Piccari: "Quarto posto per il Napoli è il minimo dopo aver speso 150 milioni. A Conte va posta questa domanda non banale"

Le Interviste  
Piccari: Quarto posto per il Napoli è il minimo dopo aver speso 150 milioni. A Conte va posta questa domanda non banale

A "1 Football Club", programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Marco Piccari, giornalista direttore di TUTTOmercatoWEB Radio. Di seguito, un estratto dell'intervista. 
 
Direttore, ieri sera il Napoli è uscito dalla Coppa Italia per gli infortuni, per l’incapacità di gestire un impegno infrasettimanale o per le decisioni arbitrali? 
“Intanto è uscito anche per una certa sfortuna nella lotteria dei rigori, perché lì entrano in gioco percentuali che sono abbastanza equilibrate. Poi le dico che c’è stato anche un errore arbitrale che va sottolineato. Io non parlo di complotti, non mi piace ragionare così, ma assistiamo troppo spesso a episodi arbitrali discutibili che colpiscono un po’ tutti. È un problema generale che va affrontato, perché così si toglie credibilità al calcio. Resterà sempre l’interpretazione e quindi la componente umana, ma non è accettabile vedere decisioni diverse su episodi molto simili. Detto questo, il Napoli arriva a questo punto della stagione molto affaticato e falcidiato dagli infortuni. Ho apprezzato le domande di Massimo Mauro nel post partita: erano legittime. Non trovo corretto dire a un giornalista ‘che domande fate’. Si può rispondere o scegliere di non farlo, ma non delegittimare la domanda. Chiedere degli infortuni o se si crede ancora nello scudetto è assolutamente lecito. Se non si crede più al titolo, allora l’obiettivo diventa la Champions League, ma non si può dare l’idea di aver mollato, perché il messaggio che si manda alla squadra e alla piazza conta.” 
 
Con 150 milioni di euro spesi sul mercato e un allenatore che guadagna 8 milioni netti più 2 per lo staff, è il minimo trovarsi almeno in piena corsa per qualcosa a febbraio? 
“Il minimo oggi è arrivare tra le prime quattro, ma attenzione: in questo momento il Napoli è lì, tra il terzo e il quarto posto, quindi al limite. Sta lottando per un traguardo che non è ancora in cassaforte. Non trovo sbagliato chiedere a Conte se crede nello scudetto: può dire di no, spiegando le difficoltà, ma non è una domanda banale. Così come non è banale chiedere spiegazioni sugli infortuni. Sono interrogativi che si fanno tutti, società e tifosi compresi.” 
 
Conte soffre l’impegno infrasettimanale, al di là delle responsabilità? 
“Conte dovrebbe spiegare il perché di sole cinque vittorie in quindici gare infrasettimanali in questa stagione. Sono numeri che parlano chiaro. Se hai cinque vittorie e quattro sconfitte, con sei pareggi, significa che hai quasi tante sconfitte quante vittorie, e questo evidenzia una sofferenza nella gestione dell’impegno infrasettimanale. Non stiamo inventando nulla: è un dato statistico. Anche questo è un tema da analizzare. Non è una critica personale, è un’analisi. Io ho criticato Pioli quando il Milan aveva tanti infortuni, ho criticato Allegri e lo faccio anche con Conte. Nessuno è esente da valutazioni solo perché ha vinto tanto.” 
 
Forse Conte teme che ammettere di non credere più allo scudetto possa far passare la stagione come fallimentare, visti gli investimenti fatti? 
“Può darsi, ma è proprio il non rispondere che alimenta quella percezione. Se si è alla ventiquattresima giornata e mancano ancora quattordici partite, chiedere se si crede nello scudetto è legittimo. Nel calcio può succedere di tutto. Non si può liquidare una domanda così. Poi certo, i tifosi ragionano di pancia, ma noi dobbiamo analizzare i fatti.” 
 
Direttore, lei addirittura mette a rischio la qualificazione del Napoli alla prossima Champions League? 
“In questo momento sì. Juventus, Roma e Milan sono lì. Le distanze sono minime e una big rischia di restare fuori. Spero non sia il Napoli, ma il pericolo esiste. Se mi chiede quale squadra vedo oggi più in difficoltà tra quelle in lotta per la Champions League, le dico il Napoli. Non per un solo motivo, ma per un insieme di fattori: infortuni, tensioni, eliminazioni. Questa è la fotografia attuale. Poi sarà il campo a dire se questa analisi verrà smentita, ma oggi il rischio c’è ed è concreto.” 
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