Il Prof. Delise: "Astori? Un’aritmia maligna può essere provocata anche da una miocardite. La risonanza cardiaca è la chiave diagnostica"

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Il Professore Delise parla del decesso di Davide Astori e lo fa in chiave specifica cercando di evidenziarne i punti principali

Il professor Pietro Delise, veneto di Conegliano, oggi consulente cardiologo dell’Ospedale Pedersoli di Peschiera del Garda (Verona), past-president della Societa' italiana di cardiologia-sport e direttore della rivista «Cardiologia dello sport», ha parlato a Il Mattino.

Professore Delise, l’Italia e' notoriamente all’avanguardia nella cardiologia dello sport e nella prevenzione delle patologie cardiovascolari dell’atleta, e percio' resta ancora piu' colpita dalla morte di Astori.

«Sottolineiamo subito che lo sport agonistico da noi e' regolamentato ad un primo livello dalle federazioni, che impongono uno screening di base obbligatorio ed una certificazione di idoneita' che viene rilasciata, dopo visita clinica ed Ecg, da un medico dello sport. In Italia non vi e', come in altri paesi, una sorta di autocertificazione liberatoria».

Ed il ruolo del cardiologo dello sport?

«Noi interveniamo, se necessario, in seconda istanza, quando compaiano sintomi che sollecitino approfondimenti specifici. Con ecocardiografia, quando ci sia un dubbio valvolare, test da sforzo, miocardioscintigrafia ed anche coronarografia, se emerge il sospetto di cardiopatia ischemica, esame Holter (Ecg dinamico delle 24 ore), se si registrano aritmie. Ed oggi, ancora, con il supporto importantissimo della Rmn cardiaca».

Il cuore dello sportivo resta un cuore ad altissimo rischio.

«Certo, ma si tenga conto che noi dobbiamo confrontarci non solo con i sistemi cardiovascolari dei giovani, come il povero Astori, ma anche con quelli di atleti in eta' piu' adulta, a rischi molto piu' articolati. E cosi', dal 1989, siamo in prima linea, come Cocis (Comitato organizzativo cardiologico per l’idoneitaÌ allo sport), nel sollecitare le attenzioni in merito dei medici dello sport e dei cardiologi di base. Diciamo, per esigenza di comprensione, che suggeriamo loro i percorsi diagnostici e strumentali opportuni, di fronte ai quadri clinici che si presentano».

Nella finalitaÌ di eliminare, o almeno limitare ulteriormente, la casistica delle ‘morti improvvise’, come quelle di Astori.

«Intanto, fino al responso della autopsia, nulla ci impedisce di pensare che Astori non sia finito per una patologia extracardiaca. Ma anche nel contesto cardiologico, io diffido dell’attribuire tanta importanza causale alle aritmie primitive ad etiologia genetiche, come la stessa “sindrome di Brugada”. Nella mia esperienza di 40 anni di cardiologia nello sport continuo a ritenere che una aritmia maligna sia piu' spesso provocata da una causa ischemica, come un infarto del miocardio».

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