La seconda volta è sempre un flop, lo dicono i dati: perché rovinarsi il bel ricordo del Sarrismo?

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La seconda volta è sempre un flop, lo dicono i dati: perché rovinarsi il bel ricordo del Sarrismo?

Le minestre riscaldate non danno mai buoni risultati e finiscono per rovinare quasi sempre tutto

NAPOLI - Il grande Franco Califano cantava "Non escludo il ritorno". Mentre il Napoli si gioca minuto dopo minuto la qualificazione alla Champions League con Gattuso sulla panchina, più di qualche addetto ai lavori ha tirato fuori la bellezza di 14 nomi di allenatori pronti a firmare subito il contratto con De Laurentiis in Via XXIV Maggio a Roma negli uffici della Filmauro. In questo casting quotidiano impazza tra i tanti profili, quello di Maurizio Sarri. C'è chi si è spinto oltre in queste settimane parlando di una clamorosa riapertura da parte dell'ex tecnico di Chelsea e Juve che avrebbe chiarito con ADL le 'piccole' (usiamo un eufemismo) incomprensioni sulla tipologia di investimenti che hanno poi dettato il suo divorzio dopo aver sfiorato il colpo di Stato al Palazzo con 91 punti. 

Dal 1992 ad oggi ci sono stati tantissimi cavalli di ritorno sulle panchine del nostro campionato. I numeri complessivamente ci dicono che nel 90% dei casi, chi torna dove ha lasciato un buonissimo ricordo fallisce oppure lascia con risultati peggiori rispetto alla prima esperienza. Nel '92-93, Ottavio Bianchi, l'uomo degli scudetti e dei trofei, subentrò in corsa a Ranieri riuscendo solo all'ultima giornata ad evitare la retrocessione in serie B. Nel '96-97 Carlo Mazzone decide di risedersi sulla panchina del Cagliari, c'era stato dal 1991 al 93 raggiungendo nell'ultima stagione una qualificazione alla Coppa Uefa, ma il risultato fu disastroso. I sardi sprofondarono in B perdendo lo spareggio con il Piacenza proprio a Napoli. Luigi Cagni, scrisse pagini memorabili dal '90 al '96 al Piacenza con promozioni in A e salvezze. Nel 2002-03 scelse di ritornare alla corte di Garilli subentrando ad Agostinelli. Anche qui ci fu un flop: i biancorossi non evitarono la retrocessione in cadetteria. In lista c'è anche la parentesi Arrigo Sacchi con il Milan. Il tecnico di Fusignano dopo la prima avventura meneghina dove vinse praticamente tutto, scelse di ritornare in rossonero nel 1996-97. Il risultato? Milan soltanto undicesimo in classifica. Un grande ricordo lo lasciò Guidolin a Palermo dove raggiunse la serie A e successivamente due qualificazioni Uefa. Nel 2007-08 decise di sposare nuovamente il progetto Zamparini prendendo il posto in corsa di Colantuono con risultati deludenti tanto da essere sollevato dall'incarico.

Avvicinandoci di più ai giorni nostri, dicIamo così, emblematica è stata l'avventura di Luciano Spalletti a Roma. Nella sua prima esperienza fece benissimo diventando anche l'idolo della piazza. La seconda volta è stata a dir poco traumatica con contestazioni, polemiche e lo scoppio del caso Totti che finì per cancellare definitivamente quanto di buono aveva fatto Luciano qualche anno prima. Come non citare poi il rapporto tra Vincenzo Montella e la Fiorentina. Nel triennio 2012-15, la Viola ottiene risultati importanti raggiungendo sempre la qualificazione in Europa League per tre volte consecutive il quarto posto. Nel 2019 l'aeroplanino siede nuovamente sulla panchina gigliata ma viene esonerato a dicembre dopo la pesante sconfitta contro la Roma per 4-1. Infine c'è Roberto d'Aversa che con il Parma aveva raggiunto promozione in A con salvezze importanti e tranquille. Quest'anno è subentrato a Liverani ma la squadra sta scivolando sempre di più verso la B. Stessa cosa vale per Prandelli a Firenze.

Ci sarebbero ancora altri esempi di black-out delle minestre riscaldate, ma per questioni di spazio non vogliamo annoiarvi. Ora, conoscendo questi dati, siamo ancora sicuri che questa famosa ipotesi Sarri-bis sia ancora giusta e soprattutto praticabile? De Laurentiis, uomo lungimirante e superstizioso, prenda nota e magari strofini qualche corno. I ritorni sono una iattura e rovinano sempre il buon ricordo lasciato prima. Per la serie non è vero, ma ci credo. O meglio, se vogliamo restare in orbita Napoli, bisognerebbe recitare la famosa strofa quando accostano presunti cavalli di ritorno in panchina: "Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglio, corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio. Sciò sciò ciucciuvè, uocchio, maluocchio… funecelle all’uocchio… aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape’e alice e cape d’aglio… diavulillo diavulillo, jesce a dint’o pertusillo… sciò sciò ciucciuvè… jatevenne, sciò sciò…"

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