Il silenzio di chi non è innocente, l'interesse per Sarri docet

Editoriale  
Il silenzio di chi non è innocente, l'interesse per Sarri <i>docet</i>

Quando richiami l'ex che avevi tanto amato e che ti faceva sembrare la vita molto più bella di quello che realmente era, o sei nostalgico o sei paraculo. In entrambi i casi, lo fai perché probabilmente le due fidanzate successive non ti han fatto battere il cuore come quella con cui ti sei lasciato poi non troppo bene. Ma magari nemmeno hai dato loro l'amore che meritavano. O, comunque, al primo passo falso non le hai dato una seconda chance (almeno a Carlo, Rino ne sta avendo eccome).

Ti aveva chiesto l'anello Tiffany (Sané) per restare e diverse garanzie che non eri riuscito (giustamente) a dare. E allora hai sparato a zero sulla tua ex, che per giunta dopo una piroetta in Inghilterra è tornata e si è messa col tuo peggior nemico (vincendo uno scudetto con quel palazzo di cui aveva detto peste e corna).

E così i contatti con Maurizio Sarri, colui che:

  • aveva valorizzato al massimo la rosa (Hysaj improvvisamente valeva 40 milioni e aveva mercato, Jorginho è andato via a 60 milioni, per Koulibaly rifiuti oltre 100 milioni, tutti pazzi per AllanDries Mertens bomber e prima punta, giusto per fare qualche nome);
  • ha portato il progetto Napoli ben oltre le più rosee ambizioni: lotta concreta a una delle Juventus più forti degli ultimi anni per lo scudetto (fino a quando te lo scippano a poche giornate dalla fine), un'identità di gioco apprezzata ed esaltata in tutt'Europa e un gruppo solido e coeso intorno all'allenatore (tranne pochi episodi e casi, soprattutto nell'ultima stagione, ma capita anche nella famiglia del Mulino Bianco);
  • aveva uno stipendio alla portata di una società e di una dimensione come quella del Napoli (adesso come lo convinci a rinunciare ai 7 milioni che percepirà da giugno comodamente da casa? Solo con un contratto adeguato).

Certo, se si torna con insistenza su Sarri, per i motivi elencati prima, forse vi è la consapevolezza che in questi anni successivi all'era "comandante" non si è lavorato poi così tanto bene. Da tanti punti di vista. E il progetto, che fino ad allora era sempre chiaro, in positivo e in negativo (cessioni pesanti, per farne un esempio), non è più riconoscibile.

Al di là delle oggettive colpe di Gennaro Gattusoacuite (e non ridotte) da un buon secondo tempo contro un Granada mediocre (e le assenze, la stanchezza e tutti gli alibi stavolta?), a far rumore è il silenzio della società, in particolare di Aurelio De Laurentiis. Che dopo quel brutto ko di Verona e diversi allenatori sondati, contattati per capirne l'effettivo interesse, la disponibilità, a prendere per mano una squadra in totale caos e a traghettarla fino a giugno, non si è mai esposto pubblicamente.

O comunque non ha fatto pubblicamente trasparire la fiducia nell'allenatore. Certo, diventa difficile farlo se Gattuso ai microfoni di Sky non si nasconde e si arrabbia dopo un Napoli-Parma ammettendo tutto

"Rapporto col presidente? Dopo gli ultimi 15-20 giorni da parte mia c'è un po' di delusione per quello che è successo. Detto ciò, c'è grandissimo rispetto perché è più grande di me e sono un suo dipendente. Il rispetto non mancherà mai. Nuovi allenatori?  Non rispondo... Tante squadre mi hanno chiamato, c'era qualche appuntamento e non mi sono presentato, io ho fatto la persona corretta come penso che sono".

Non basta quindi la nota fatta trapelare ieri sera dall'ufficio stampa del club per testimoniare una reale e concreta fiducia in Gennaro Gattuso. D'altronde, dov'è finito il rinnovo di cui si parlava? I calciatori giocano sapendo già che a fine campionato sarà addio col tecnico. Ma soprattutto, il Napoli sembra essere schiavo di una mancanza reale di alternative: non tanto oggi, al 26 febbraio, quando mancano solo tre mesi alla fine del campionato. Ma al 25 gennaio, giorno dopo Hellas-Napoli, nel presidente c'era l'intenzione di dare una scossa alla squadra con un cambio in panchina. Si poteva salvare il salvabile, non avendo praticamente mai provato a superare l'Atalanta in Coppa Italia e avendo regalato 135' al Granada.

Ma perché, da ormai un mese fa, dopo quel duro ko, non è cambiato praticamente nulla? Anche per De Laurentiis le difficoltà di Gattuso son derivate dalle assenze, o semplicemente nessun tecnico di livello (che giustifichi il cambio in panchina) ha dato uno spiraglio al Napoli per l'ingresso in corsa? Il silenzio su questo tema. Ma il Gattuso arrabbiato delle ultime settimane vale più di mille risposte. E quel che succede in campo, è anche lo specchio di ciò che succede lontano dai campi...

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