Corbo: "Benitez-Napoli sarà un addio non strillato: la conferma da De Laurentiis e da alcuni calciatori. Serve un altro colpo di mercato"
09:30
Un rigore sbagliato ed uno parato: nello spazio di millimetri passa il trionfo del 22 dicembre, magia del calcio, dal Golfo Persico torna il Napoli in una luce nuova. Ha la serenità di un allenatore che non deve giustificare la sua scelta, sembra ormai destinato ad allenare il Liverpool, uno dei due club della metropoli passata dalla dolce malinconia dei Beatles al grigiore cupo dei Docks sul porto. Contento lui. Ma si registra pure la sfrontata ambizione di altre vittorie attraverso allenamenti intensi, gioco rapace, stili di vita trasparenti. Higuain, Callejon ed ora anche Hamsik sono incisivi, incrociano le loro affilate lame di Toledo in un Cesena inutilmente difensivo, raccolto nel suo 3-5-1-1, senza tuttavia nascondere le magagne di Lucchini e Capelli che accompagnano primo e terzo dei 4 gol in porta, quasi a schiantarsi nella goffa disperazione per evitarli. La sindrome delle avversarie deboli è superata se il Napoli le affronta con la stessa freschezza mentale e muscolare. È passata sotto silenzio, in una città che nei suoi entusiasmi e languori stravolge valori tecnici ben definiti, la previsione di Benitez. L’aveva rivelato sabato: i test mi dicono che il Napoli non è stato mai così bene. Già, i test psico-fisici, i meccanismi fluidi, il ritorno di Hamsik ai suoi livelli, la ritrovata sicurezza di Rafael: tutto sembra niente, niente che sia ricondotto alla maestosa pazienza di un allenatore di profilo internazionale che purtroppo già imbarca la valigia nella stiva dell’aereo per Liverpool. Errori ne ha commessi anche lui, critiche ne ha meritate, talvolta perché la sua fiducia in alcuni giocatori l’ha spinto ad attenderne il recupero. Tre elementi gli fanno onore a Cesena: Hamsik si è convinto a giocare su spazi più lunghi, arretra per farsi notare e soccorrere i mediani, arriva lucido nella profondità. Cambi ineccepibili e tempestivi. Terzo motivo: i minuti offerti a Radosevic, imboscato da tempo in fureria, magari per un rilancio di mercato. Benitez lavora quindi per la squadra, per sé, per la società. Sostituirlo non sarà facile. La scelta di un tandem con Gargano e David Lopez si rivela felice proprio perché stavolta Hamsik ripiega per proporsi come uomo di raccordo, sollevando i due mediani dall’onere della costruzione, attività che richiede tecnica superiore. L’ingresso di Jorginho prima e Radosevic dopo fa pensare a qualche malumore di Inler, che aspetta il trasferimento o sa di essere sul mercato. Una ragione in più per attendere l’arrivo di un centrocampista di qualità. La sostituzione di Benitez carica di responsabilità il presidente. Nelle sue ultime dichiarazioni («se va via, andremo avanti con il suo spirito») tendono ad abbassare il volume: non sarà un addio strillato. Un segnale di civiltà professionale confermato da alcuni giocatori. Dopo il tormentato avvio di stagione, hanno ritrovato la condizione migliore Higuain e Callejon. Hanno capito che i loro destini corrono oltre Benitez: cercano quotazioni importanti, sia per rimanere a Napoli ben retribuiti, sia per cercare nuovi acquirenti. In questo passaggio De Laurentiis avrà una immensa opportunità: dimostrarsi uomo di calcio, aprendo l’ennesimo ciclo dopo la grigia estate 2014. Può essere tradito solo da se stesso: convincersi che la sua competenza sia pari ai risultati e alle innegabili buone stelle. Settimana affascinante e delicata. Benitez dovrà gestire le voci del suo addio e l’inserimento di Gabbiadini. La voglia di vederlo in campo va lasciata alla febbrile fantasia del tifoso. Decida Rafa. Le vittorie di Doha e Cesena accreditano il club: è pronto a misurarsi con la Juve sulla lunga distanza. Nel Golfo Persico, terra di buon petrolio, è tornato con carburante da 100 ottani.
