L'ex arbitro Gavillucci: "Errore di Manganiello come quello di Massa a Genova: non è malafede, vi spiego"

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L'ex arbitro Gavillucci: Errore di Manganiello come quello di Massa a Genova: non è malafede, vi spiego

L'ex abritro Gavillucci è intervenuto ai microfoni di Radio CRC

Ultime notizie calcio Napoli - Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’ex arbitro Claudio Gavillucci. Di seguito le sue parole:

«La mancata espulsione di Ramon è un errore grave, tanto quanto quello commesso da Massa la settimana precedente, soprattutto alla luce delle immagini riviste. Non sono errori da arbitri di Serie A. Non parlerei di malafede, ma di poca lucidità nella valutazione dell’episodio. Purtroppo sono situazioni che stiamo vedendo spesso sui campi italiani in questa stagione. L’errore in Napoli-Como è grave quanto quello in Genoa-Napoli.

Forse Manganiello, in quell’occasione, non ha colto che l’intervento di Ramon configurasse una chiara situazione da sanzionare con il cartellino giallo. Faccio fatica a trovare una spiegazione logica. Nel complesso si può anche esprimere un giudizio sufficiente sulla sua direzione di gara, ma bisogna distinguere tra la prestazione generale e i singoli episodi determinanti.

Se in una partita si commette quello che viene definito un “crucial mistake”, il giudizio finale non può essere pienamente positivo. Credo che, chiedendo a qualsiasi arbitro un parere su quell’episodio, la risposta sarebbe unanime: è cartellino giallo.

La soluzione? Non ho la bacchetta magica per risolvere un problema che sta attraversando il calcio italiano, posso solo esprimere il mio pensiero. Gli errori non si possono eliminare del tutto. Forse tra qualche anno, con l’intelligenza artificiale applicata all’arbitraggio, lo scenario potrà cambiare. Ma finché ci saranno uomini e interpretazioni, l’errore farà parte del gioco.

Il problema non è del singolo arbitro: la riflessione deve essere più ampia. Chi scrive le regole deve fornire una linea chiara. Gli arbitri applicano il regolamento, non lo creano. Oggi non è più solo una squadra a lamentarsi: è il calcio stesso che fatica a riconoscersi. Chi forma e guida gli arbitri deve offrire indicazioni chiare, precise e coerenti. E chi stabilisce le regole deve ricordare che il calcio appartiene agli spettatori e deve restare semplice e comprensibile.

Il calcio è uno sport di contatto: meno si interviene, minori sono le possibilità di errore. Come dicono spesso gli inglesi, “less is more”. Molti sbagli derivano dalla mancanza di direttive chiare, precise e uniformi, responsabilità di chi è chiamato a fornirle. Serve una linea definita e la capacità di mantenerla. Se si continua ad andare in balia delle onde, si rischia di restare alla deriva, come sta accadendo oggi».

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