De Laurentiis annuncia: "Centro sportivo, trovato terreno a Qualiano con dieci campi e uffici per prima squadra e giovanili" | VIDEO

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De Laurentiis in conferenza stampaDe Laurentiis in conferenza stampa

De Laurentiis in conferenza stampa dopo aver ricevuto il Premio Sportivo alla Carriera, tutte le dichiarazioni

Si è svolta oggi, mercoledì 23 settembre 2026, presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, a Palazzo Grazioli a Roma, la cerimonia di consegna del Premio Sportivo alla Carriera al Presidente della SSC Napoli, Aurelio De Laurentiis.

De Laurentiis in conferenza stampa

De Laurentiis ha poi parlato in conferenza stampa, rilasciando dichiarazioni su vari temi. Tutte le dichiarazioni su CalcioNapoli24 e il video integrale gentilmente concesso da Associazione Stampa Estera in Italia.

“Posso dare due notizie: è stato complicato il discorso sulla prima pietra del centro sportivo, avevamo trovato un terreno poi a Napoli le cose che scopri man mano diventano divertenti, ma anche patetiche. La proprietà poi fai una visura e noti che c’era una opzione di affitto scaduta…dai miei agronomi, non fidandomi nemmeno quelli che mi curano lo stadio per non disturbarli, ho preso uno da Firenze e gli ho fatto visitare 27 location per la qualità del terreno, se era inquinato o meno, poi devi ragionare con chi ha la proprietà di questi terreni agricoli. Cosa hanno fatto? Li hanno dati in gestione a dei coloni per 3-5-10 anni ed è difficile toglierglieli a meno di non pagarli tanto in più. Diventa tutto sproporzionato, ora a Qualiano abbiamo trovato 17 ettari e mezzo dove metteremo dieci campi di calcio e 7500 metri quadri tra uffici e spogliatoi per prima squadra e tutte le giovanili”

Per quanto riguarda lo stadio?

“Ho una lettera di intenti firmata con la Q8 un mese fa, in cui a Napoli est abbiamo trovato 38 ettari e dove ho progettato uno stadio da 70mila posti e 120 skybox, oltre a ristoranti e altre cose. In aggiunta, il museo interattivo fatto con la mia gente di Los Angeles: vuoi giocare una partita con Maradona, Cavani, Higuain? Contro chi, contro i tuoi amici? Un qualcosa che per costruirla ci vogliono milioni di dollari e tempo. Stadio senza pista d’atletica, la lasciamo a chi fa atletica e a chi fa concerti. Avete visto il Bernabeu con il terreno di gioco che scende per poter fare i concerti senza distrugger il terreno di gioco? Ogni volta che il Comune fa i concerti estivi, devo rifare il terreno e quest’anno mi hanno quasi rotto le tubature dell’irrigazione. Poi conviviamo, rido quando i Comune dice che paghiamo 900mila euro all’anno: paghiamo più di due milioni tra annessi e connessi e lo abbiamo in uso solo il giorno della partita. Poi glielo dobbiamo ridare tutto pulito il giorno dopo. Il museo Maradona, se lo faccio nello stadio nuovo, lo faccio lì. Non credo che il Museo Maradona possa esistere a prescindere dal Museo del Napoli, è come il sindaco che vuole fare lo stadio sperando che tra un anno diventi monumento che possa essere distrutto. È ciò che andrebbe fatto, servirebbe un accordo con le sovrintendenze per dire: signori, perchè dobbiamo investire 150 milioni della Regione e 50 milioni del Comune? Con 200 milioni al Maradona si fa una carezza, dopo 22 anni ho definito più volte ‘cesso’ lo stadio, poi loro se vogliono farlo diventare altro dopo un anno, io posso giocarci mentre in 24 mesi costruisco lo stadio finanziato completamente da me, senza chiedere niente a nessuno. Poi una volta che c’è lo stadio nuovo, il Maradona viene abbattuto e voi fate urbanizzazione in una zona senza parcheggi e con l’Università che va in sofferenza quando c’è la partita del Napoli? Eppure il sindaco è stato rettore universitario, non un perfetto sconosciuto”

Come stanno il cinema e lo sport?

