Chiariello: "De Laurentiis ha rifiutato un’offerta enorme, mi raccontano. Una cifra che è incredibile! Cogliamo segnali di un po’ di stanchezza societaria"
22:00
L’Editoriale Radio di Umberto Chiariello su Radio Napoli Centrale:
"Il tema, visto l’approssimarsi della partita di Firenze e poi la lunga sosta, è: come arriviamo a questa sosta, maledetta o benedetta, per le nazionali?
Per carità, sarà interessante vedere Mancini, quali convocazioni farà e quanto durerà Mancini. E attenzione, perché dovesse saltare Malagò e arrivare un commissario, perché l’obiettivo di Abodi, il ministro che ha convinto anche Buonfiglio, presidente del CONI, a tenergli Bordone, è quello di far fuori Malagò. Marotta non gliel’ha perdonato, perché non ha accettato l’invito pressante della Lega a mettere Antonio Conte. Poi la scelta della Bianchi di Buonfiglio se l’è legata al dito. Quindi ora Malagò è cerchiato e Mancini rimarrà, a dispetto dei santi.
Laddove dovesse saltare Malagò, cosa non del tutto certa, per carità, Mancini farà delle convocazioni e delle partite molto complesse. Ci sono vari napoletani, giocatori del Napoli, sulla rampa di lancio. Capiremo e sarà un tema la Nazionale.
Ma di certo, quando non c’è il campionato, è un disastro: tre settimane di fuffa. Possiamo parlare del film, del centro sportivo che non c’è, dello stadio vaticinato da De Laurentiis di cui non si sa più nulla, dell’assenza di De Laurentiis oggi alla presunta conferenza stampa, che tale non è stata, sulla presentazione del film del Centenario.
Un progetto molto interessante, con persone meravigliose come Maurizio De Giovanni, Gino Rivieccio, Giovanni Esposito, la moglie di Giovanni Esposito — mi scuso se la nomino come moglie, ma non mi ricordo il nome —, Jeppe Iglesias, il regista Pacifico, eccetera, eccetera.
Ma di chi dobbiamo parlare? Si parlerà del campionato, di quello che sarà, cioè Frosinone, Venezia e Roma, e il Villarreal in Champions, e di quello che è stato, vale a dire le partite giocate, l’ultima a Firenze.
Quindi la partita di Firenze diventa veramente una partita chiave per due ordini di motivi: per gli strascichi che lascerà, in positivo o in negativo, o anche in chiaroscuro, perché esiste anche il chiaroscuro, non solo il bianco e il nero. Esistono le zone di grigio. E per quello che è il cammino del Napoli.
Perché, parliamoci chiaro, un Napoli che vede pareggiare Roma e Inter — forse anche il risultato più probabile, anche se è una partita da tripla, ovviamente, Roma-Inter — l’anno scorso vide l’Inter andare a vincere a Roma.
Il Napoli che non ne approfitta e non accorcia la classifica, perché vincendo andrebbe a nove punti, mentre quelle si fermano a 13, significa che dopo cinque giornate hai già due sconfitte, gravi scontri diretti da sei punti: Como e Inter.
Però ne vinci tre su cinque, non conosci il pareggio. Con nove punti non dico che ti lanci all’inseguimento, ma non guardi proprio la targa da lontano.
Loro hanno fatto quattro vittorie su quattro, alla quinta pareggiano: 13 punti. Tu sei a nove, a -4, ma sei ancora a tiro. Innanzitutto rimani in zona Champions, anche se non sei già nei primi quattro, ma sei con la zona Champions a tiro.
E però, se la perdi, è crisi. Tre su cinque perse, con la Fiorentina che non ha vinto neanche una partita in casa, anzi ne ha perse due su due. Questo è un dato che mi spaventa proprio perché la statistica non ci gioca a favore. Negli ultimi anni il Napoli ha fatto di Firenze spesso terra di conquista.
