Maldonado a CN24: "Napoli sudamericana, che emozione la risalita dalla C alla B! La reazione alla chiamata azzurra, il magico viaggio verso Napoli e la profezia su Hamsik. Reja? Vi racconto un incontro con gli ultras" | VIDEO

Esclusive ico calendario ico orologio18:00  
Intervista Ruben Maldonado a CalcioNapoli24Intervista Ruben Maldonado a CalcioNapoli24
SG
Autore Simone Guadagno Giornalista pubblicista · Specialista SEO

Intervista Ruben Maldonado a CalcioNapoli24: le dichiarazioni esclusive dell'ex difensore azzurro ai nostri microfoni

Ruben Maldonado torna a Napoli per la "Notte dei Leoni" con le Napoli Legends, evento legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.

Maldonado a CalcioNapoli24: l'intervista a Ruben

Ultimissime Calcio Napoli - Ruben Maldonado si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dal Grand Hotel Serapide, ripercorrendo la sua esperienza in azzurro, ancora viva nella sua mente. Di seguito le sue dichiarazioni.

Ruben, bentornato a Napoli. Torni in questa città che ti ha voluto tanto bene in un'occasione importante con uno scopo nobile. Insieme alle Legends per il Santobono e per i ragazzi di Nisida. Che emozione è per te?

"Prima di tutto grazie per per il benvenuto. Per me è sempre un'emozione grande. È un onore tornare a Napoli, un onore per me fare parte delle Napoli Legends. Ogni volta che torno qua torno indietro nel tempo e rivivere quello che hai vissuto tanti anni fa è una cosa unica, bellissima".

Facendo un salto nel passato, ci racconti il tuo primo arrivo a Napoli? Com'è nata quella trattativa e che emozioni hai provato in quegli istanti, quando l'hai saputo?

"Un'emozione grande, ma è stato un po' strano perché io ero a Venezia, giocavo a Venezia, ero un giocatore del Venezia. Il Venezia era fallito e quando sono tornato per fare il ritiro precampionato mi sono trovato che non c'era più il Venezia. In quegli anni sono andato in prestito a Cosenza a giocare un anno in Serie B, conoscevo della gente dove potevo andare ad allenarmi e curarmi un po' la schiena che avevo un po' male. Sono andato a Cosenza e il giorno che sono arrivato lì mi ha chiamato Claudio Vagheggi, che era all'epoca il mio procuratore. Mi disse "Guarda che Marino ti invita per domani per giocare il Trofeo Birra Moretti", quello che si giocava con la Juventus, l'Inter. Gli dissi "Guarda Claudio, chi non vorrebbe andare a giocare con la maglia del Napoli davanti a 50/60000 persone, però guarda che ho 3/4 kg in più, sono senza allenarmi e non voglio fare brutta figura".

Dopo una settimana mi richiama Claudio, mi fa "Ruben, Marino ti offre tre 3 anni di contratto". Lì ho detto "Guarda, adesso ci vado perché c'ho già 7 giorni di allenamento, mi sento meglio". Ho preso il treno da Cosenza fino a Napoli, perché la macchina ce l'avevo ancora a Mestre. Quel viaggio è stato magico, già sapere che venivo per firmare il contratto col Napoli, anche se era in Serie C... Sapevo cosa significasse giocare con la maglia del Napoli. Ricordo benissimo il mio primo allenamento: è stato un mercoledì e già la domenica successiva, dopo quattro giorni, ero in campo contro il Piacenza in Coppa Italia. Grazie a Dio ho fatto una buonissima partita, è stata la mia presentazione per i tifosi del Napoli. Vincemmo 1-0, è stata bellissima quella quella giornata, quella partita".

Hai detto che il viaggio è stato magico. La stessa magia l'hai ritrovata poi al San Paolo quando sei arrivato? Nonostante la Serie C, la Serie B il San Paolo era sempre una bolgia. Quella magia c'era già? Già si respirava?

"Ma sì! Il Napoli è tornato a quello a cui era abituato, a giocare in Serie A, lottare per lo scudetto e magari anche in in Europa. Anche se erano eravamo in C o in B penso che si sentiva più il tifo di una volta, forse per la voglia dei tifosi di rivedere il Napoli lottare ogni anno per lo scudetto, che è quello che sta succedendo adesso. Quella voglia, secondo me, portava i tifosi ad più calorosi. Ti spingevano anche di più, secondo me. E con questo non voglio dire che poi si sono abituati i tifosi del Napoli e che magari il tifo si senta di meno. Sono stato l'anno scorso, il giorno dello scudetto, al Maradona, quindi ho vissuto da tifoso, da persona che sente la maglia". 

