"Liberi di tifare": il Napoli ha bisogno di Napoli

Editoriale  
Liberi di tifare: il Napoli ha bisogno di Napoli

"Liberi di tifare", il Napoli ha bisogno di Napoli. I dati parlano chiaro.

Solo qualche anno fa sembravano finiti i tempi bui per la SSC Napoli di Aurelio De Laurentiis. E, invece, oggi tutto è cambiato. Mutato in una condizione che lascia attoniti, sotto il punto di vista del gioco e del tifo. Sì, perché il protagonista del breve approfondimento che segue è proprio il tifo. La parte calorosa e animata che da sempre spinge il Napoli alla ricerca del gol, magari soprattutto di quelli inaspettati.

Sono tempi duri per i tifosi del Napoli: l'applicazione del Regolamento d'uso dello stadio San Paolo, sotto i dettami del Ministero dell'Interno, ha spezzato le gambe prima ai gruppi organizzati e poi anche a chi non appartiene a nessun gruppo ultrà. Le sanzioni amministrative, i DASPO, le multe per i lancia cori, hanno fatto sì che, oramai, lo stadio diventasse quello tanto ambito dal presidente della SSC Napoli: il tanto annunciato stadio-teatro che la dirigenza auspica per gli anni a venire. Ma siamo proprio sicuri che le gradinate, senza la spinta del tifo, siano davvero utili alla causa della squadra? Più di qualche perplessità aleggia nell'aria. Ma va beh, contenti loro, direbbe qualcuno. 

E invece no. Perché le parole di Gennaro Gattuso e dei calciatori azzurri sono chiare. Allenatore e squadra rivogliono gli ultras allo stadio, con le stesse modalità degli anni addietro, liberi di sventolare i propri vessilli e di cantare i cori che da sempre fungono da colonna sonora durante le gare casalinghe. Insomma, "Liberi di tifare", come recita lo slogan che, oramai, tappezza le mura della città. 

Quella in corso, è stata la stagione dei record per il tifo. In negativo, però. Nel corso delle otto gare di campionato disputate da inizio stagione ad ora, si è registrata un'affulenza media pari a 31mila tifosi circa. Un dato sicuramente negativo, ma non davvero allarmante come qualche anno fa. O meglio, allarmante di certo se rapportato alla carenza di risultati positivi ottenuti in sole otto gare. 

Negli anni, il supporto della tifoseria, degli ultras e dei tifosi tutti, mai è mancato alla società e alla squadra. Che, ricordiamolo, si autofinanzia dalle cessioni e dagli incassi del botteghino, giustamente ripartiti con il Comune di Napoli, concessionario dell'impianto sportivo di Fuorigrotta. Insomma, quest'anno poco più di 250mila i tifosi che, per otto settimane, hanno affollato le gradinate.

Di seguito, il numero di spettatori registrato dalla società, in occasione delle partite casalinghe di Serie A: 

  • Napoli-Sampdoria 32.679
  • Napoli-Cagliari 25.408
  • Napoli-Brescia 45.770
  • Napoli-Hellas Verona 38.686
  • Napoli-Atalanta 30.061
  • Napoli-Genoa 22.947
  • Napoli-Bologna 27.083
  • Napoli-Parma 27.487

Dando uno sguardo alle statistiche Transfermarkt degli anni addietro circa l'affluenza media allo stadio San Paolo, risulta che la media spettatori attuale, per esattezza pari a 31265, sia la seconda peggiore degli ultimi dieci anni. Peggio si è fatto solo nella stagione calcistica 2018/2019, quando l'affluenza media era pari a 29000 spettatori. Insomma, il biennio Ancelotti, per parlare chiaro. 

Che possa essere Gattuso l'uomo giusto per ripopolare lo stadio? Chissà. Senza un tavolo di mediazione circa il codice etico del San Paolo, una cosa è certa: gli ultras di Curva A e Curva B non torneranno sugli spalti. Che la loro assenza possa sembrar giusta o meno, resta di fatto che a perderci, ancora una volta è il Napoli. E Napoli. 

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