Anche questa è una classifica che non ci gioca a favore, perché prima o poi i numeri ti girano al contrario. E poi la Fiorentina si è ripresa: sette gol in due partite, un’iniezione di fiducia, un’identità che Vanoli sta trovando, un centrocampo di assoluto rispetto perché Endour, Fagioli e Atta sono tre giocatori da tenere in considerazione in maniera seria.
Senza parlare del liberiano, che è una bella alternativa, giovane, paragonato a Kanté. E davanti mica c’ha pochi uomini interessanti la Fiorentina. Il dualismo Pellegrini-Beto per il ruolo di centravanti, ma anche sulle fasce può mettere dentro Gonzalez e altri.
E intanto gioca Mastantuono, che è esploso con tre gol a Venezia, un talento vero al quale aveva pensato anche il Napoli, sia in passato sia recentemente.
E c’è quel ragazzo del Torino che Vanoli ha lanciato al Torino, che sembra un piccolo Leao quando parte, strappa in dribbling e in velocità, anche se non vede la porta.
La Fiorentina non è un ostacolo semplice. Dobbiamo sperare che De Gea degli ultimi tempi, un portiere ritrovato, non faccia miracoli, ma continui a fare svarioni. Perché negli ultimi tempi Goglich è stato imbarazzante e la difesa prende continuamente gol abbastanza agevoli da evitare.
Dragusin, che è stato oggetto del desiderio dell’anno, a gennaio, nell’anno maledetto di Garcia, Mazzarri e Calzona, poi non arrivò. Quel Dragusin che andò all’estero non sta facendo bene e alla fine i Pongracic, Scalvini, Dodô e gli altri sono quelli che tengono più o meno in piedi la baracca.
Vedremo se gioca Jimenez, se gioca Mario, Dodô a destra. Sono tre terzini per una maglia. A sinistra c’è il ragazzo che viene dal Real Madrid, che non pare in grado, in questo momento, di fare il titolare.
Il problema loro è la difesa e noi dobbiamo saperla sfruttare. Noi che in attacco siamo parecchio asfittici.
È la dodicesima perla di De Bruyne? Può bastare di cortissimo muso.
Io non so chi giocherà nel Napoli. Favasuli, Politano giocherà, Olivera, non Spinazzola, questo l’abbiamo capito. E non so se gioca Lang, se gioca Neres o se gioca Vergara. Ci sono vari dubbi sugli esterni d’attacco del Napoli o sui quinti, dipende da come li metti in campo.
La certezza è che giochi Milinkovi?-Savi?, per mancanza di alternative in porta. Di Lorenzo, Rrahmani e Rafa Marin titolari sicuri. A questo punto anche Olivera e Rafa Marin stanno dimostrando, partita dopo partita, di meritare quella considerazione che non gli avevamo dato, perché ci sembrava un giocatore non all’altezza del compito. Ma quando uno poi dimostra, ben venga.
Lobotka e Gilmour in mediana sono imprescindibili in questo momento, con Anguissa che arranca e McTominay che tornerà più avanti dopo la riabilitazione.
E ci affidiamo a De Bruyne, in subordinata ovviamente a Højlund, che si è servito bene qualche volta di De Bruyne e dei compagni. Perché poi dobbiamo anche dire che non sarà un bomber da 20 gol, ma quante palle giocabili ha in una partita questo ragazzo che si sbatte come un dannato?
È una partita fondamentale. Le zone di grigio esistono perché, se il Napoli perde, è crisi conclamata.
Il Napoli vince e si crea quell’hype, quell’entusiasmo minimo che poi, se batti il Frosinone e il Venezia, beh, sono quattro vittorie di seguito. Magari non perdi a Villarreal, hai un ciclo buono, la squadra assume autostima. A vincere si impara a vincere.
Alla Roma, che arriva al Maradona, ti ci presenti al cospetto in una situazione di forza mentale e ambientale. Ma se non sfrutti questo momento per poter creare questo ambiente, diventa dura.