“Il cinema è in grande crisi, lo è sempre stato in Italia. Lo sport non è in crisi in America, lo è in Europa. Prendiamo lo sport più popolare, togliendo il tennis con Sinner, il calcio ha 28 milioni di tifosi. Se il calcio inglese fattura tre volte il calcio italiano e chiude il bilancio annuale in perdita, allora le cose non funzionano. La Francia senza gli arabi al PSG cosa farebbe? Sono cose evidenti, siamo tutti lì appesi ad arrivare tra i primi quattro per fare passi avanti in Champions, a cosa serve l’Europa League o la Conference: serve a raccogliere voti a chi deve essere rieletto dalle compagini fuori da qualsiasi tutela legislativa. Se alzi la testa, te la vogliono subito tagliare: vedete cosa succede alla FIFA, cosa è successo in passato alla UEFA.

C’è una bella serie su Netflix, quattro puntate, dove si raccontano tutti i problemi della FIFA e dove gli americani, l’FBI, cosa che in Italia non interverrebbe, fa fuori tutti e fa subito scopa con i Caraibi, che facevano scopa con il Sudafrica, e scoprono un caos dove il signor Blatter ha preferito dimettersi piuttosto che essere indagato”

“Vi ringrazio per il premio, è stato un viaggio che mi ha allontanato un po’ dal cinema ma è stato un viaggio come un lungo film, non come una serie. Sono arrivato che il Napoli non esisteva più, avrei potuto chiamarlo Auro Football ma per rispettare il passato di Maradona, visto che siamo ripartiti dalla C, lo chiamai Napoli Soccer e dopo due anni risalendo in B mi sentivo rinfrancato dal grande calcio perchè in quel campionato erano retrocesse Juventus e Genoa: fu un anno estremamente formativo. Io sono arrivato a questo mondo senza sapere nulla di calcio, mi direte perchè ho fatto inquietare la mia famiglia, visto che mio figlio si era laureato alla USC in California su cinema e televisione?

Voi dovreste conoscere la figura del creatore della fortuna di Murdoch, perchè lo spinse a fare Fox TV. Gli dissero ‘sei pazzo’ perchè c’erano altre televisioni, ma in realtà aveva una Library da 5000 film e ogni anno ne faceva 30 nuovi. Bastava prendesse le partite di baseball, football, basket, mettendole sul canale assieme al cinema. Lui fece così, io conobbi questa figura ai tempi della Paramount a New York, mi dissi: siamo di origini napoletane, faccio il cinema, perchè non prendere il Napoli? Lo provai a fare nel 1999 con un assegno da 120 miliardi della BNL, mi beccai una causa dal signor Ferlaino che era presidente, gli avevo distratto la campagna abbonamenti perchè i tifosi volevano me. Ricevetti una telefonata da Gazzoni, quello del Bologna, mi chiese di prendere il 50% del Bologna ma io lì ci andavo per mangiare, è un mondo che adoro perchè sono un grande mangiatore. Poi stavo facendo un film in America e mi dissi ‘facciamoci le vacanze a Capri’, mi telefonò Danny De Vito mentre stavo per partire e mi chiese di venire con me e con la sua famiglia. Io chiamai e gli trovai posto, lo ospitai chiedendogli una partecipazione nel film di Natale. Lui venne a Capri, lo mandavo in barca mentre continuavo a lavorare al Quisisana con le sceneggiature da produrre.

Mi portarono il giornale, vidi la foto di Gaucci con una pancia più prominente della mia, con le catene d’oro da Santo Domingo, voleva comprarsi il Napoli con 5 milioni di euro. Io ne offrii 60 di milioni nel 1999, chiamai un mio avvocato e mi disse che il Napoli era fallito per 70 milioni di euro e non esisteva più. Mi preparai subito alla gara contro il parere di ma moglie e di mio figlio Luigi: gli dissi ‘buono al cuor non si comanda’, decisi di mettere assieme il mondo del cinema e dello sport, seguendo l’idea del signor Murdoch, e non sapere nulla di calcio mi aiutò fortemente.

