Il film di Maradona, Il Mattino: troppe ombre e poche luci, una pellicola che fa discutere

Rassegna Stampa  
Il film di Maradona, Il Mattino: troppe ombre e poche luci, una pellicola che fa discutere

Il film di Maradona

Ultime calcio Napoli - Maradona torna a Napoli. Non lui, dolente per i postumi di un'operazione dopo le tante profonde ferite dell'anima ma tornato in panchina per guidare il Gimnasia La Plata. Torna nel suo regno («Questa è la festa più importante della mia vita perché questa è casa mia» urlò al microfono di Galeazzi il 10 maggio '87, il giorno della gloria) attraverso la sua storia raccontata dal regista anglo-indiano Asif Kapadia, Premio Oscar e autore del docufilm «Maradona. Ribelle eroe. Sfrontato Dio», in anteprima lunedì 16 alle ore 20.30 nel cinema Modernissimo aspettando le proiezioni dal 23 al 25 in Italia. Il racconto parte da Buenos Aires, Villa Fiorito, quartiere poverissimo dove vivevano i Maradona, e termina sull'uscio della casa nella zona residenziale della Capital Federal, con l'abbraccio tra Diego e Diego junior, il figlio rinnegato per quasi trent'anni. In mezzo, c'è un documentario, arricchito dai contributi inediti forniti dal cineoperatore Juan Carlos Laburu, che non rende giustizia al Ribelle Eroe e Sfrontato Dio.

Maradona e quel film che fa discutere

Come scrive Il Mattino:

"Maradona ha frequentato tante - troppe - persone sbagliate: si è buttato in vicoli bui senza via di uscita, però difficilmente avrebbe potuto fare altre scelte il ragazzo poverissimo - figlio di don Diego che si ammazzava di fatica per sfamare la sua numerosa famiglia - abbagliato dalle luci della ribalta. Non resse. Niente fu normale, ricorda Kapadia, nella sua vita. Diego è quello che si affacciava al balcone della Casa Rosada, il palazzo presidenziale di Buenos Aires, alzando al cielo la Coppa del mondo e anche quello che si sdraiava accanto ai Giuliano, gli amici camorristi, nella vasca da bagno a forma di conchiglia. Quando toccò il fondo - ma era arrivato ancora più giù - ammise le amicizie sbagliate, la dipendenza dalla cocaina (Signorini rivela di aver chiesto l'aiuto di Ferlaino) e l'errore di non riconoscere come suo figlio Diego junior finché non divenne uomo. Nel film c'è il dribbling a un difensore del Bari, ultima sua avversaria al San Paolo, e ci sono le dichiarazioni di Ferlaino: «Non c'era tutta questa severità nei controlli antidoping. Probabilmente un altro faceva pipì al posto di Maradona. Può essere, io non lo so. Finché Maradona ha giocato noi abbiamo vinto». Sfumano le parole dell'ex presidente, Diego alza le braccia verso il popolo del San Paolo dopo un gol: contava questo, soltanto questo".

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