Italia, Maldini rompe il silenzio: "Malagò non ha rispettato i patti. Guardiola era molto tentato"

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Autore Dino Viola Giornalista pubblicista · Analista dei dati

Paolo Maldini rompe il silenzio dopo le dimissioni dalla Nazionale e dal Club Italia e racconta la sua versione dei fatti. Al centro dello strappo con il presidente della Figc Giovanni Malagò c'è soprattutto la scelta del nuovo commissario tecnico. Un progetto nato con l'idea di rilanciare il calcio italiano e naufragato nel giro di poco più di due settimane.

Maldini e Malagò, lo scontro sulla Nazionale

L'ex capitano del Milan racconta di essere stato contattato da Malagò a Pasqua per entrare nel nuovo corso federale: "Mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c’è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone".

L'intesa prevedeva per Maldini la presidenza del Club Italia e un ruolo centrale nella riorganizzazione della Nazionale: "Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano".

Con Leonardo era stata quindi pensata una nuova direzione tecnica, destinata a fare da raccordo tra il commissario tecnico e la federazione. Secondo Maldini, però, l'accordo sarebbe cambiato proprio sul punto più delicato: la scelta dell'allenatore.

Il primo nome sul tavolo era quello di Pep Guardiola. Maldini racconta di un incontro a Barcellona durante il quale il tecnico spagnolo sarebbe stato vicino ad accettare: "Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli…". La trattativa si sarebbe poi fermata per la stanchezza dell'ex allenatore di Manchester City e Barcellona.

Fallito il tentativo Guardiola, Maldini e Leonardo avevano puntato su Andrea Pirlo: "Noi volevamo un allenatore giovane, che sposasse il progetto e avesse una carriera di alto livello". La vicenda legata alla società di scommesse russa, secondo Maldini, non avrebbe però costituito un vero ostacolo giuridico.

Poi la rottura. Maldini riferisce che Malagò avrebbe comunicato un cambio di linea: "'Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate'". A quel punto, racconta l'ex dirigente azzurro, "Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni".

Il progetto prevedeva una trasformazione profonda del sistema: "Metodologie di lavoro completamente diverse, più offensive. Formazione di nuovi talenti. Sostegno a tutta la filiera delle Under". Ma il percorso si è interrotto prima ancora di cominciare.

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