Il cinema è complicatissimo, metti assieme i fattori della produzione attraverso un paradigma particolare, sono dei beni immateriali e prodotti dell’ingegno tramite un processo industriale. Se noi siamo stati bravi nel cinema che in Italia è sempre stato fallimentare, cosa vuoi che sia il calcio? Mi ci buttai a capofitto e dopo aver vinto due scudetti e cinque coppe in 22 anni, avendo riportato entusiasmo ed essendo la squadra che da più anni consecutivamente è in Europa…bravissimi tutti, ho vissuto anche Calciopoli e ho avuto successo senza mai imbrogliare, ed è fondamentale per me”

L’Italia cosa deve fare per tornare al Mondiale e risolvere i suoi problemi?

“Noi soffriamo, per quanto riguarda il settore calcistico, perchè non c’è mai una rivoluzione copernicana. Non è uno che si ferma come nel basket americano, hanno discusso e guardacaso sono diventati 30 team uno più ricco dell’altro, da 3 miliardi di dollari a 11 miliardi di dollari. Se ad un certo punto il calcio italiano ed europeo è etra-indebitato, vuol dire che non funziona. Se chiediamo anche di sottrarre calciatori per allenare la nazionale o partecipare alle coppe, stai sottraendo valore alle varie società, anche perché non è detto che durante le partite della nazionali un giocatore non possa infortunarsi. Se io ti presto un attaccante da 30 gol e si infortuna e lo perdo per un anno e mezzo, chi mi ripaga? Ci sono determinati regolamenti che vanno rivisti in maniera importante, perchè per far sopravvivere le grandi associazioni calcistiche UEFA e FIFA, sottraiamo importanza e sostegno ai campionati nazionali che sono il fulcro del tifo. Siamo orgogliosi e contenti se la nazionale vince, ma bisogna ricordarsi che si gioca troppo, vi ricordo che nel 1986 eravamo 16 squadre in Serie A, poi 18 poi 20. Con le coppe europee noi giocavamo circa 35 partite a stagione, ora siamo arrivati quasi a 80. Bisogna mettersi d’accordo, secondo voi i calciatori sono fisicamente e psichicamente strutturati per poter sopportare questo peso agonistico, muscolare e mentale? Possono supportare poi il club nella rappresentanza nazionale? È un problema vero sul quale nessuno si vuole fermare e ragionare, perché chi governa ha bisogno di non far fermare questo movimento che produce voti, che poi permettono di consolidare la presenza non solo effettiva ma anche come riscontro di altro genere”

Situazione deprimente?

“Mi dovete spiegare, perchè devo avere 3-5 nazionali? Non serve che partecipi un 37enne, ma un 18enne, un 20enne, un 22enne. Invece le nazionali sono state suddivise per età ed è un grandissimo errore. Chi fa politica di qualsiasi evento, guardate questa incredibile avventura che sta vivendo Giovanni Malagò: era l’unico capace di rimettere sui binari corretti il calcio italiano, lo ha dimostrato nella sua vita da dirigente sportivo. No, non va bene, bisogna trovare in ogni modo la possibilità di farlo cadere perchè qualcuno vuole prenderne il posto. Politicizzare il calcio, io dico alla politica di mettere il denaro sul tavolo per sostenerci, non lo fanno: il ministro Giorgetti e il ministro Abodi hanno sempre creato problemi al calcio italiano, la politica è sempre stata assente dal cinema e dallo sport, ma quando devono venire a vedere la partita come si mettono in prima fila a chiedere i biglietti, e come si arrabbiano se non glieli dai…”

Il film sul centenario del Napoli?