E allora il pareggio è una zona di grigio. È più grigio chiaro o grigio scuro? È accettabile o meno?
Io penso che un pareggio a Firenze non sia da buttare via, se poi batti il Frosinone e il Venezia. Così come un pareggio a Villarreal non sia da buttare via, se poi batti Frosinone e Venezia.
Cioè, il Napoli deve fare almeno quattro punti tra Firenze e Villarreal, ne dovrebbe fare sei, battere il Frosinone in casa e non perdere a Villarreal. Questo è il mandato.
Vincerle tutte, ovviamente, è il massimo. Ma è accettabile un pareggio, specialmente se ben giocato a Firenze. Ben giocato con Allegri è una parola complicata. Ben giocato nel senso che il Napoli non lo ha proprio rubacchiato.
Una prestazione tipo Milano, un po’ meno sciamannata in difesa, potrebbe, con un pareggio, se la Fiorentina mostra grandi segnali di miglioramento, anche essere salutata in maniera non del tutto negativa.
Ma è evidente che il pareggio oggi, con la vittoria che vale tre punti, è più una mezza sconfitta che una mezza vittoria.
Una volta era diverso perché tu facevi la media inglese: tre, due punti in casa, uno in trasferta. Sedici squadre, 30 partite, 45 punti era la media inglese zero.
La media inglese significava che vincendo in casa facevi due punti, perché la vittoria valeva due punti, e in media inglese valeva zero perché vincere in casa era considerato obbligatorio.
Il pareggio era -1 perché tu avevi perso una vittoria. Un pareggio in casa era -1, una sconfitta in casa -2. In trasferta il pareggio era zero, cioè era l’obiettivo.
La vittoria in trasferta era +1, la sconfitta in trasferta -1. Sulla base di questa risultanza tu dovevi fare media inglese zero. Se facevi media inglese zero a fine campionato, significava che avevi fatto 45 punti.
Con 45 punti, nove volte su dieci vincevi il campionato. Pensate che il Napoli di Maradona ha vinto il campionato con la media inglese -2, o -3. L’ha vinto a 42 o 43 punti, ora non me lo ricordo, ma di sicuro l’ha vinto a 42 o 43, cioè con la media inglese negativa.
Oggi non è più così, perché il pareggio ti fa perdere due punti e te ne dà uno e quindi è più una sconfitta che una vittoria.
Questo comporta cosa? Che il Napoli, se va a Firenze e pareggia, si allontana dal vertice. E oggi la zona Champions è complicatissima, perché ce ne sono tre che volano: Roma, Inter e Como, che sembrano dovessi assegnare lo scudetto, perché anche il Como è in piena corsa scudetto in questo momento.
Poi magari, come nell’ippica, rompe il calesse — si dice “rompe”, perde il passo — e si allontana. Ma per ora no: ora è in piena corsa. Viene da quattro vittorie consecutive, ha dato spettacolo, il Lipsia lo ha frantumato all’esordio europeo. E come fai a dire che il Como non è in corsa?
Il Napoli non è in corsa in questo momento e non è manco nella zona Champions. Quindi il Napoli deve recuperare perlomeno la quarta posizione, che è la condizione necessaria, perché l’anno prossimo ci vuole una rifondazione.
E cogliamo anche dei segnali di un po’ di stanchezza societaria. Niente mercato a gennaio per blocco del mercato, niente mercato per scelta a luglio. Il centro sportivo, di cui non se ne sa più niente dopo aver fatto una prima posa di pietra virtuale: sono passati quasi due anni.
Era settembre quando l’ho posata, questa pietra virtuale, De Laurentiis. E lo stadio? Lo vogliamo fare, lo vogliamo fare, ma non se ne sa niente.
Lui è più assente che presente: è stato in Svizzera, allo stadio non si è visto, oggi non si è presentato a questo incontro che doveva vederlo protagonista.
Però poi ha rinunciato, ha rifiutato un’offerta enorme di due miliardi e due, così mi raccontano. Una cifra che è incredibile per un club che ne vale 900 milioni e lui non li vuole.
