Il racconto di Bianchi: "Vinsi lo scudetto a Napoli e urlai: ma che avete da festeggiare? l'autorità dell'allenatore è la chiave della mentalità vincente"

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Ottavio Bianchi ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino: “Quando vinsi lo scudetto a Napoli urlai: che avete da festeggiare? C’è ancora la Coppa Italia da conquistare. Applicai la teoria del lavoro quotidiano. Si sgobba ogni giorno dell’anno e non solo quando sta per arrivare la Juve o l’Inter. Chiesi a tutti dedizione e applicazione per ridurre il gap dal vertice. Imposi con fermezza una serie di regole fin dal primo giorno di ritiro. E tutte ruotavano sul sacrificio e l’allenamento costante. E le imposi per primo a Ferlaino. Gli dissi: così, o duro 15giorni o faremo molta strada. . E’ l’autorità dell’allenatore è una delle chiavi per una mentalità vincente. Perché lo spogliatoio mi disse “te ne vai o no” ad Ascoli? Il motivo fu un altro. Presi le difese di un giocatore che stava giocando malissimo. Volevano che lo sostituissi. Avevano ragione, era indifendibile. Ma non lo feci perché se magari non era chiaro a qualcuno, volevo dimostrare che comandavo io. Non mi sembra che Napoli sia così diversa dalla Napoli che ho conosciuto da giocatore e poi da allenatore. Resta sempre quel viziaccio di mettere tutto in discussione dopo un passo falso e di sentirsi sulla luna dopo una vittoria all’ultimo secondo"

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