“Importantissimo che la stampa estera lo propaghi in giro, oggi stiamo girando e probabilmente la prossima settimana terminiamo le riprese del film: la storia del Napoli inizia a fine ‘800, raccontiamo tutta la storia fino a ieri, e saremo nei cinema italiani nella seconda settimana di gennaio, per poi approdare sulle piattaforme dopo aver sfruttato le sale. L’altr’anno ho preso la cittadinanza onoraria di Los Angeles, abbiamo proiettato il film davanti a 600 persone che piangevano e ridevano, che non sapevano cosa fosse il calcio. Sono stato al Mondiale in America e vedevo stadi organizzati in maniera strepitosa, volevo fucilare Infantino per l’organizzazione, alzo le mani e gli dico bravo”

Io sono uno dei pochi proprietari italiani in Serie A? Che fine ha fatto l’imprenditore italiano?

Io sono un passionale di natura, se faccio una cosa è perchè mi diverto. C’è chi gioca a golf, chi gioca a tennis, io sono monotematico con la mia professione: può far inquietare mia moglie, ma io sono fatto così e non posso certo cambiare. Il discorso qual è: quando vai in Lega qualunque tipo di affermazione imprenditoriale, se vuoi fare impresa devi stravolgere ciò che non funziona. In Italia per carità, non devi toccare nulla, ci sono leggi che partono dal 1800, che quando le leggi e vedi che è stata modificata fai fatica a comprenderla. È difficile cambiare la mentalità di chi fa il calcio, lei ha parlato di fondi ma ci sono imprenditori che non sono presenti. Io con grande umiltà, non sapendo nulla di calcio, non conoscevo l’ambiente e mi sono fatto tutte le assemblee di Lega.

Ho invitato Gerry Cardinale a cena tre anni, mi fece un discorso a cui non obiettai altrimenti avrei dovuto prenderlo e buttarlo fuori, mi diceva cose che non stavano in cielo e in terra dal mio punto di vista: è un proprietario che aveva esigenze da finanziere e non da imprenditore vero. Mi si può accusare di tutto, ma ho fatto l’artigiano nel cinema: sceglievo le idee, non ho mai prodotto un film proposto da altri, solo quelli nati nel nostro ufficio. Ancora adesso con Carlo Verdone ci confrontiamo, partiamo da una idea e poi la sviluppiamo insieme, poi chi è che finanzia il prodotto? Io. Chi lo realizza fisicamente? Sempre noi. Chi lo commercializza e lo distribuisce in Italia e all’estero? Noi.

Siamo in un momento in cui c’è molto da cambiare, si parla di DAZN: vedevo un articolo sulla percentuale di spettatori inferiore da un anno all’altro ma guadagna con le inserzioni pubblicitarie. Bisogna capire, faccio un altro ragionamento: così come quando realizzo una opera audiovisiva la commercializzo io stesso, avevo sempre detto ai miei colleghi ‘scusatemi perchè non dobbiamo noi andare ovunque attraverso la commercializzazione delle partite ai nostri tifosi? Chi ha meno tifosi delle squadre che tirano di più ovvero Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma che sono il motore del calcio italiano…questi club dovrebbero farsi carico della commercializzazione del calcio.

Mi hanno offerto sei milioni di dollari per andare in Australia per una partita e una a Singapore, e che facevo 30 ore di viaggio per poi preparare la stagione? Uno deve prepararsi alle tante partite, mi sembrava una follia. Non mi interessano i milioni, ho organizzato partite in Trentino sia in Abruzzo invitando squadre e pagandole, e in pay-per-view facevo vedere le partite ad una cifra modesta di 10 euro, non costava nulla.

C’è un concetto imprenditoriale che non tutti rispettano, Cardinale e i fondi hanno investito denaro per farlo fruttare ai loro investitori: se dopo un po’ di tempo non hanno avuto un guadagno, allora che benefit è stato apportato? Nessuno”

Il futuro del calcio ungherese?

