CdM, Zambardino: "Caro Allegri, hai sbagliato: meglio non farlo con De Laurentiis"

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Vi proponiamo l'editoriale di Vittorio Zambardino dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno, che commenta la conferenza stampa di Allegri:

"Max, un errore lo hai fatto. Un tocco alla barriera in quello che sarebbe stato un percorso netto — siamo in equitazione, non in ippica. È successo quando hai promesso «trofei». Con De Laurentiis che ti ha subito raddoppiato la marcatura: «La finale di Champions!». Ma anche nel coro più uniforme e intonato c’è sempre una differenza, perché parlando dell’ultimo anno alla Juve, hai detto di aver vinto la coppa Italia. È evidente che tu e il presidente avete un dizionario diverso, almeno alla voce «trofeo».

Ma non illuderti: il tifo ha quello del boss, non riuscirai a cavartela con una coppa Italia. Nel nostro delirio della vigilia ti avevamo consigliato di parlare di quarto posto e di passaggio della fase eliminatoria di Coppa, ma il briefing che hai subito a tavola lunedì sera dev’essere stato brutale. Ti hanno portato al San Carlo, ma sono ben altri gli acuti che vogliono da te. I «trofei», un punto di lode per non avergli riso in faccia. Ci avevano accusato di parlare di Allegri sulla base di quello che su di lui si scrive e si dice da anni. E allora in seicento, sfidando l’aria africana che arrostisce Napoli in queste ore, siamo andati al San Carlo a sentirlo parlare. Noi da lontano come decine di migliaia grazie a internet: sul canale You Tube del Napoli eravamo più di sedicimila, cui vanno aggiunte radio, siti, social. Si può stimare un ascolto equivalente al pubblico di una partita di buona affluenza. E non ci credereste: Allegri è tale e quale a quello che si dice di lui. E lo stile non è male. Molto ben vestito, snello nel corpo e nella parola, retorica essenziale, niente proclami o «claim», come dicono i ragazzi (Niente «Amma fatica’ »), niente paranoia autoritaria, un forte senso di parità con i giocatori che sono colleghi e non sottoposti, molta prudenza sugli infortuni.

Toni sommessi, sembrava che dall’uomo uscisse un getto di aria condizionata. Quest’uomo non si sente un messia, non è qui per fare silenzi stampa di comodo, non per indicare sempre negli altri, un altro qualunque, il responsabile dei suoi errori. È già molto, per noi poveri disgraziati che veniamo da due anni di fondamentalismo con la mania di persecuzione. E quello che più conta, Allegri accetta un’etichetta che in questa città, chissà perché, ha un sapore negativo: aziendalista. Come se fare gli interessi di chi ti paga lo stipendio fosse un peccato mortale e non un dovere: ve li ricordate i proclami guevaristi di Maurizio Sarri e l’estasi dell’intellettualità rivoluzionaria? Max ha ammesso senza problemi di essere aziendalista, lo ha rivendicato. Meno male. Questo significa che farà ciò che gli si chiede: accontentarsi di un po’ di mercato, utilizzare tutto l’utilizzabile nel cafarnao di prestiti scaduti e acquisti rigettati da Conte.

Insomma, sarà un anno dai nervi distesi. O meglio: poteva esserlo, se lui non si fosse messo a fare promesse. Ricorderete un altro illustrissimo che fece lo stesso sbaglio. Quando chiesero a Carlo Ancelotti fresco di arrivo: Mister qual è il suo obiettivo? E la sventurata rispose : lo scudetto. A questo punto siamo con Massimiliano Allegri, qui siamo arrivati, qui «mettiamo lo sproccolo », come dicevano i contadini quando seminavano a mano. Gustosa la tattica del fuori gioco adottata dal neo allenatore sulle domande tecniche. «Fatemeli prima vedere», «Fatemelo prima allenare» (riferito a De Bruyne che allora dovrebbe restare, no?).
Una cosa è certa, risponderà sempre alle domande dei giornalisti ma in quanto a fregarlo l’impresa resta disperata. Oggi però era facile affrontarli, ci volevamo tutti bene, con questo caldo vuoi pure agitarti per l’antipatia? Buon lavoro, Max, attento ai napoletani.

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