ESCLUSIVA - Gabbiadini, lo zio: "Lavorava con me in officina, garzone di mattina e calciatore il pomeriggio. Il papà stenta a crederci: ma quanta gente c'era all'aeroporto?"

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ESCLUSIVA - Gabbiadini, lo zio: Lavorava con me in officina, garzone di mattina e calciatore il pomeriggio. Il papà stenta a crederci: ma quanta gente c'era all'aeroporto?

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Di Alessandro Marrazzo: Twitter-AleMarrazzo1981

Finalmente è ufficiale, Manolo Gabbiadini è un giocatore del Napoli dopo una trattativa lunga ed estenuante. Uno degli acquisti più costosi dell'era De Laurentiis, il più costoso in assoluto per quanto riguarda il cosiddetto mercato di 'riparazione'. Il presidente del club azzurro ha dovuto staccare un assegno di oltre 12 mln per metterlo a disposizione subito di Rafa Benitez. La redazione di CalcioNapoli24 ha intervistato in esclusiva lo zio del calciatore, Daniele Gabbiadini, proprietario di un'officina in provincia Bergamo dove il nipote ha lavorato per 28 mesi mentre coltivava la sua passione per il calcio che l'ha portato poi a vestire la maglia azzurra.

Daniele, finalmente è ufficiale, suo nipote è un giocatore del Napoli...

"Sono contentissimo, se lo merita, è un bravissimo ragazzo e sono sicuro che farà grandi cose con la maglia azzurra. Merita una soddisfazione del genere dopo tutti i sacrifici che ha fatto insieme alla sua famiglia".

E'stata una trattativa lunga ed estenuante, come l'avete vissuta in famiglia?

"Eravamo fiduciosi che Manolo potesse vestire la maglia di un club prestigioso come il Napoli. Aspettavamo buone notizie ed ero sempre in contatto con mio fratello per sapere se ci fossero risvolti positivi. Siamo molto contenti che sia andata a buon fine, mio nipote ci teneva tanto"

Manolo ha lavorato con lei per 28 mesi, si aspettava che poi diventasse un grande calciatore?

"Lavorava qui come garzone, mi dava una mano e si impegnava tanto, ha continuato a farlo nonostante fosse stato preso dall'Atalanta. Faceva un part time e poi andava agli allenamenti. E' un ragazzo buonissimo e riservato e da buon bergamasco preferisce parlare con i fatti e non con le parole".

E' vero che da piccolo sognava di fare il portiere?

"Si (ride n.d.r.) perchè la sorella maggiore, Melania, era una calciatrice affermata ed ha otto anni in più rispetto a Manolo. Lui si divertiva ad andare in porta cercando di parare i tiri di Melania, poi si è riscoperto attaccante ed è cominciata la sua favola prima in una piccola squadra e poi nell'Atalanta.

Che bambino era?

"Un bambino educatissimo e rispettoso di tutto e di tutti, mai una parola fuori posto o sopra le righe. La sorella gli ha trasmesso la passione peri il calcio e lui l'ha coltivata con umiltà e sacrificio. Se lo merita. Ho qui in officina esposte tutte le sue magliette, gli ho detto di mandarmi il prima possibile la maglietta del Napoli, ho già il posto pronto".

Era più bravo come meccanico o come calciatore?

"Ha studiato come meccanico e con me faceva pratica ma il suo sogno era giocare a calcio. Comunque non è si è mai montato la testa ed ha sempre lavorato sodo, anche prima e dopo le partite importanti veniva a darmi una mano in officina". 

Si aspettava un accoglienza del genere per Manolo?

"Mi aspettavo entusiasmo ma non una cosa del genere, vedere un aeroporto bloccato è stato incredibile. Manolo ha subito detto che gli dispiaceva non aver potuto salutare i tifosi che lo attendevano e che li ripagherà sul campo e questo fa capire il suo carattere. Ne parlavo questa mattina con suo padre, vedere tutta quella gente in trepidante attesa è stato bellissimo. Siamo una famiglia umile e di brave persone, siamo felicissimi".

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