“L’Ungheria è un bellissimo paese, speriamo che Dracula non gli inietti un morso negativo. A parte gli scherzi, Dracula è romeno e non ungherese: credo che Marco Rossi farà un bellissimo lavoro, è un uomo capace e in Ungheria ci sono calciatori bravi. Gli auguro il meglio possibile con riscontro sul campo. I giocatori ungheresi del Liverpool? Sono importanti per nazionale, speriamo non lo caccino dopo queste mie parole, speriamo di no (ride, ndr)”

Lo scontro al vertice della FIFA con Gianni Infantino con il Mondiale per club nel 2029? Le piacerebbe giocarlo?

“Mancano sempre dei budget nelle entrate, non vengono presi con la dovuta considerazione. Se c’è un grande problema nel calcio attuale, è che si gioca troppo. Questo riduce anche il valore stesso della competizione, quando in un pranzo si rifugia nell’idea del recupero post-bellico quando non si mangiava negli anni ’50 con il pranzo della domenica portate dagli ospiti…oggi siamo quasi tutti a dieta, abbiamo scoperto che il cibo non è più un problema di sostentamento come allora. Oggi bisogna stare attenti e la stessa cosa vale nella competizione, se vado da Bottura o da un altro cuoco tri-stellato e lui vuole farmi pagare 500 euro con 12 portate, io creo nel mio organismo una chimicità di contrapposizione di elementi e alla fine non sto bene. Se vado a mangiare nella migliore trattoria italiana che sta a San Giovanni in Persiceto, vicino Bologna, e mi faccio un pranzo, ma non con due olive bensì con 120 grammi di roba e basta, e vado via sentendomi bene, è diverso.

La stessa cosa è nel calcio: se faccio un campionato dove il gioco è migliore perchè torniamo a 16 squadre come 40 anni fa, con 16 squadre più potenti, con una sola retrocessione che va giocata con due squadre della Serie B, con un mini-torneo a tre per vedere se chi è in B ha la stessa capacità di chi vuole rimanere in Serie A. Io farei come il basket americano, dove nessuno retrocede, dove tutti sono felici e contenti, dove non è vero che il tifo non esiste. L’ho visto in strada per i calciatori, quando vado a vedere i Lakers c’è un’atmosfera pazzesca e lo sapete che un biglietto lì può arrivare fino a 50 mila dollari. Per me si gioca troppo, è un problema messo sempre a tacere perchè vogliono andare avanti difendendo le proprie posizioni”

Rifiuterebbe di giocare il Mondiale per Club?

“Non so, è nel 2029: mancano tre anni, fra tre anni saremo vivi o morti? Speriamo vivi, il calcio mondiale ed europeo dove andrà?”

Il suo parere su Infantino?

“Infantino è uno che fa il suo lavoro dal suo punto di vista, se a un segretario viene permesso poi da presidente di fare determinate situazioni e di andare, mettendosi la medaglia della FIFA, per andare in giro per il mondo per conoscere Trump, Putin e gli altri, cosa dirgli? Fa il suo lavoro, dev’essere onesto intellettualmente e sotto gli altri punti di vista. Bisognerebbe avere la forza di dire ‘secondo me tutte queste partite non le vogliamo fare’, ma dipende dalle associazioni e leghe nazionali. Siete mai stati ad una assemblea delle leghe? Si parla di tutto ciò che non serve”

Cosa pensa del calcio rumeno?

“Il passato ormai è passato, non si può paragonare. Oggi è un calcio in cui facciamo competizioni che sono speculari, ma senza specularità economica e finanziaria. Quando mette un club ungherese in una competizione europea senza le stesse possibilità di Inter, PSG, Real Madrid, Arsenal, Liverpool e Bayern, lei già va in sofferenza. È bellissimo dire Davide contro Golia, ma quella è mitologia. Nella realtà dei fatti, ve la faccio io una domanda: voi avete contezza o no del fatto che il calcio sia una industria di intrattenimento e sport? Va benissimo il discorso dell’inclusione sociale, alleviare i bambini dalle sofferenze educandoli anche tramite lo sport, ma bisogna poi capire che il calcio muove interessi molto importanti, costosissimi, e quando un giocatore in Premier viene pagato 140 milioni di euro, o ha uno stipendio da 25 milioni di euro netti, noi dobbiamo metterci d’accordo: è facile dire che bisogna essere competitivi, ma non si può mai pensare che una squadra rumena, ungherese o bulgara possa competere con una squadra di diversa tipologia e assetto industriale.

