Giraudo: "Calciopoli una gogna mediatica senza precedenti, oggi ci sono ancora cattive abitudini"
10:15
Giraudo e Moggi La Stampa intervista Antonio Giraudo l’uomo di Calciopopoli, ex amministratore delegato della Juventus che vinse tutto.
Cosa è stata per lei Calciopoli?
“Una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagna”
Quale sarebbe il topolino?
“Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, “un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici””.
Queste cattive abitudini proseguono ancora oggi?
“Mi sembra si stia parlando molto di una certa “arbitropoli”. E che il telefono sia ancora caldo. O no?”
Con l’Avvocato e il Dottore viventi Calciopoli sarebbe mai esplosa?
“Non sarebbe successo nulla di quello che è successo”.
Perché?
“Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con Gianni e Umberto Agnelli. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano”.
Ma chi comandava per davvero nella triade?
“Comandavo io. Il termine triade non mi piace. Io ero a capo di un gruppo di persone, a cui va dato il merito dei risultati. Bettega, Romy Gai, Opezzi e Agricola”.
E Luciano Moggi? L’Avvocato lo chiamava “lo stalliere del Re”.
“Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tutt’ora le sue capacità”.
Aveva ragione Boniperti sul resto?
“Sì è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali. Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui”.
Malagò è l’uomo giusto per risollevare il calcio italiano?
“Parliamo prima della sua crisi? Nel 2006 eravamo campioni del mondo e primi nel ranking Fifa. Oggi siamo quindicesimi e, per la terza volta, non ci siamo qualificati ai Mondiali. Nessun club italiano rientra fra i primi dieci d’Europa per fatturato. Gli stadi sono complessivamente obsoleti”.
