La Stampa intervista Antonio Giraudo lâuomo di Calciopopoli, ex amministratore delegato della Juventus che vinse tutto.
Cosa è stata per lei Calciopoli?
âUna gogna mediatica senza precedenti, figlia dellâinvidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagnaâ
Quale sarebbe il topolino?
âIl topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, âun mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classiciââ.
Queste cattive abitudini proseguono ancora oggi?
âMi sembra si stia parlando molto di una certa âarbitropoliâ. E che il telefono sia ancora caldo. O no?â
Con lâAvvocato e il Dottore viventi Calciopoli sarebbe mai esplosa?
âNon sarebbe successo nulla di quello che è successoâ.
Perché?
âCi hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con Gianni e Umberto Agnelli. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italianoâ.
Ma chi comandava per davvero nella triade?
âComandavo io. Il termine triade non mi piace. Io ero a capo di un gruppo di persone, a cui va dato il merito dei risultati. Bettega, Romy Gai, Opezzi e Agricolaâ.
E Luciano Moggi? LâAvvocato lo chiamava âlo stalliere del Reâ.
âGabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tuttâora le sue capacità â.
Aveva ragione Boniperti sul resto?
âSì è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali. Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con luiâ.
Malagò è lâuomo giusto per risollevare il calcio italiano?
âParliamo prima della sua crisi? Nel 2006 eravamo campioni del mondo e primi nel ranking Fifa. Oggi siamo quindicesimi e, per la terza volta, non ci siamo qualificati ai Mondiali. Nessun club italiano rientra fra i primi dieci dâEuropa per fatturato. Gli stadi sono complessivamente obsoletiâ.