Tre mesi e questo strazio finisce

Editoriale  
rappresentazione grafica a cura di Giuseppe Cautierorappresentazione grafica a cura di Giuseppe Cautiero

Tra meno di tre mesi la stagione del Napoli sarà conclusa

«Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: "Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio» (L'odio, film del 1995 di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel, Hubert Koundé e Saïd Taghmaoui

Napoli calcio - Meno di tre mesi alla fine di questo strazio, sedici partite alla fine della stagione. Guardare il Napoli, in questi ultimi due mesi, è stato un esercizio di autoflagellazione immenso: assenze da una parte, mancanza di idee dall’altra, a cui va aggiunta la presenza nascosta di un club che - per mancanza di alternative concrete - decide di andare avanti con un allenatore virtualmente cacciato un mese fa e con un direttore sportivo detentore di un contratto lungo e del quale - evidentemente - non si condivide più la gioia di immaginare un futuro assieme. Il Napoli è questa roba qui, una roba indecorosa ed un attentato al fegato dei tifosi che, fossero stati presenti sugli spalti del Maradona, non avrebbero esitato a fischiare e contestare i calciatori, autori di prestazioni impaurite, confusionarie e chiaramente influenzate dai social, dai giornali e dai siti che, notoriamente, scendono in campo e si aggregano agli undici avversari.

SSC Napoli 2020-2021, non si salva nessuno

Non c’è nessuno che si salverà in questa stagione balorda, deve essere chiaro.

  • La responsabilità di questa stagione è di Aurelio De Laurentiis e degli altri (quanti?) dirigenti: una società che defenestra allenatore e direttore sportivo - dei quali avalla le scelte, perchè è l'unica ad avere potere di firma - e lo fa sapere in modo indiretto, mantenendoli comunque in società per assenza di alternative, o di coraggio, o per motivi economici -, persiste nell’errore e non può essere mai esente da colpe. Se vuoi cacciare qualcuno, lo fai e basta. Altrimenti è una farsa. Rimanere in silenzio, facendo trasparire i propri pensieri tramite i media e affidandosi ad un tweet di fiducia nei confronti del ds - del quale vorresti disfartene - è una scena indecorosa di un cinepanettone.
     
  • La responsabilità di questa stagione è di Cristiano Giuntoli e del suo staff: le scelte di mercato degli ultimi 18 mesi, al netto degli infortuni, non hanno reso secondo le aspettative, soprattutto se contestualizzate alle cifre spese per l’acquisto dei cartellini di ragazzi che, allo stato attuale, hanno dato poco o nulla alla causa. Capiamo i limiti imposti dalla società, va benissimo le plusvalenze, ma certe vagonate di milioni sembrano realmente buttati. Se e quando troverà un accordo con De Laurentiis per rescindere anticipatamente un contratto lungo ed oneroso, firmato di buona volontà da chi ora non lo vorrebbe più vedere, sarà addio.
     
  • La responsabilità di questa stagione è di Gennaro Gattuso e dei suoi collaboratori: idee di gioco poche, confusione tanta, così come il numero dei moduli utilizzati - anche a causa delle emergenze, certo. Il 4-2-3-1 senza i giocatori adatti non si è rivelato uno schema attuabile al meglio, chi ne vorrebbe le dimissioni vive nel mondo delle favole, dovrebbe capire che di colpe il mister ne ha, ma non tutte. Tradito da un rinnovo mai arrivato, la società lo ha lasciato solo e l’assunzione totale delle responsabilità dopo ogni partita serve solo a fare da parafulmine ai giocatori che, finora, non lo hanno mollato. De Laurentiis ne avrebbe gradito le dimissioni per risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro, una fantasia.
     
  • La responsabilità di questa stagione è dei calciatori, tutti: l’anno scorso si schierarono contro la società sulla questione ammutinamento e ritiro, e la società cacciò l’allenatore dandogli l’alibi per completare la stagione. Sempre alibi, una volta le assenze, una volta il torto arbitrale, una volta i giudizi dei social e dei mezzi di informazione: il Napoli è una squadra tecnicamente molto valida, ma che dal punto di vista della mentalità lascia a desiderare da anni. La mancanza di un leader carismatico nello spogliatoio fa sì che la squadra, alla prima difficoltà, si sciolga e vada allo sbando, commettendo errori tecnici e di concentrazione banali ed assurdi per il livello tecnico. In altri sport si parlerebbe di personalità soft, ma incide su di loro anche la confusione tattica di chi li mette in campo. Diversi azzurri sembrano aver superato il limite temporale della loro esperienza a Napoli, sostanzialmente mai ceduti quando si sarebbe dovuto.

Le sedici tappe della Via Crucis napoletana

Detto tutto ciò, mancano 86 giorni a Napoli-Verona, l’ultima partita di campionato: verosimilmente l’ultima di Gattuso, Giuntoli, Hysaj, Maksimovic, Bakayoko e chissà quanti altri. Una stagione straziante di cui non si vede l’ora che arrivi la fine. Benevento, Sassuolo, Bologna, Milan, Juventus, Roma, Crotone, Sampdoria, Inter, Lazio, Torino, Cagliari, Spezia, Udinese, Fiorentina, Verona. Una via crucis, se queste sono le premesse. Di questa stagione rimarranno, nella mente dei più, le figuracce. Di tutti. Com'era la citazione finale?

«È la storia di una società che precipita, e che mentre sta precipitando si ripete, per farsi coraggio: "Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene". Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio» (SSC Napoli, realtà del 2021 di Aurelio De Laurentiis con Cristiano Giuntoli, Gennaro Gattuso e tutti i calciatori) 

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