Decreto crescita con nuova tassazione, tolte le agevolazioni per il Sud: cosa cambia per il Napoli

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Cristiano Giuntoli e Aurelio De LaurentiisCristiano Giuntoli e Aurelio De Laurentiis

Rivoluzione nel calciomercato in Serie A con il decreto crescita. Una nuova tassazione consente alle squadre di acquistare top player: solo il 10% di tasse per il Napoli, i dettagli

Come cambia la tassazione nel calcio? Con il Decreto legge n.34 pubblicato lo scorso 30 aprile nella Gazzetta Ufficiale le cose mutano radicalmente. C'è da puntualizzare subito una cosa. Essendo un decreto legislativo, prima della sua conversione in legge, subisce delle modifiche. I club italiani potranno giovare di una tassazione agevolata Irpef sugli ingaggi dei tesserati "impatriati", ossia quelli che dal primo maggio 2019 si trasferiranno in Italia dopo due anni di residenza all'estero, purchè rimangano per almeno 24 mesi con un contratto di lavoro dipendente per cinque anni. 

  • Senza decreto crescita: per un ingaggio di 10 milioni, la società ne spende circa 20 lordi
  • Con il decreto crescita del 30 aprile: ingaggio di 10 milioni, la società spenderebbe 12 milioni lordi (11 mln se squadra del Sud)
  • Nuovo emendamento di correzione: ingaggio da 10 milioni, la società ne spenderebbe circa 14 lordi (nessuna differenza tra Nord e Sud)

“L’impatto della norma - riferisce Marco Bellinazzo ai microfoni di CalcioNapoli24Live - era stata sottovalutata dal governo a fine aprile. Gli incentivi erano molto molto elevati. L’aliquota del 43% si applicherà soltanto sul 50% dell’imponibile. E questo vale per tutte le regioni, quindi viene rimosso quel vantaggio alle aziende del Sud Italia, mentre in precedenza prevedeva che l’imponibile fosse del 10%. 

L’agevolazione si è ridimensionata, ma comunque è interessante. Perchè l’aliquota totale è di fatto intorno al 24%. Secondo la prima normativa una società come il Napoli era praticamente quasi esentasse (10% del reddito tassato). Ad oggi i costi aumentano rispetto al primo decreto crescita. Anche se comunque inferiore rispetto a prima”

Quanto risparmiano le società?

Fino ad oggi la tassazione sul lordo era di circa il 50%, per esempio: per garantire ad un giocatore uno stipendio di 10 milioni netti, la società deve pagare circa 20 milioni lordi (il doppio). Con il decreto datato 30 aprile, il costo si riduceva sensibilmente. In prima battuta, come anticipato da il Sole 24 Ore, il lordo sarebbe dovuto essere con un'aliquota al 43% del 30% del reddito. In soldoni: facendo riferimento allo stesso stipendio netto citato precedentemente di 10 milioni, la società in questione invece di pagarne 20 lordi, avrebbe dovuto sborsarne tra i 12 e i 13 mln. Ma come abbiamo specificato all'inizio, le cose stanno cambiando e sia l'aliquota che l'impobinile hanno subito delle variazioni.

L'aspetto rilevante che evince dal decreto è che non riguarda esclusivamente gli italiani all'estero. Parla genericamente di lavoratori che non siano stati residenti negli ultimi due anni in Italia. Non è specificato infatti che questi debbano aver vissutto in Italia in precedenza.

A una prima lettura sembrerebbe che la nuova normativa possa interessare solo la finestra di mercato di gennaio 2020. In realtà potrebbero beneficiarne anche i calciatori (e gli allenatori) che arriveranno in Italia nella sessione di mercato estiva di quest’anno.

Infatti, la disciplina italiana relativa all’individuazione della residenza fiscale prevede che si qualifichino come residenti in Italia le persone fisiche che, per più di 183 giorni, risultino iscritte all’anagrafe della popolazione residente in Italia oppure risultino avere in Italia il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.

Nuova tassazione Serie A, cosa cambia per il Napoli?

Nel Decreto Crescita del 30 giugno 2019 c'erano enormi vantaggi soprattutto per i club del Sud Italia. L’esenzione (ossia la parte non tassata) aumentava al 90% per coloro che si sarebbero trasferiti in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia. Società come la SSC Napoli e Lecce invece di avere una tassazione al 30%, come per gli altri club, avrebbero dovuto corrispondere "solo" il 10% in più dell'ingaggio. Sempre per tornare all'esempio di prima, un giocatore X con un ingaggio di 10 milioni sarebbe costato ad Aurelio De Laurentiis 11 milioni e non più 20. Ma questa fattispecie è stata modificata e non vi sono più differenze tra le varie regioni italiane. Il Napoli, dunque, pagherebbe quanto un club del Nord: aliquota del 43% sul 50% del reddito

Questo potrebbe incidere particolarmente sulle prossime operazioni di calciomercato dall'estero. Anche perché fino ad ora, con una politica di autofinanziamento, la SSC Napoli non ha potuto mai concedersi ingaggi eccessivamente elevati per quei famigerati grandi giocatori che avrebbero inciso eccessivamente sul bilancio. Dal primo maggio di quest'anno, però, gli stipendi dei giocatori dall'estero avranno un impatto enormemente inferiore grazie a questo Decreto. Da ricordare, però, che conta esclusivamente per quelli che negli ultimi due anni non hanno avuto la residenza in Italia. 

Decreto crescita, le modifiche del Governo

Come di solito accade per i decreti legge, questi hanno sì un rito di applicazione più breve per snellire la lavorazione in Parlamento, ma subiscono successive modifiche nel corso del tempo prima della conversione in legge. È quanto sta avvenendo al decreto crescita in merito. Il Governo ha apportato alcuni cambiamenti come riferisce Marco Bellinazzo, del Sole 24 ore:

"Il vantaggio fiscale (in vigore dal 2020) post emendamento dunque scende rispetto a versione originale; si tratta comunque di una agevolazione importante in quanto l'aliquota effettiva sarà intorno al 24% quindi equiparabile alla legge Beckham spagnola. 

Altro aspetto interessante dell'emendamento del Governo è la norma che devolve ai settori giovanili lo 0,5% dell'imponibile per chi usa il bonus; per ora è una norma "bandiera" perchè non si capisce chi e come gestirà il fondo, ma il principio è condivisibile"

Ma per una versione definitiva, bisogna attendere l’emanazione della legge di conversione (entro il 29 giugno) per conoscere la definitiva versione dell’art. 5 del Decreto Crescita.

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