Questione di body language
17:00
Napoli-Parma 0-0, ci ha fatto capire alcune cose dal linguaggio del corpo di alcuni azzurri messi in campo da Conte
Ultime notizie calcio Napoli - Se prendiamo i giudizi sul Napoli al fischio finale di domenica contro l’Inter e li confrontiamo con quelli post-gara di ieri, sembra essere passato un ciclone. Quasi una stagione o giù di lì. Chi è stato elogiato contro i nerazzurri, scopriamo essere involuto dopo 72 ore o fuori dal contesto di gioco di Conte. Le montagne russe dei giudizi d’altronde sono così. Lo dice anche una strofa di una canzone di Edoardo Bennato: “Un giorno credi di essere giusto, di essere un grande uomo. In un altro ti svegli e devi cominciare da zero”.

Il body language di qualche azzurro parla più del campo. Partiamo per esempio da Olivera, uno che sta vivendo una delle involuzioni più preoccupanti. Rischia di essere né carne né pesce in questo sistema di gioco che - probabilmente - non esalta le sue caratteristiche. Ieri ha giocato male sembrando spaesato, l’immagine del primo tempo dove prova a puntare l’avversario dimenticandosi goffamente la palla è un flash sulla condizione mentale di Mathias.
Su Lang si è detto e scritto di tutto. Non è neanche giusto buttare solo a lui la proverbiale croce addosso. Anche ieri, come accaduto con il Verona, ha l’occasione della vita per cambiare la sua stagione, ma la cicca. Esce non contento (da capire se con sé stesso oppure nei confronti dell’allenatore). Anche in questo caso il linguaggio del corpo non mente. Noa fa giocate scolastiche - non da lui - e quando, perde la sfera, non la riaggredisce con ferocia e sangue agli occhi di chi deve riscattarsi. Se non hai l’animus pugnandi con Conte non giochi qualcuno glielo traduca in olandese a questo punto.
Spostiamoci poi su Lucca. La rovesciata al 95’ è lo scatto che spiega le problematiche tecniche ed anche a questo punto mentali di questo ragazzo. Qualcuno può vederci personalità in quel gesto altri invece no. Non è Van Basten, ma nemmeno l’ultimo centravanti della storia del calcio. Lorenzo resta un buon calciatore e Conte - che gli piaccia o meno - ha il dovere di utilizzarlo anche perché Hojlund è umano e non si può pretendere tiri la carretta sempre. I calzettoni un po’ tirati giù di Rasmus è un altro linguaggio del corpo da non sottovalutare.
Chi invece è entrato con cattiveria dando anche una scossa è Vergara. Ha provato almeno a fare qualcosa. Ha corso, ha osato provando a dare qualcosa di diverso. Si è messo subito in partita senza perdersi in sbracciate o altro. Già, questione di body language.
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