Sarri in conferenza: "Napoli e Lazio è dove mi sono sentito uno di loro. Futuro? Anche Lotito ha delle perplessità"
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Ultime news Serie A - Accostato anche al Napoli, Maurizio Sarri sembra essere vicino all'Atalanta ora ma intanto ha parlato del suo futuro. Dopo le parole a DAZN e le dichiarazioni a Sky,
Futuro Sarri: la conferenza stampa
Arrivano le parole di Maurizio Sarri in conferenza stampa sul suo futuro, dopo che la Lazio chiude la stagione battendo in rimonta 2-1 il Pisa. Decisive le reti di Dele-Bashiru e Pedro che blindano il nono posto in classifica. Queste le parole il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri dalla sala stampa dello Stadio Olimpico:
Lei ha difeso la Lazio in tutti questi anni. Le auguro solo buon viaggio.
"Grazie, ma l'ho fatto perché sono parole che ti vengono quando conosci questo popolo. Dall'esterno è impossibile capirlo, me ne sono reso conto quando sono entrato. Le etichette che ha il popolo laziale sono solo stupidità, mi sono innamorato. Cerco sempre di integrarmi, in alcuni ambienti ci sono riuscito e in altri no, dove mi è successo in maniera più forte sono sicuramente Napoli e Lazio. Mi sono sentito uno di loro, uno del popolo che poi la domenica aveva la fortuna di andare in panchina e rappresentarli. Indipendentemente da come finirà questa storia avrò sempre nel cuore il popolo laziale".
Cosa si sente di dire al popolo laziale? Ha percepito le stesse motivazioni all'interno del club rispetto alla sua prima avventura?
"Non c'è tanto da dire, purtroppo in questo momento il popolo laziale deve vivere un periodo che non dà tante soddisfazioni. Come finiscono i periodi belli finiscono anche i periodi difficili, spero che il popolo laziale possa tornare a gioire. Avevo preso un impegno, sarei arrivato fino in fondo a prescindere e questo impegno l'ho mantenuto. Ho percepito poco quest'anno, mi sono sentito poco ascoltato quest'anno. È stata una stagione difficilissima, anche formativa e preferivo mi accadesse a 40 anni. Queste stagioni sono molto, molto formative. Sui giocatori la penso in maniera diversa dal presidente, ho detto ai ragazzi che sicuramente non erano il gruppo tecnicamente più forte, ma altrettanto sicuramente uno dei gruppi dai valori morali più forti. Abbiamo sbagliato qualche partita, ma non abbiamo mai mollato. La partita di oggi è lo specchio della stagione e di quello che è successo quest'anno. Li ho ringraziati privatamente e lo faccio pubblicamente".
Ha portato la Lazio in Champions League, poi si è dimesso. Dal punto di vista tecnico cosa l'ha spinta a tornare?
"Era cambiato qualcosa anche all'interno della società, mi era stato detto che il mercato chiuso avrebbe portato a un mercato di gennaio importante dove avrei avuto facoltà di incidere. Alla fine non è una stagione ricchissima di risultati, anche se abbiamo fatto 29 punti nel girone di ritorno che per le difficoltà sono tanti. In questa stagione in campo durante la settimana mi sono divertito, poi è chiaro che la natura tecnica della squadra con tutte le defezioni che abbiamo avuto non era competitiva di entrare in Europa. Non mi penso di essere tornato".
È una stagione formativa anche per il suo futuro?
"È formativa perché ti permette di colmare alcune tue lacune. Sono spesso stato duro nel rapporto con i giocatori, quando poi vedi difficoltà collettive ti rendi conto che aumentare il livello dell'empatia ti può aiutare. Credo di esser migliorato molto a livello umano con i giocatori, per me è un bel passo in avanti".
Qualora tornasse a Formello, avrebbe la forza di sbattere nuovamente i pugni per farsi ascoltare?
"Tu puoi sbattere i pugni quanto vuoi a Formello, tanto non ti ascolta nessuno. Ho un contratto in essere, ho delle perplessità e ci sta che anche il presidente abbia delle perplessità. Che ci sia un accordo veloce oppure che si rispetti il contratto".
Un eventuale suo addio rappresenterebbe le quarte dimissioni in poco più di due anni. Si è spiegato come mai succede solo alla Lazio?
"Ho bisogno di fare una dichiarazione spontanea su questa serata, abbiamo fatto una buona partita e vinto una partita dopo esser andati in svantaggio. Il gol di Pedro nella serata nell'addio la rende una serata da ricordare, Pedro se lo merita che ha vinto tutto quello che c'è da vincere del mondo. Definirlo professionale è molto riduttivo, lui in allenamento lo vedi che appena rotola la palla ha l'entusiasmo di un ragazzino, gli ha permesso di arrivare a quest'età con la sua umiltà. Ci ha detto a fine partita che è stato un onore di aver chiuso la carriera con noi, detto da lui noi dovremmo vergognarci per la sua grandezza. Ricorderò questo. Sulle dimissioni? Non lo so, sicuramente non è un ambiente semplice. Se le sensazioni che ho avuto io le hanno anche altri allenatori si danno le dimissioni, le hanno date anche altri e penso che le loro motivazioni siano simili alle mie".
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Le ha fatto più male la bugia sul mercato estivo, il non esser coinvolto a gennaio o le parole del presidente che ha definito il suo gruppo mentalmente debole?
"Le ultime parole mi hanno lasciato indifferente, il mio gruppo come lo conosco io non lo conosce nessuno. Per avere un'immagine molto chiara non ho bisogno di sentire le parole di terze persone. Questo gruppo può avere carenze tecniche, ma dal punto di vista emotivo non si può dire nulla. Devi fare tante valutazioni per arrivare a una decisione, c'è un concatenarsi di situazioni che alla fine non ti fanno sentire soddisfatto".

