Pizzul ricorda: "Quella stagione ad Ischia, tra i viaggi in traghetto e l'università di Napoli"

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L'edizione odierna de La Repubblica di Napoli ricorda la parentesi che Bruno Pizzul, all'epoca soprannominato "Canna di zucchero”

A due giorni dal suo ottantesimo compleanno, l'edizione odierna de La Repubblica di Napoli ricorda la parentesi che Bruno Pizzul, all'epoca soprannominato "Canna di zucchero” per il fisico longilineo ed esile, fece nell'Ischia. Arrivò in Serie D in prestito dal Catania, era la stagione 1960- 61. Quell’unica stagione con la maglia dell’Ischia bastò a saldare il rapporto con l’isola, che Pizzul volle rinverdire celebrando la prima promozione della squadra in C1, nel 1987, con una lettera che fu un vero e proprio atto d’amore: "Quel rapido soggiorno fu sufficiente a farmi apprezzare il fascino di Ischia, splendida di paesaggi e calore umano. Ricordo gli avventurosi viaggi in traghetto per le trasferte e la frequenza dell’università di Napoli: quel braccio di mare tra Procida e Capo Miseno, che d’inverno diventa insidiosissimo. E il campetto tra i pini, con la gente a mezzo metro a soffiarti addosso".

"Era uno stopper all’antica, molto bravo sulle palle alte, in difficoltà sugli attaccanti brevilinei", ricorda Michele Abbandonato, per tutti Lillino, all’epoca suo compagno di squadra e poi artefice, in panchina, della storica promozione in C nel 1983. "Studiava legge, aveva sempre un libro in mano — continua — e una dialettica eccezionale che tradiva già la sua inclinazione alla carriera da telecronista". "Pizzul? Ricordo la sua parlantina, come no, e anche che adorava i maccheroni..." , dice oggi Emilio Pilato, dirigente storico, uno dei tanti che non hanno digerito il fallimento dell’Ischia Isolaverde, che oggi milita in prima categoria.

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