Criscitiello: "Spadafora deve dimettersi alla prima gara di A, la ripartenza del calcio è un suo fallimento"

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Criscitiello: Spadafora deve dimettersi alla prima gara di A, la ripartenza del calcio è un suo fallimento

Serie A - Criscitiello attacca Spadafora per la ripresa del campionato di Serie A, per il noto giornalista e direttore di Sportitalia deve dimettersi

Serie A - Michele Criscitiello, nel suo editoriale per Tuttomercatoweb, analizza il momento del calcio e le discussioni sulla ripresa del campionato.

"La ripartenza del campionato di calcio sarà il più grande fallimento del Ministro Spadafora. Appena ci sarà il calcio di inizio della prima partita, in un Paese normale, dovrebbe consumarsi la fine politica del Ministro. Dimissioni e a casa. Lo avevo detto qualche sera fa a Sportitalia: "Vedrete che quando si dovrà rassegnare alla ripresa del campionato, Spadafora tornerà alla carica con le partite in chiaro". Gli ospiti non ci credevano. O meglio, non credevano potesse arrivare a tanto. Retromarcia, inversione a U nei pressi di un albero. Ho le prove e ci sono sulla App di Sportitalia. Spadafora ora rilancia: diretta gol in chiaro, dimenticando che in contemporanea, in Italia, ci sono sempre poche partite e di pessima qualità perché, forse e giustamente, quelli che mettono il miliardo di euro devono fare ascolti e spezzettare più possibile gli incontri. Altro che diretta gol. Altro scivolone di un Ministro che il calcio non lo conosce proprio. E la legge Melandri neanche. In attesa, giovedì, di sapere se ricominciamo il 13 (meglio) o il 20 (bene uguale) la vera partita si sta giocando sulle scrivanie di Balata, Sibilia e Gravina. Il Presidente Federale ha scaricato il suo successore in Lega Pro, Francesco Ghirelli, e lo ha fatto anche in malo modo nello scorso Consiglio Federale. Muso duro e palla in tribuna. Gravina non ha mandato giù l'Assemblea di Lega Pro e ha trattato con Sibilia e Balata per riformare un sistema che così, è oggettivo, non sta più in piedi. I grandi sconfitti sono i Presidenti di Serie C che con il gioco del silenzio non hanno saputo prendere una decisione. Ingolfati di debiti, non hanno mai trovato una soluzione a questi problemi.

La Lega Nazionale Dilettanti, in settimana, pur ferendo qualcuno, ha dimostrato coerenza facendo rispettare le regole di sempre. Promossa la prima, cristallizzate le classifiche e retrocesse le ultime 4. Tutti avremmo voluto finire campionato e Coppa Italia, ma non è stato possibile. Ovviamente, quando sei coerente con le decisioni, per forza devi farti qualche nemico ma la pandemia non era prevedibile e la non ripresa dei giochi è stata decisa dal Consiglio Federale. La maggior parte dei Presidenti di D, per non dire tutti, era contraria alla ripresa. Anche quelli che oggi sono nervosi per la retrocessione. La LND ha privilegiato, giustamente, il merito sportivo (in questo caso il demerito) e si è adeguata con quanto stabilito dal Consiglio Federale per i Professionisti. Inoltre il Consiglio LND ha deliberato all'unanimità la proposta da formulare al Consiglio Federale con le 9 promosse e le 4 retrocesse per ogni singolo girone. C'è qualcuno che preannuncia ricorso ma con il nuovo decreto, in 45-50 giorni, la partita sarà finita. Invocare i sindaci serve a poco, visto che si parla di sport e di regole scritte prima. Come le normative della Noif. Nonostante questo le cose potrebbero cambiare, per tutti. Ecco come:
 

Qualche sera fa, un paio di settimane sono già passate, vi svelammo il famoso piano riforma per cambiare tutto il calcio. Un macello. Ghirelli parlò di fake news, invece, la riforma va spedita come un treno. Obiettivo, stagione 2020-2021. La Lega di A guarda e benedice. Sibilia regista del film perfetto, attore protagonista Balata, produttore cinematografico Gabriele Gravina. Il tutto prevede la messa in liquidazione della Lega Pro, Lega storica che purtroppo non ha più i numeri (economici) per autosostenersi. Domani, intanto, per la C è previsto un Consiglio importante dove alcuni Presidenti chiederanno la testa di Francesco Ghirelli. Non è detto che ciò avvenga ma sullo sfondo è pronto un commissario straordinario. Vi parlammo di G.A., oggi vi diciamo che si tratterebbe di Giancarlo Abete in caso di terremoto in Lega Pro. Passiamo alle riforme. Alla Lega di serie A non cambierebbe nulla. Il colpo lo farebbe Balata. Serie B a due gironi. 20 squadre per ogni girone. Promossa la prima di ogni singolo girone e la terza uscirebbe dal play off tra i due gironi. 6 retrocessioni. Le ultime tre dei due gironi. Hanno trovato anche l'accordo sulla spartizione dei diritti televisivi. La quota che oggi va alla C andrebbe alla serie B. Oggi la Lega di Balata prende il 6% dai diritti tv della serie A, con la riforma andrebbe a prendere il 10%. Ai club che sono già in B spetterebbe il 6%, i club che arrivassero in B attraverso la riforma (promosse escluse) si dovrebbero "accontentare" del 4% dei diritti tv della serie A. Aumenterebbe anche la percentuale per il voto in Federazione per la Lega di A, la Lega di B e la LND. Un'altra Lega a trionfare, in questa riforma, sarebbe proprio quella di Cosimo Sibilia che andrebbe a prendersi due categorie sotto il cappello, comodo, dei dilettanti. La terza serie e la serie D. Terza serie composta da 60 società. 3 gironi da 20, con 40 squadre che oggi sono in Lega Pro (da trasformare in società non a scopo di lucro) e che resterebbero fuori dalle 20 promosse in B, più le 9 già promosse dalla D e altre 11 che arriverebbero sempre dalla Serie D e scelte, giustamente, per merito sportivo come ha sempre privilegiato il duo Sibilia-Barbiero.

Coerenza e merito sportivo alla base della riforma. Poi ci dovranno essere gli impianti adatti, almeno 1.500 posti, settore ospiti da 500 posti con seggiolini e impianti di illuminazione a norma. La prima di ogni girone andrebbe in B più la vincitrice del play off di ogni singolo girone. 6 promosse dalla terza serie alla B. 9 retrocessioni in quarta serie. Le ultime 3 di ogni girone. La serie D resterebbe a 9 gironi (da 18) ed ecco che le 4 retrocesse salverebbero la quarta serie. Una riforma utile a tutti. Alle tasche delle Leghe e dei club soprattutto. Zero ricorsi e finalmente solo 60 società professionistiche. Sarebbe la svolta che aspettiamo da 10 anni. Adesso si può, adesso si deve...". 

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