Baresi: "Malattia? Il peggio è passato. Cerimonia pazzesca, non sapevo di Bergomi: mi tremavano le gambe"

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Baresi: Malattia? Il peggio è passato. Cerimonia pazzesca, non sapevo di Bergomi: mi tremavano le gambe

Franco Baresi ha illuminato San Siro portando la torcia olimpica, un gesto che ha unito sport, storia e speranza. Accompagnato da Beppe Bergomi, suo storico compagno e rivale, il capitano del Milan ha regalato al pubblico emozioni forti, mostrando anche la sua forza personale nella battaglia contro la malattia.

Baresi Olimpiadi

Intervistato da Repubblica, Baresi ha raccontato i momenti vissuti durante la cerimonia: “Sono stati gli attimi più emozionanti della mia vita sportiva: mai provata una sensazione del genere. Hai quella torcia tra le dita e sai che contiene la storia dello sport, e un po’ anche quella della civiltà umana. Un simbolo fortissimo”.

La scelta di portare la torcia è stata una sorpresa: “Ho saputo della notizia un mese e mezzo fa, più o meno: mi ha telefonato il presidente del Coni. Io ho risposto: ‘Siete sicuri?, guardate che non sono tanto in forma’. ‘Tranquillo’, mi ha detto il presidente, ‘non dovrai fare troppa strada’. E così è stato. Un grande onore, del tutto inatteso”.

E la compagnia di Bergomi ha reso tutto più speciale: “All’inizio non sapevo che sarei stato accompagnato da Beppe. L’ho scoperto dopo. E siamo stati bravi a mantenere il segreto, davvero questa cosa non la sapeva nessuno”.

Baresi ha anche aggiornato i tifosi sulle sue condizioni: “Sto meglio, molto meglio. Il peggio è passato, anche se è stata dura. Essere un atleta mi ha aiutato a lottare, e il mio corpo mi ha permesso di resistere. L’ho fatto, in fondo, per tutta la vita: io ho sempre lottato, in campo e fuori. Nessuno mi ha mai regalato niente”.

E sulla ripresa: “La cosa più difficile accettare è che tutto cambi in un istante. Nessuno lo mette in conto, prima che succeda. Nessuno è davvero pronto ad affrontarlo, però poi si deve, non c’è scelta. Ma adesso i miei polmoni funzionano di nuovo bene, e penso solo al futuro”.

Il ritorno a San Siro ha acceso emozioni intense: “C’era Bocelli che cantava, mica male un sottofondo musicale simile. E’ stato pazzesco, mi tremavano le gambe e forse anche la mano. Lo stadio Meazza è stato la mia casa per vent’anni… La torcia, cioè i valori immortali dello sport: la pace, il rispetto delle regole e dell’avversario, l’amore, la correttezza. Io ho sempre pensato che gli atleti siano la parte migliore dello sport”.

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