Addio a Ennio Vitanza, la voce che ha raccontato un'epoca dello sport italiano

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Autore Dino Viola Giornalista pubblicista · Analista dei dati

È morto a 92 anni Ennio Vitanza, storico giornalista e telecronista sportivo della Rai. Volto e voce di trasmissioni entrate nella storia della televisione italiana, da Domenica Sprint a La Domenica Sportiva fino a 90º Minuto, Vitanza ha raccontato alcune delle pagine più importanti dello sport italiano e internazionale.

Ennio Vitanza, storico volto Rai del calcio

Nato a Postumia il 27 luglio 1934 e cresciuto a Torino, Vitanza si avvicinò al calcio fin da giovanissimo. Prima attraverso il campo, entrando anche nelle giovanili del Torino, poi dietro al microfono. Un infortunio al ginocchio interruppe definitivamente il sogno di diventare calciatore, ma aprì la strada alla sua lunga carriera giornalistica.

Lo stesso Vitanza aveva ricordato così gli inizi della sua passione: "Da ragazzi giocavamo per strada e già allora mi divertivo a fare le telecronache delle nostre partite. L’ingresso nella squadra giovanile del Torino è stato poi determinante per l’avvio della mia carriera".

Dal 1969 entrò in Rai, iniziando come inviato al seguito delle partite di Milan, Inter e Atalanta. In breve tempo diventò una delle voci più riconoscibili dello sport televisivo italiano, conducendo anche Domenica Sprint tra il 1982 e il 1987.

Nel corso della carriera seguì ben cinque edizioni dei Mondiali, dal 1974 al 1990, oltre agli Europei dal 1980 al 1988. Tra le sue interviste più celebri quelle realizzate con campioni come Gianni Rivera, Diego Armando Maradona e Pelé.

Una delle caratteristiche che lo contraddistingueva era il modo formale con cui si rivolgeva agli sportivi, dando loro sempre del "lei". Una scelta precisa, che Vitanza spiegava con la volontà di rimanere "allo stesso livello dello spettatore".

Non solo calcio, però, nella sua carriera. Tra i ricordi più cari c'erano anche le Olimpiadi di Mosca del 1980 e, in particolare, l'impresa di Pietro Mennea, medaglia d'oro nei 200 metri. Con la scomparsa di Vitanza, il giornalismo sportivo italiano perde una delle sue voci storiche.

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