Ecco perchè lo dico, faccio un esempio: una volta avevo Kappa come sponsor, un bel giorno andai a girare un film a New York, andai in un negozio e vidi Adidas, Puma, Nike, e non vedevo nulla del Napoli. Noi avevamo 15 milioni di tifosi negli USA e non c’erano maglie del Napoli? Scoprii nel consuntivo che era stata venduta una sola maglia in America, mi dissero che era complicato. Parlai con Marco, il proprietario, gli dissi che doveva avere una azienda che produceva in loco le maglie, affinché fossero vendute sotto il nostro controllo. Tornai a vedere i dati a febbraio, avrei potuto risolvere il contratto entro fine mese: gli mandai una raccomandata così da giugno successivo avrei potuto decidere in altro modo. Gli dissi che lo avevo supportato e sopportato per anni.

Ho preso mia figlia Valentina, gli dissi di venire con me in ufficio: papà vuole fare così, e lei mi rispose ‘non l’ho mai fatto’. Le dissi ‘e di che stiamo parlando? Nemmeno io’. Chiamai il mio amico Giorgio Armani, gli chiesi la cortesia del marchio EA7, lui mi disse che l’aveva fatto solo per la nazionale e io di rimando ‘ma Napoli è Napoli’. Mi disse che poteva dirmi di no, e da lì siamo partiti: da sette milioni di fatturato che facevo, siamo arrivati a più di 30 milioni in quattro anni.

Per ritornare al discorso della Romania e dell’Ungheria, se questi signori non si attrezzano da un punto di vista industriale e non utilizzano i propri tifosi come clienti…perchè io sono contro gli ultras? Perchè in Inghilterra Taylor nel 1992 ha messo fuorigioco gli hooligans? Perchè il calcio dev’essere passione, partecipazione, altamente educativo per i bambini, e tu non puoi avere gli hooligans che hanno il concetto ACAB, ovvero tutti i poliziotti sono bastardi. Non puoi avere ultras di matrice mafiosa, ndranghetista o camorrista. Chiaro il ragionamento? Ma fin quando i nostri questori, prefetti e ministri dell’interno non prenderanno in mano la situazione…avete visto cosa è successo all’Inter un anno e mezzo fa, no? Questo è un grosso problema.

Il calcio va insegnato nelle scuole, non penserei a farlo giocare. L’ho detto al ministro Valditara: senti, facciamo una cosa, prendiamo una partita importante, una del Mondiale, la proiettiamo ai bambini una volta a settimana, alle elementari facciamo una lezione semplificata, alle medie un po’ più complessa, al liceo gliela fai più integrata, spiegando tramite video di Ancelotti, Spalletti o altri, il commento nelle cuffie degli alunni che guardano la partita si divertono imparando cosa sia un 4-3-3, un 4-4-2, un modulo di gioco, la funzione dei vari giocatori nei singoli ruoli. Sono cose che secondo me sono estremamente interessanti. Invece di fargli tirare quattro calci che è una modalità vecchia, un’ora di ginnastica ma cos’è? È tutt’altra roba”

Lo sport non è fatto solo di calcio?