Quando camminavi in strada, in città, che cosa succedeva?

"Questa è la cosa che mi ha mi ha colpito. Quando ero in treno, stavo partendo da Cosenza, ed avevo già ricevuto delle chiamate da giornalisti. Camminavo in centro e ti chiedevano l'autografo, la foto. E poi ho pensato, "Io sono qua da una settimana, dieci giorni, gioco in Serie C e non posso camminare strada". Dicevo "Cosa succedeva quando usciva magari Maradona o quella gente lì in strada?". Che poi è successo anche con dei ragazzi che sono arrivati quando c'ero anch'io, il Pocho, Marek. Tra l'altro quando è arrivato Marek Hamsik, mi ricordo benissimo che mi hanno fatto un'intervista e mi hanno chiesto proprio di lui. Gli avevo detto quella volta, appena arrivato lui "Secondo me questo ragazzo diventerà la bandiera del Napoli" ed è stato stato proprio così. Sono molto contento per quelle parole che ho utilizzato perché poi è diventato proprio così. Quando è arrivato Lavezzi siamo stati noi sudamericani a stargli più vicino, poi anche lui ha fatto delle grandissime cose qua a Napoli".

Com'era il rapporto con i sudamericani?

"Ci siamo trovati bene, benissimo, è la verità. Quando sono arrivato al Napoli in C'erano anche tanti sudamericani... c'era il Pampa Sosa, Bogliacino, Amodio, Pià. Poi in Serie A sono arrivati altri sudamericani come il Pocho Lavezzi, Gargano, Navarro, il portiere. L'ultimo anno che ho fatto un po' di allenamenti, prima di partire nel 2008, è arrivato anche Denis che ho conosciuto quella volta, Marcelo Zalayeta. Il rapporto è stato sempre bello perché noi sudamericani siamo caldi, poi ci troviamo lontani dal nostro paese e cerchiamo sempre di essere tutti assieme".

Tra le figure più importanti di quel Napoli sicuramente Edy Reja. Lui dopo qualche piccolo passo falso spesso vi portava il ritiro. C'è un aneddoto su quell' Edy Reja che ci puoi raccontare?

"Il Napoli, l'anno prima che sono arrivato io, ha fatto la la partita con l'Avellino per salire in Serie B. Visto che non sono saliti su, gli ultras del Napoli erano un po' arrabiati perché nonostante una grandissima squadra, il Napoli non è riuscito a salire in Serie B. Dopo tre, quattro partite, abbiamo fatto mi sa un pareggio fuori casa. Sono arrivati degli ultras a Castelvolturno e ci hanno chiesto di parlare. Ci hanno detto un po' di cose e hanno lasciato una scatola. Dissero "Magari vi serve" e poi sono andati via. Nessuno voleva toccarla perché non sapevamo cosa ci fosse dentro. Poi si alzò Reja, con un po' di paura, e disse: "Ragazzi, andiamo". Guardò la scatola, gli diede due calci. C'erano delle palle, forse ci volevano dire di tirare fuori le palle.

Devo dire che ho avuto un bellissimo rapporto con Edy. L'anno scorso l'ho ritrovato con un po' di ex compagni dell'epoca, ci siamo ritrovati ed è stato bellissimo. Sembra non invecchiare mai il mister".

Tra i ricordi più belli sicuramente c'è la promozione in Serie A contro il Genoa, quell'invasione di campo. Che momenti sono quelli per un calciatore?

"Sono sicuramente momenti dalle emozioni forti, è bellissimo. Io devo dire che un ricordo bello per me, che mi fa ricordare anche mio padre che è venuto a mancare nel 2014, è il giorno in cui abbiamo ottenuto la promozione dalla C alla B perché c'era lui allo stadio. È una cosa che mi tengo sempre dentro, un ricordo che ho sempre nel cuore. Poi come hai detto te, una cosa bellissima è stato la promozione a Genova. L'arbitro fischiò forse un fallo o una rimessa laterale, tutti pensavano che fosse finita la partita e sono entrati tutti. In campo ad abbracciarsi i tifosi napoletani con quelli di Genoa. E il ritorno poi a Napoli, il giro in città... è stata una cosa unica".

Il ricordo più brutto, invece? Se c'è stato...

