06-04-2026
08:00
Notizie Napoli - Ci sono partite che si preparano sul campo e altre che iniziano molto prima, nella testa dei protagonisti. Napoli-Milan di Pasquetta è sulla carta una di quelle partite da vivere con attenzione massima. Alla ripresa dopo la sosta per le Nazionali, questa è una di quelle sfide che pesano ben oltre i 90 minuti: energie disperse, emozioni forti e pensieri complicati da gestire.
Ancora una volta, la sensazione è chiara: il destino non ha sorriso al Napoli. Già tutta la stagione ha presentato il conto più volte sul piano degli infortuni, con alcuni giocatori chiave ancora fuori: Giovanni Di Lorenzo, Amir Rrahmani, Antonio Vergara e David Neres sono ancora indisponibili, privando la squadra di big, alternative e continuità proprio nel momento più delicato.
Stavolta, invece, il destino, assieme al calendario, ha aggiunto un ulteriore livello di difficoltà, una vera e propria “variabile impazzita”, che va spiegata e contestualizzata.
Mezzo Napoli è stato in giro per il mondo: Alex Meret, Alessandro Buongiorno, Leonardo Spinazzola e Matteo Politano con l’Italia; Kevin De Bruyne con il Belgio (con Romelu Lukaku caso a parte di cui parleremo dopo); Rasmus Hojlund con la Danimarca; Eljif Elmas con la Macedonia del Nord; Stanislav Lobotka con la Slovacchia; Billy Gilmour e Scott McTominay con la Scozia; Mathías Olivera con l’Uruguay; Vanja Milinkovic-Savic con la Serbia.
Anche il Milan, ovviamente, ha avuto i suoi convocati: Mike Maignan e Adrien Rabiot con la Francia; Fikayo Tomori con l’Inghilterra; Christian Pulisic con gli Stati Uniti; Luka Modric con la Croazia; Strahinja Pavlovi? con la Serbia; Ardon Jashari con la Svizzera; Pervis Estupinán con l’Ecuador; Alexis Saelemaekers e Koni De Winter con il Belgio; oltre ai giovani Davide Bartesaghi e Kevin Atekhame rispettivamente impegnati con Italia e Svizzera per le qualificazioni degli Europei Under 21.
La differenza? I rossoneri hanno sì sostenuto la sosta ma senza dover subire il peso dei playoff mondiali e le eventuali fatiche mentali che ne derivano.
La ferita più profonda è quella lasciata dalla notte di Zenica. L’eliminazione dell’Italia contro la Bosnia ai rigori non è stata solo una sconfitta, ma un’esperienza emotiva vissuta in prima linea da diversi giocatori del Napoli.
Politano titolare e poi fuori all’intervallo, Spinazzola dentro nei supplementari, Buongiorno e Meret non impiegati ma spettatori a pochi metri da ogni episodio, proprio come Di Lorenzo che, da vero leader, proprio come Rrahmani in Kosovo (eliminato in finale dalla Turchia) ha seguito la squadra anche da infortunato. Nessuno di loro è stato coinvolto direttamente nella lotteria dei rigori, ma tutti erano lì, ad assistere alla disfatta. Tutti hanno vissuto da vicino quella sequenza, fino all’epilogo più amaro. Sono scorie che restano, inevitabilmente, anche quando si torna al club.
A rendere il quadro ancora più delicato ci sono le storie di Eljif Elmas e Rasmus Hojlund, intrecciate proprio nei playoff. Il macedone si è fermato in semifinale, battuto proprio dalla Danimarca. Un’eliminazione che ha spento subito il sogno mondiale.
Dall’altra parte, Hojlund ha vissuto un finale ancora più pesante: primo rigorista contro la Repubblica Ceca, traversa e debacle della Danimarca con altri tiri dagli 11 metri falliti dai suoi compagni. Un episodio che soprattutto per un attaccante giovane può pesare ancora di più.
Nessun giocatore azzurro, dunque, è riuscito a superare i playoff di qualificazione ai Mondiali 2026.
Come se non bastasse, la sosta ha “dato vita” anche all’ormai famoso caso Lukaku. Romelu non è rientrato dal Belgio a Castel Volturno, creando un caso mediatico nei giorni di preparazione alla gara. Un dettaglio che si inserisce in un quadro già complesso.
Ed è qui che entra in gioco Antonio Conte. Perché se è vero che il destino, anche stavolta, non è stato dei più favorevoli, è altrettanto vero che l’allenatore azzurro ha costruito la sua carriera proprio con la fama di combattente contro le avversità (e non a caso è suo il primo nome trapelato per un possibile futuro da CT della Nazionale italiana). La sua forza è trasformare. Trasformare la delusione in rabbia agonistica, la pressione in concentrazione, le difficoltà in energia da portare in campo. È una partita che passa anche da qui.
Napoli-Milan arriva così dopo la sosta, per puro destino, con un peso diverso sulle spalle delle due squadre. Ma è proprio questo il punto: quella che è a tutti gli effetti una “variabile impazzita” può diventare anche un fattore. Perché quando la sorte non aiuta, spesso l’unica risposta possibile è semplicemente quella di farsi trovare pronti a trasformare tutto, proprio lì dove conta di più.
Riccardo Nicotra
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