“Ha ragione, ma di fatti quando andavo a scuola negli anni ’60 c’era l’ora di educazione fisica: sono fortunato, ho fatto tre scuole, il Villa Flaminia col campo di calcio, di pallacanestro e le palestre, poi sono passato a Piazza di Spagna dove c’era una palestra dove pioveva dentro. Poi ho mandato a quel paese tutti e sono andato all’Augusto Righi, una scuola pubblica di Roma dove la palestra nemmeno c’era. E stiamo parlando di Roma, della capitale, figuriamoci di cosa accadeva in provincia. Ora nel 2026 si fa molto più sport ma si paga, lo stato non si interessa né dei giovanissimi né degli anziani. La scuola dovrebbe essere uno dei primi problemi del governo, è il futuro del paese. Lei ha visto quanto guadagnano i professori? Io metto in mano i miei nipoti a professori che hanno girato il mondo? Sono sereni? Di cosa parliamo, altrimenti abbiamo gli occhi bendati. Ho sette nipoti e vedo com’è la situazione, vado ad incavolarmi con presidi e professori. Molti se ne fregano, parcheggiano i figli, divorziano e non sono d’esempio. L’attività genitoriale ad oggi è qualcosa di complicato”

Il film sui 100 anni del Napoli arriverà anche all’estero? Come si raccontano 100 anni del Napoli per l’estero?

Stamattina ho parlato con il figlio di Maradona, è molto complicato: se questo fesso, io, non si metteva di buon verso a scrivere cose, noi oggi non stavamo girando. Ad avere le idee è complesso, realizzarle è complicatissimo. Ho fatto scrivere una scaletta di eventi a Mimmo Carratelli, erano una serie di eventi che si sono susseguiti nell’arco di cento anni. Poi ho chiamato il mio amico Maurizio De Giovanni per farmi scrivere la sceneggiatura, mi ha detto ‘certamente’, è l’uomo più richiesto d’Italia e ha 4-5 manifestazioni al giorno e nei ritagli di tempo in dieci giorni mi ha consegnato le pagine della sceneggiatura. Le ho lette e ho chiamato un regista, Pacifico, che stava partendo per Ginevra: gli ho detto vai lì, torni e mi raggiungi a Castel di Sangro per scrivere tutto, per aggiustare il tiro perchè 100 anni sono complessi da raccontare. Io credo che il girato che stiamo montando in parallelo se non sfiorerà le quattro ore ci si avvicina. O faccio un film lungo tre ore, oppure prima parte e seconda parte distanziate di due settimane, o magari un happening da vedere durante il weekend. Poi lo dividerò in quattro puntate da mandare su una piattaforma, che avrà una sua valenza internazionale. Raccontando anche la parte dei primi due scudetti maradoniani, avrà un suo seguito anche in Argentina. Così come i nostri calciatori, da Cavani uruguaiano ai brasiliani o altri argentini, tipo Lavezzi, per non parlare di Altafini e Sivori, è chiaro che fino al 1956 il materiale non-RAI è da collezionisti, da animazione. Ho trovato un ciuccio fantastico, in animazione, che si gira con la testa, a cui metterò in bocca parole a commento di scene del passato, faranno impazzire i bambini. Uno deve rendere vivace una cosa, ho inventato con De Giovanni il Bar dello Sport nella serata di semifinale di Champions League, e in questo bar si crea una fila chilometrica. Stare in un bar tra ciò che si raccontano i protagonisti e le immagini di repertorio che faranno rivivere momenti speciali ai tifosi, diventa un lungo percorso che quattro ore magari al cinema non le reggi, ma se uno è appassionato si vedrà tre ore del Napoli”

Lei ha sempre parlato dell’età dei calciatori…

“Io vorrei una squadra di soli giovani”

Totti e Buffon sono arrivati a quarant’anni.

“Bravi loro, ma era un altro calcio e si giocava meno di oggi: erano più tutelati, inoltre il portiere ha meno stress fisico. Il maggior stress ce l’ha il centrocampista, a 360 gradi deve guardare ovunque, i migliori coach sono stati tutti centrocampisti più o meno, di solito. Non mi fate parlare di Spalletti, perchè volete parlarne? Voi vedete la televisione, c’è tutto un racconto dove mettono in scena Spalletti e Totti in una serie tv, viene raccontato in maniera fiction ciò che è accaduto. Gli allenatori devono capire che sono dei collaboratori chiamati a dirigere l’orchestra dei calciatori, ma sono pur sempre dei dipendenti, a volte lo dimenticano”

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