"Oj vita mia", il SanPaolo innamorato: in 25 mila per un allenamento, Higuain e Rafael fra i più applauditi
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L'ABBRACCIO è caloroso e intenso. Il Napoli e i suoi tifosi si sono ritrovati ieri dopo mesi di incomprensioni e di San Paolo semivuoto. La Supercoppa conquistata a Doha ha riportato entusiasmo. E l’allenamento a porte aperte diventa un evento. Venticinquemila persone sugli spalti, riesplode la passione, ai minimi termini contro Slovan Bratislava (6.490 spettatori) e Parma (20.799). Fuorigrotta si sveglia con una frenesia insolita. La tangenziale si blocca poco dopo le 10, viale Jacopo De Gennaro, invece, è preso d’assalto. Cinquecento persone aspettano i calciatori che arrivano con mezzi propri al varco auto e sono costretti al primo dribbling per raggiungere gli spogliatoi. L’appuntamento è alle 10.30 e molti sono in fila per accomodarsi nei Distinti. Ma i diciottomila posti del settore non bastano, il flusso è ininterrotto e bisogna aprire anche la curva B per accontentare tutti: le scuole sono chiuse e tanti ragazzini, accompagnati dai padri, decidono di trascorrere una mattinata con i loro beniamini. L’ospite d’onore è la Supercoppa, che Rafa Benitez mostra al pubblico alle 10,57. Il tecnico spagnolo entra in campo e la festa può cominciare. Poi tocca alla squadra. Hamsik da capitano precede i compagni. Il muro dei decibel sale: applausi e l’immancabile “Chi non salta juventino è”, ricorda l’impresa ai danni dei bianconeri, piegati 8-7 ai rigori. Il più acclamato è Gonzalo Higuain che risponde con un saluto caloroso. Il Pipita è uno degli eroi del Qatar, assieme a Rafael, finalmente applaudito dal pubblico che finora ha sempre rimpianto Reina: il rigore parato a Padoin può cambiare il rapporto tra il portiere brasiliano e i tifosi. Gli ultras si rivolgono a De Laurentiis («Vogliamo vincere il tricolore») e poi accomunano Ciro Esposito, scomparso lo scorso 25 giugno a causa degli scontri prima della finale di Coppa Italia del 3 maggio, a Gennaro De Tommaso, conosciuto come Genny ‘a Carogna. “Che nel 2015 nessuno tentenni…un anno da leoni per Ciro e Genny”, così recita lo striscione, destinato a far discutere. La squadra, intanto, comincia a lavorare in campo. Il gruppo si divide in due tronconi: nel primo ci sono Higuain, Hamsik, Mertens e Strinic (sceglierà la maglia numero 3), al debutto a Fuorigrotta, poi tocca a Gargano, Koulibaly, Zapata e Callejon che ad un certo punto ha il dono dell’ubiquità. Un Callejon indossa la tuta, l’altro, invece, è in posa con il trofeo accanto alla panchina. Nessuna allucinazione: uno è Josè, l’altro il gemello Juanmi, in vacanza a Napoli dopo aver conquistato il titolo in Bolivia con il Club Bolivar.

