ESCLUSIVA - Karel Zeman: "Papà rifiutò il Napoli di Diego! Sarri figlio della meritocrazia, altri hanno tutto apparecchiato. Con un cognome diverso allenerei in serie importanti"

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Dici Roma-Napoli e non può non pensare alla famiglia Zeman. Il boemo ancora oggi è amato dalle due tifoserie della Capitale ed anche a Napoli dove nonostante l'esonero viene conservato un ricordo molto forte. La redazione di CalcioNapoli24 ha intervistato in esclusiva Karel Zeman, allenatore come papà Zdenek, sulla sfida di sabato sera all'Olimpico ed anche su altri temi.

Roma-Napoli che gara ti aspetti?
"Si sfidano due grandi allenatori come Di Francesco e Sarri. Le loro idee di gioco si avvicinano molto a quelle mie del 4-3-3"

Sarri vittima della poca meritocrazia del calcio italiano?
"Direi di no nel senso che è arrivato un alto, seppur tardi, solo e grazie al suo lavoro svolto. Molti ex giocatori oggi invece si trovano tutto già bello ed apparecchiato per allenare in categorie importanti"

Di Francesco è un po' una creatura di tuo padre...
"Papà l'ha avuto con lui per due anni, ha assimilato qualche sua idea nel 4-3-3 che pratica. Ricordo quando allenava il Pescara ed io e papà andammo a trovarlo e ci parlò della strada che avrebbe voluto intraprendere. Per lui era un periodo di alti e bassi, poi ne è uscito fuori alla grande"

Che effetto ti fa vedere Insigne essere il miglior giocatore italiano?
"Sono davvero contento perchè conosco la persona che è. E' maturato moltissimo, ricordo che a Foggia si vedeva il talento ma era troppo incostante. In B invece era un po' il Maradona. Si merita queste soddisfazioni"

Vero che tuo padre rifiutò il Napoli di Maradona?
"Tutto vero. Quando i dirigenti venivano a casa per trattare, ricordo che noi della famiglia ci chiudevamo in un'altra stanza e pregavamo affinchè non ci costringesse a cambiare città. All'epoca eravamo a Foggia e non volevamo spostarci ogni anno".

Quanto brucia ancora la ferita dell'esperienza partenopea?
"Tanto perchè è stata un'occasione importante per papà. Il paradosso fu che a contattare mio padre fu colui che non poteva farlo (Moggi ndr) ed alla fine poi si è visto come è andata a finire alla guida di quel Napoli"

Che effetto ti fa vedere di nuovo Agricola nel mondo Juve?
"Non conosco i fatti, ma sicuramente se l'hanno ripreso vuol dire che avrà delle qualità che gli hanno permesso di poter rientrare nuovamente"

Se un giorno dovesse chiamarti la Juve?
"Ci andrei perchè adesso è una società modello sul piano organizzativo. Non è più la Juve che mio padre attaccava spesso"

Un rivoluzionario come ADL quanto può dare fastidio ai poteri forti?
"Se una squadra vince deve farlo perchè è forte e non per altri poteri. Se oggi dovessero esserci ancora poteri forti vorrà dire che questo mondo non si è ripulito del tutto. De Laurentiis è un presidente che ha costruito dal nulla e gli vanno grossi meriti. Il problema è che a Napoli non si accontentano mai e vogliono vincere sempre perchè hanno grande fame. Per questo lo contestano. Altrove nessuno direbbe nulla a De Laurentiis"

Quanto ti pesa essere figlio di Zeman
"Per me è solo un orgoglio anche se non mi spiego come mai la mia carriera stia subendo un rallentamento. Magari con un altro cognome a quest'ora starei allenando in categorie importanti"

Il consiglio più prezioso che ti ha dato?
"All'inizio mi disse di non fare l'allenatore (ride ndr). La cosa più bella che mi ha detto è stata quella di credere sempre in ciò che si fa e che avevo qualità per fare meglio di lui"

Meglio il 4-3-3 sarriano o quello di Di Francesco?
"In questo momento non c'è paragone perchè Sarri lavora da più tempo con gli stessi uomini. Giocano a memoria. Di Francesco farà bene, ma gli serve tempo"

Un giocatore a cui sei legato di più? 
"Ne sono due: Signori e Petrescu. Papà li ha avuti ai tempi di Foggia. Ricordo Beppe che veniva spesso a cena da noi e mi chiamava addirittura fratello. Sono ricordi davvero indelebili per me"

Deluso dalla gestione dell'ultimo anno di Totti?
"Devo dire di si. Un giocatore che decide di legarsi a vita ad una società avrebbe dovuto decideere lui quando e come smettere, invece è stata la società ad imporgli quasi tempi e modi"

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