E allora cosa significa tutto ciò? È un po’ indecifrabile, in questo momento, capire cosa significhi tutto ciò.
Sta di fatto che Firenze diventa un crocevia importante. Immaginate tre settimane a parlare del solito pareggino, del “vorrei ma non posso”. Uno stillicidio per tutto l’ambiente, per un Napoli che si mostra impotente.
Ma vincere a Firenze in questo momento non è per niente facile. Non date per scontato che il Napoli debba portare a casa tre punti. Conta molto anche l’andamento della partita, come il Napoli si comporterà in campo al di là del risultato.
Perché io guardo sempre molto spesso la prestazione, non mi faccio abbindolare dal risultato. Però in questo momento i risultati sono decisivi.
E la domanda è “catalanesca”. Catalano, vecchio eroe di Arbore e Indietro tutta, di quei programmi meravigliosi della seconda serata televisiva di allora. Diceva cose scontate, Catalano, no?
E allora, alla Catalano, diremmo: meglio una sconfitta? Una vittoria brutta di corto muso, magari colta con molta fortuna, con la Fiorentina che reclama un rigore, colpisce pali e traverse, domina ma la perde, e noi ci portiamo a casa i tre punti?
O un bel Napoli brillante, pimpante, che fa una buona partita al cospetto di un buon avversario, ma alla fine se ne esce con un pareggio?
È ovvio che il tifoso dirà: “Ma brutto tutta la vita, purché siano tre punti”. Ma non si può andare avanti alla ricerca dei tre punti costi quel che costi. Bisogna cominciare ad avere un’identità e il Napoli, in questo momento, non ce l’ha ancora.
Ecco perché io mi auguro che il 4-3-1-2, perché tale penso che sarà il Napoli in campo — di fatto, però, non credo neanche che sia così — perché di fatto il Napoli gioca 3-4-2-1.
Perché? Perché Favasuli, se gioca lui, o Politano, che gioca più spesso, sono dei quinti e Spinazzola è proprio un quinto.
Olivera dovrà fermare Mastantuono e ha un altro cliente tosto, così come ha avuto Saka dell’Arsenal. I clienti peggiori sono capitati a Olivera: Mastantuono ora, Saka prima e, ancor prima, Diao, che l’ha frantumato. Ma lui giocherà sull’esterno, sull’esterno degli avversari.
I due a centrocampo sono stretti, proteggono la difesa e provano a organizzare l’uscita dal basso della squadra. De Bruyne non gioca mezzala: gioca, fluttua dietro la punta, cercandosi gli spazi a destra e a sinistra.
E l’altro è un esterno. Chi sarà, Lang o Neres? Lang entra nel campo per cercare il dialogo con l’intermedio o con la punta centrale, per potersi buttare dentro. Lang fa così. Neres ha un po’ più di fantasia, ha un po’ più di qualità.
Vergara riproposto in quel ruolo che fa fatica a fare? Io non lo so.
Di fatto il Napoli parte 4-3-3 sulla carta, con Di Lorenzo terzino destro che poi gioca negli spazi intermedi e si schiaccia sui due centrali difensivi.
Gioca Politano alto come terzo d’attacco, in realtà fa il quinto.
E allora è il momento di Favasuli? Io direi di sì. Ci vuole energia, ci vuole freschezza, ci vuole cattiveria, ci vuole rabbia agonistica, ci vogliono gli occhi della tigre.
E questo ragazzo calabrese queste caratteristiche ce le ha tutte, senza dover essere diventato all’improvviso Dani Alves.
Però Allegri deve lavorare su un’identità. Non può aspettare anche McTominay. È il momento di recuperare terreno, di non perderne ulteriormente.
Anche perché, caro Max, lo devi fare pure per noi. Ma tu capisci che ci aspettano tre settimane che possono diventare una Via Crucis. Evitacelo, Pasqua è ancora lontana"