"A Mantova, perché io sono stato sempre uno caldo dentro, facemmo una riunione con Marino. Quando sono arrivato mi disse: "Ruben, guarda che qua arrivi al Napoli, devi stare tranquillo, non farti ammonire e non farti buttare fuori". In quella partita lì mi arrabbiai prima della fine del primo tempo per un fallo su uno dei nostri compagni. Diede subito la palla invece di tenersela un po' ed eravamo un po' aperti e gli avversari segnarono il pareggio. Quando è finito il primo tempo litigai con un compagno, poi con due. Andai in bagno, sarà stato un attimo, e Marino mi ha ricordò di quello che mi aveva detto in riunione, prima di iniziare il secondo tempo. Invece poi sono entrato in campo ancora nervoso, mi son fatto buttare fuori. Penso sia stata l'esperienza più brutta perché ho lasciato i compagni in dieci nonostante avessi parlato con Marino che mi aveva chiesto proprio quello. Mi aveva chiesto di stare calmo perché lui mi conosceva già all'epoca del Venezia, quando lui era Udine, mi seguiva sempre. Ci sono stati un po' di episodi, lui mi ha detto che dovevo cambiare atteggiamento, il mio comportamento dentro il campo, di metterci meno grinta, mettiamola così".

Cosa si dice oggi del Napoli in Paraguay?

"Il Napoli prima di tutto viene ricordato in tutto il mondo per il discorso di Maradona, di Diego, perché è stato il migliore in assoluto. È impossibile non parlare del Napoli quando ti ricordi di Diego. Nel mio paese, per esempio, si ricordano tantissimo del Napoli, anche perché uno dei primi idoli del Napoli è stato un paraguaiano, Attila Sallustro. Io sono il secondo paraguaiano che è arrivato al Napoli. Veramente, dopo tanti anni, quando vivi quei momenti magari non ti rendi conto di tante cose, invece quel piccolo contributo che ho dato mi permette adesso di essere qua e di vivere queste queste emozioni forti così".

A Napoli hai giocato con Roberto De Zerbi. Adesso De Zerbi è un allenatore con tante esperienze internazionali. Secondo te in futuro, magari, ci potrà essere la possibilità di vederlo come allenatore del Napoli? Può essere l'uomo giusto?

"Mi auguro possa essere così, perché uno che ha giocato qui saprà come agire in certi momenti perché conosce il tifo napoletano. Roberto è un bravissimo ragazzo e tra l'altro ha dimostrato le sue qualità in questi ultimi anni. Io mi auguro proprio che lui possa, se non quest'anno ma nei prossimi, essere l'allenatore del Napoli".

Napoli come ambiente, atmosfera, tifoseria e modo di giocare, può essere un club che da Libertadores? Ce ne sono altri in Italia che potrebbero ambire a giocare quella competizione?

"Io ti direi proprio il Napoli. Quando mi chiedevano di Napoli nel mio paese o magari in Argentina, visto che  ho giocato anche lì, dicevo sempre che proprio Napoli mi sembrava un paese sudamericano, per come la gente vive, per quel calore della gente, sembra proprio il Sudamerica.

Ad agosto la SSC Napoli compierà  100 anni. Tu cosa senti di augurare al club azzurro?

"Mi auguro proprio che possa lottare ogni anno come sta facendo ultimamente per lo scudetto. Ma più che dello scudetto, che possa cercare di vincere qualcosa di importante in Europa. Anni fa è stato lì vicino ad arrivarci e per poco non è riuscito magari a portarsi in finale, però penso che il Napoli abbia tutte le carta in regola per cercare di lottare anche per la Champions League. Pensavo che quest'anno fosse stato l'anno giusto visti gli acquisti che ha fatto. Peccato poi per i tanti infortuni che secondo me hanno penalizzato un po' il Napoli".

'Napoli', la prima cosa che ti viene in mente? Il primo ricordo che hai? 

"I tifosi al San Paolo. Erano una cosa unica e poi proprio quando abbiamo vinto il terzo scudetto ho ricevuto tante chiamate, tanti messaggi. Lì più che mai mi ricordavo di quella frase che diceva "Chi ama non dimentica". La gente napoletana ogni tanto, anzi quasi sempre, ti fa sapere che quel piccolo che abbiamo fatto noi è servito per essere quelli di oggi. Spero che il Napoli possa lottare tutti gli anni per per lo scudetto e e ambire anche, perché no, alla Champions, perché è qualcosa secondo me che manca manca. Il Napoli oggi ha le carte in regola per cercare di vincere anche quella".

segui CalcioNapoli24.it direttamente su Google
Ultimissime Notizie
Back To Top