"Restare in panchina in un grande club non mi attrae". Un'infanzia in discarica, poi l'esplosione in Cile e...la malaria: la vita sulle montagne russe di Osimhen

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Victor Osimhen, attaccante del Lille e della nazionale nigerianaVictor Osimhen, attaccante del Lille e della nazionale nigeriana

Il Napoli cerca Victor Osimhen, attaccante nigeriano del Lille dalla vita complicata sin dai primi anni di vita

Calciomercato Napoli - La storia di Victor Osimhen, attaccante nigeriano del Lille e primo obiettivo di mercato del Napoli, è di quelle strappalacrime. Di quelle sfortunate - che nascono a Lagos e si sviluppano nella discarica più grande d’Africa, Olusosun -, e riprese per i capelli dal talento per il calcio e dalle occasioni che riescono ad aprirsi. Basta andare a rileggere alcuni passaggi di una intervista rilasciata dal calciatore agli inglesi dell’Independent, nello scorso aprile:

“Andavo con un amico alla discarica a cercare delle scarpette: trovavamo una Nike sinistra, una Adidas destra e provavamo di tutto per mettere assieme un paio. Ho vissuto in una periferia davvero povera e, nella nostra via, la nostra famiglia era una di quelle più povere”

Al punto tale che l’affittuario si presentava alla porta di casa per chiedere conto del denaro mensile al papà e alle sorelle di Victor, che in quei momenti usciva fuori, girava l’angolo, piangeva e pregava per un aiuto.

L'infanzia da incubo di Victor

Non è stata una infanzia facile, per Osimhen. Una mamma persa a soli sei anni, una guida fondamentale che viene a mancare sin da subito ed una vita che si mette subito in salita. Ma di quelle dure, altroché:

“Se non giocassi a calcio, venderei di tutto pur di aiutare la mia famiglia. Dopo aver perso mamma, papà (scomparso il mese scorso, ndr) si ritrovò senza lavoro ed io vendevo sacche e bottiglie d’acqua per i lavoratori della discarica che restavano sotto al sole. Era dura, ma ormai è passato: sono felice di aver attraversato quella fase della mia vita, perchè mi ha aiutato ad andare avanti credendo nei miei sogni. Adesso la mia famiglia è in una buona situazione, ma ho ancora tanti sogni per la mia carriera”

L'esplosione al Mondiale Under 17

Ma come arriva Victor Osimhen in Europa? Bisogna tornare alla Coppa del Mondo Under 17, nel 2015: dal Cile, ai confini del mondo, la stellina di Victor deflagra come una supernova. Dieci gol e due assist in sette partite, Scarpa d’Oro come miglior marcatore e Pallone d’Argento dietro il connazionale Nwakali. Normale che su di lui si fiondino tutti, come ricorda The Independent: Barcellona, Inter, Atletico Madrid, Juventus ed Arsenal (“Parlai con Arsene Wenger, mi voleva con lui” ricorda Osihmen). Dove finisce? In Germania, al Wolfsburg. Per quale motivo?

“Volevo iniziare a giocare sin da quando avrei compiuto 18 anni, volevo una squadra in cui migliorare il mio gioco e crescere fisicamente. Il Wolfsburg me la diede questa chance, ma fu difficile”

Wolfsburg, un inizio da dimenticare

Tre operazioni al menisco, una alla spalla, un debutto che arriva quattro mesi dopo l’arrivo in Sassonia (“Papà e mio fratello tornarono in Nigeria dopo un po’: quando ero a casa, mi sentivo solo e dovevo adattarmi ad una nuova vita, ad un nuovo cibo e ad una nuova lingua”). Rileggendo le vicissitudini passate da Osimhen nella sua ancora giovane vita, paragonarle alla vita di ognuno di noi è impossibile. E non per via del fatto che sia un calciatore e che sia, potenzialmente, destinato a guadagnare cifre irreali, bensì per via degli ostacoli che ha dovuto superare finora. Compresa la malaria, contratta in Nigeria nell’estate dopo la stagione al Wolfsburg:

“Quando tornai in Germania, dovetti rimanere in quarantena per due settimane. Parlai col club, l’allenatore non mi riteneva indispensabile: chiesi di partire in prestito, anche in un club di terza o quarta divisione. Volevo solo giocare, sapevo di avere talento e qualità”

Il giro del Belgio di Osimhen e l'idolo Drogba

Questa simil-via crucis di Osimhen lo porta in Belgio, a bussare alle porte di club (Zulte Waregem e Bruges) che gli chiudono la porta dopo essersi resi conto che, dopo la malaria, il fisico di Victor era stato pesantemente condizionato. Il giro delle sette chiese - in compagnia del suo agente Jean Gerard Benoit Czajka -, termina in Vallonia, terra di ciclisti, allo Stade du Pays de Charleroi in un campionato che da sempre ha messo in mostra le doti di attaccanti giovani, atletic e longilinei:

“Alla fine mi prese lo Charleroi, ed in quel momento la mia carriera iniziò di nuovo. Volevo dimostrare a tante persone che si erano sbagliati sul mio conto. E sono felice di averlo fatto, grazie allo Charleroi al quale sono grato per tutto ciò che ha fatto per me”

Bastano venti gol stagionali per convincere il ds del Lille Luis Campos ad investire su di lui una parte dei proventi ricevuti dalla cessione milionaria di Nicolas Pepe all’Arsenal: ne bastano dodici, una inezia rispetto al valore attuale di Osimhen.

“La qualità del Lille mi ha aiutato ad inserirmi, adesso so che potrei sopravvivere a qualsiasi club, e sono fiducioso al 100% di potermi mettere in mostra”

Sono le sue qualità ed i suoi numeri - 18 gol in 38 partite in una stagione, quella francese, troncata anticipatamente causa coronavirus -, a convincere il Napoli a puntare su un ragazzo che, nonostante la carta d’identità, ne ha già vissute tante, troppe. E che ha voglia di sognare a prescindere:

“Giocare e segnare contro il Chelsea è un sogno che diventa realtà, da piccolo a casa vedevo le partite di Didier Drogba, un idolo. E quando andai a Stamford Bridge, non esitai a chiamare i miei amici in videochiamata, semplicemente per dirgli che ero lì”

Le idee chiare di Osimhen

Quali saranno le prossime mosse di Victor Osimhen? Il Napoli lo ha accolto a braccia aperte assieme al suo entourage, gli ha fatto conoscere la città e gli ha presentato un progetto tecnico e tattico per mano e per bocca di Gennaro Gattuso, Cristiano Giuntoli ed Aurelio De Laurentiis. Quando si muove tutta la dirigenza del Napoli, l’interesse è serissimo e la voglia è tanta. Poi decide Victor, certo. Che ha le idee chiare sul suo futuro, tenendo conto sempre di una intervista di tre mesi fa che aiuta a capire un po’ che tipo sia e che disavventure si sia trovato ad affrontare:

“Un giorno mi piacerebbe giocare per un grande club in Inghilterra: ne ho parlato con Odion Ighalo (attualmente al Manchester United, ndr). Mi ha dato buoni consigli, è come se fosse un fratello maggiore. La mia priorità è giocare tante partite, firmare per un grande club e poi restare in panchina non mi attrae”

Il Napoli gliela può dare, quella chance di giocare di continuità in un progetto tecnico che potrebbe aiutarlo a volare ancora più alto. Il passato fatto di discariche e vendita di acqua è ormai lontano, ma il futuro a che tinte sarà?

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