covid-19 aveva fatto sguazzare la società nel ridurre al minimo le conferenze stampa (pre-match solo in Europa League e nelle finali di Coppa ItaliaSupercoppa perché d'obbligo), per gli addetti ai lavori, ma soprattutto per i tifosi, le voci dei protagonisti sono ormai finite nel dimenticatoio.

Il primo paradosso riguarda l'ottimo lavoro di Alessandro FormisanoSerena Salvione e tutto il team che si occupa del marketing della SSC Napoli, che in piena pandemia sono riusciti a portare a casa delle straordinarie collaborazioni e ottimi risultati nel fare branding come si deve. Questo però tozza con l'atteggiamento di chiusura societario, con la totale assenza di comunicazione per quel che riguarda i veri protagonisti del mondo del calcio: allenatore e calciatori. Perché, tutte belle le iniziative di marketing, ma se manca lo stadio, manca un minimo contatto con i calciatori e l'allenatore, è naturale il distaccamento e l'interesse nei confronti di una società di calcio. Forse una regola basilare che si sta sottovalutando, in un periodo già di forte calo d'interesse nei confronti del calcio.

Napoli, il silenzio stampa (non) è uguale per tutti

 Ma il paradosso più grave e inspiegabile è che questo silenzio stampa, che non giova a nessuno, è che a questo punto riguarda solo Gennaro Gattuso e qualche azzurro più ligio alle regole. Perché l'unico a cui è stata veramente tappata la bocca è il tecnico del Napoli. Che dopo alcune uscite nel periodo di maggiore crisi di risultati della squadra è stato ammutolito con la scusa del "tutti uniti e compatti fino al risultato".

Silenzio stampa SSC Napoli

E se il tecnico, che non fa uso neanche dei social, sta rispettando a pieno la decisione societaria, qualche calciatore con tweet, stories e post dopo le partite comunque svia e oltrepassa la regola imposta. Il caso di Victor Osimhen che rassicura i tifosi sulle sue condizioni via Twitter dopo il Cagliari ne è un esempio.

Perdonate la ripetizione, ma diventa paradossale, infine, il silenzio (o la mancata presa di posizione nel farlo rispettare, l'account ve lo ribadiamo è reale) sul mancato silenzio da parte del vice-presidente Edoardo De Laurentiis. Che attraverso uno strumento come i social, posta video degli allenamenti, interagisce e commenta (vi evito gli epiteti) e si scaglia contro Juve, Roma e arbitri. Ricordiamolo, i social sono uno strumento di comunicazione a tutti gli effetti: lo sa bene il Napoli, che a volte per i più brevi comunicati utilizza il profilo Twitter.

Questo non vuole essere un attacco a nessuno, ma un momento di riflessione: ma davvero una squadra di vertice in Italia, e in Europa, può gestire in questo modo la comunicazione?

di Manuel Guardasole

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