Angelo Forgione sull'inchiesta di Report: "Juve-'Ndrangheta e suicidio Bucci. Club con intrighi di potere e stanze torbide"
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Angelo Forgione, scrittore napoletano, ha scritto un lungo post su una pagina Facebook commentando la vicenda legata all'inchiesta di Report e all'esclusione
Angelo Forgione, scrittore napoletano, ha scritto un lungo post su una pagina Facebook commentando la vicenda legata all'inchiesta di Report e all'esclusione di Marotta dalla Juventus:
"Gigi Moncalvo è un giornalista attendibile in tema di famiglia Agnelli. Ha scritto due libri sulla dinastia: I lupi & gli Agnelli (2009, Vallecchi) e Agnelli segreti (2012, Vallecchi). Libri che ho anche letto prima di scrivere il mio Dov'è la Vittoria.
Oggi Gigi Moncalvo, con un articolo sul quotidiano La Verità, prova a svelare gli intrighi juventini che hanno condotto all'estromissione di Beppe #Marotta, sostenendo che il dirigente uscente, annunciando in tivù la separazione dalla #Juventus, avrebbe scavalcato volontariamente Claudio Albanese, il direttore della comunicazione e delle relazioni esterne.
Ma chi è Claudio Albanese? È colui che ha voluto che Maurizio Pistocchi fosse allontanato dai salotti di Mediaset, che Paolo Ziliani fosse imbavagliato e che Giuseppe Cruciani, secondo Moncalvo, fosse ospite a TikiTaka (a vomitare il suo manifesto sprezzo verso il mondo Napoli). È questa l’incidenza dell’ufficio comunicazione della #Juve di Andrea Agnelli sulle scelte editoriali esterne. Si tratta di un antico metodo, se è vero che anche Fabio #Caressa, nell'aprile 2017, ha svelato che nel 2004 la famigerata Triade fece telefonare (invano) ai dirigenti di Sky per far licenziare lui e #Bergomi, colpevoli di aver criticato un arbitraggio favorevole ai bianconeri.
Albanese è un uomo di Giraudo, a sua volta uno dei due mentori di Andrea Agnelli. L'altro è Luciano Moggi, che è pure suo vicino di casa a Torino. Entrambi erano uomini di papà Umberto Agnelli, e a loro il rampollo resta "affezionato".
«Io ho già ribadito la mia stima per Luciano Moggi, - disse Andrea il 27 ottobre 2010 durante un’assemblea degli azionisti - l’ho fatto di persona e lui lo sa perfettamente. Questa stima non verrà mai meno». «Per me Giraudo è stato un punto di riferimento, come un padre», disse in un'intervista a Mediaset del 4 febbraio 2012 il presidente bianconero. E nel novembre 2014, affermò: «Luciano Moggi rappresenta una parte importante della storia della Juve. Noi siamo il Paese del cattolicesimo e del perdono, si può anche perdonare, no?».
Se fosse arrivato il perdono della FIGC, Andrea avrebbe già da tempo restituito le chiavi del club al perdonato Moggi, ma la radiazione gliel'ha impedito. E così Marotta, che era stato scelto da John Elkann, è rimasto al suo posto. Ora che i rapporti con l'ex dirigente della Samp si sono definitivamente rotti, chi lo sostituirà? Area sportiva assegnata a Pavel Nedved, voluto in dirigenza da Giraudo e Moggi, e a Fabio Paratici, che ha portato avanti l'acquisto di Ronaldo per volontà di Andrea ma contro il parere del suo maestro Marotta, l'ultimo uomo degli Elkann finalmente defenestrato.
L'allontanamento di Marotta significa una cosa sola: ormai, dopo 7 scudetti consecutivi, Andrea Agnelli si è definitivamente impossessato del giocattolo sportivo di casa Exor, mettendo in minoranza gli Elkann, che con la gestione affidata a Cobolli Gigli, Blanc e Secco avevano indebolito il potere juventino rimesso in piedi da Umberto Agnelli nel 1994 (tra doping e Calciopoli).
In attesa di vedere cosa riserverà il 22 ottobre l'approfondimento di Report sull'inchiesta Alto Piemonte, sui rapporti tra la Juventus e la 'ndrangheta e sul misterioso suicidio di Raffello Bucci, Marotta starà sicuramente già riflettendo su quanto sia prestigioso e pericoloso lavorare per un club così luccicante all'esterno ma così torbido nelle sue stanze, tra intrighi di potere e rivalità di famiglia".

